Sabato mattina, bordo campo, il freddo che entra nelle scarpe. Tuo figlio gioca a calcio due o tre volte a settimana ed è la cosa più importante della sua settimana. Poi una sera dice che gli fa male il tallone. O il ginocchio. O torna zoppicando da un contrasto, e tu passi la notte a chiederti se hai fatto bene a lasciarlo giocare.
Ti do subito la risposta, perché è più semplice di quanto sembri.
Le cose da guardare sono tre, e sono quasi sempre le stesse: i punti di crescita che si infiammano (tallone, sotto il ginocchio), la caviglia, e — più avanti, in adolescenza — l'inguine. La cosa da fare è una sola, ed è quella con le prove migliori nel calcio giovanile: un riscaldamento strutturato di quindici-venti minuti, fatto al posto di quello abituale, tutte le volte.
Sul resto — le scarpe, il terreno, il massaggio, l'integratore — non ci sono prove paragonabili nel calcio giovanile: se ne parla molto più di quanto sia stato misurato.
Le bandiere rosse, con le soglie
Prima di tutto il resto.
Oggi, in pronto soccorso, senza aspettare domani:
- dopo un trauma non riesce a fare quattro passi caricando sulla gamba;
- il ginocchio o la caviglia si gonfiano entro poche ore dal trauma, o l'arto appare deformato;
- c'è febbre insieme a un'articolazione calda, gonfia e dolente.
Dal medico senza aspettare, nei giorni subito successivi:
- il dolore lo sveglia di notte, o c'è a riposo senza che si sia mosso;
- il dolore è comparso dopo un trauma preciso — un contrasto, una caduta, una torsione — e non è passato in pochi giorni;
- zoppica da più di tre o quattro giorni;
- il dolore è all'inguine o all'anca e lo fa zoppicare, o gli limita i movimenti dell'anca;
- il ginocchio cede, si blocca o non si estende del tutto;
- c'è malessere generale, febbre che dura o perdita di peso insieme al dolore;
- il dolore non è migliorato per niente dopo dieci giorni di riposo relativo.
Fuori da questo elenco, il dolore tipico dello sportivo in crescita si comporta in modo riconoscibile: compare con l'attività, cala con il riposo, torna quando si riprende. È un problema di carico, non una malattia.
Che cosa chiede il calcio a un corpo che sta crescendo
Il calcio non è "correre". È un susseguirsi di accelerazioni e frenate, cambi di direzione a piede piantato, salti, contrasti e centinaia di calci sempre con lo stesso piede.
Le frenate e i cambi di direzione scaricano forze grandi su ginocchio e caviglia in pochi centesimi di secondo. I salti e le corse ripetute tirano i tendini sui punti in cui si attaccano all'osso — e nel bambino quei punti non sono osso maturo, sono cartilagine di accrescimento. Il calciare carica in modo asimmetrico l'anca e la zona pubica del lato che tira, e un ragazzino che gioca da otto anni ha calciato un numero enorme di volte quasi sempre con lo stesso piede.
Poi c'è la crescita, che per un paio d'anni mette tutto in disordine: le ossa si allungano più in fretta di quanto muscoli e tendini riescano ad adattarsi, e il gesto che era pulito a undici anni a tredici non lo è più. Uno studio biomeccanico ha confrontato giovani calciatori prima e attorno al picco di crescita durante cambi di direzione a 90 gradi: quelli nella fase di picco erano più alti e più pesanti ma non più forti (la forza misurata era la stessa nei due gruppi), e durante il cambio di direzione mostravano un momento di abduzione dell'anca più alto; da lì gli autori deducono un probabile aumento del carico sugli adduttori, che è un'ipotesi, non una misura di infortuni. È uno studio piccolo — dodici ragazzi in un gruppo e dieci nell'altro — e va preso per quello che è: un'ipotesi meccanica credibile, non una dimostrazione.

Primo quadro: i punti di crescita che si infiammano
Sono frequenti, e sono la cosa più fraintesa.
Lo studio migliore su questo è danese e ha un pregio raro: non guarda atleti d'élite, guarda bambini normali delle scuole elementari. Per cinque anni e mezzo i genitori di 1.670 bambini hanno mandato un messaggio ogni settimana segnalando gli infortuni, e ogni segnalazione faceva scattare una visita. Sono stati identificati 1.265 episodi di apofisite agli arti inferiori, e oltre il 99% erano tre soli quadri: la malattia di Sever al tallone, l'Osgood-Schlatter sotto il ginocchio e la Sinding-Larsen-Johansson sulla punta della rotula.
Un numero utile da tenere in tasca: la durata mediana di un episodio è stata di 3-4 settimane, ma l'intervallo andava da 1 a 45 settimane. Sapere che i casi lunghi esistono evita di leggerli come un peggioramento.
La parte che conta di più, però, è un'altra: l'ora di educazione fisica in più a scuola non aumentava il rischio, mentre chi praticava calcio, pallamano, basket o ginnastica con salti aveva un rischio più alto, con rapporti di rischio fra 2,07 e 2,74. Tradotto: non è il movimento a far male, è la quantità concentrata di salti, corse e cambi di direzione.
Se il dolore di tuo figlio è sotto la rotula, sul bozzo duro, il quadro è quello descritto in Osgood-Schlatter: dolore al ginocchio in adolescenza, dove trovi anche perché fermare tutto è quasi sempre la scelta sbagliata.
Secondo quadro: la caviglia
È il trauma acuto tipico del calcio, e a differenza dell'apofisite non si annuncia: arriva in un secondo.
Sulla sua portata nel calcio giovanile ci sono dati inglesi raccolti in 41 accademie della Football Association fra il 1998 e il 2006, dall'under 9 all'under 16: 2.563 infortuni di caviglia abbastanza seri da far saltare almeno 48 ore di allenamento. In media ognuno è costato venti giorni di allenamento e due partite. Il 3,4% ha richiesto uno stop di tre mesi o più, e nello 0,7% dei casi il ragazzo non è più tornato ad allenarsi.
Va detto subito qual è la popolazione: sono ragazzi di accademia, che si allenano molte volte a settimana a livello alto. Tuo figlio che si allena due volte a settimana e gioca la domenica non è in quella popolazione, e quei numeri non si trasferiscono a lui. Servono a un'altra cosa: a capire che la distorsione di caviglia non è la sciocchezza che si crede, e che il pezzo che quasi sempre manca è quello dopo: il ritorno in campo prima di aver recuperato controllo e forza.
Su tempi, gradi e criteri di ritorno abbiamo scritto cosa succede davvero dopo una distorsione di caviglia.
Terzo quadro: l'inguine, e perché arriva in adolescenza
Il dolore inguinale non è un problema da bambini: arriva in adolescenza, attorno e dopo il picco di crescita — la serie di casi qui sotto descrive ragazzi di 15,6 anni in media — e nel calcio è frequente perché calciare e cambiare direzione caricano gli adduttori in modo violento e ripetuto.
C'è un dettaglio che quasi nessuno racconta ai genitori: anche il pube ha un nucleo di crescita, e può infiammarsi come il ginocchio o il tallone. È stato descritto in una serie di 26 giovani calciatori molto allenati, di 15,6 anni in media, con dolore inguinale legato agli adduttori: le immagini mostravano apofisi pubiche ancora aperte, con alterazioni da stress assenti nel gruppo di confronto — dove peraltro nessuno mostrava una maturazione completa del pube prima dei 21 anni. È una serie di casi retrospettiva, il livello di prova più basso: dice "esiste e va considerata", non "è la causa più frequente".
Qui però devo essere onesto su quello che non sappiamo, perché è la parte che di solito viene saltata. I programmi di prevenzione dell'inguine non hanno dimostrato di funzionare in modo statisticamente convincente — e quelle prove vengono da giocatori adulti, non da ragazzini. Uno studio randomizzato a grappolo su 55 società e 1.211 giocatori adulti ha trovato una riduzione del 31% che non era significativa (hazard ratio 0,69, intervallo di confidenza 95%: 0,40-1,19). Una meta-analisi di sette studi randomizzati e 4.191 partecipanti (sei nel calcio e uno nella pallamano, in gran parte adulti) è arrivata allo stesso punto: riduzione potenziale del 19%, nessun risultato statisticamente significativo (rischio relativo 0,81, intervallo 0,60-1,09). E nel calcio giovanile il valore per anca e inguine (0,51) resta promettente ma non significativo.
Quello che invece è documentato, sempre in quei giocatori adulti: un pregresso dolore inguinale quasi raddoppia il rischio di averne un altro. E l'esercizio degli adduttori chiamato Copenhagen adduction, provato per otto settimane su due squadre under 19 sub-élite (24 giocatori in tutto, sorteggiati fra chi lo faceva e chi continuava ad allenarsi come sempre), ha aumentato la forza eccentrica degli adduttori del 35,7% nel gruppo che lo faceva — ma quel dato ha misurato la forza, non gli infortuni evitati.
Morale pratica: non aspettare che passi da solo. Un dolore inguinale che non migliora in due o tre settimane di carichi ridotti è il momento di farlo vedere, non fra sei mesi.
Perché arrivano proprio in certe età
Perché c'è la crescita di mezzo, e la crescita non è un dettaglio.
Una revisione sistematica del 2025 su dodici studi in calciatori adolescenti d'élite ha esaminato il rapporto fra picco di velocità di crescita e infortuni: in cinque studi l'incidenza era massima attorno al picco, e in quasi tutti era minima prima. Ma gli autori stessi classificano la certezza delle prove come molto bassa, e gli studi erano troppo diversi fra loro per una meta-analisi.
E c'è un dato che va in direzione opposta: nello studio caso-controllo su 1.190 giovani atleti di cui parlo fra poco, la velocità di crescita era identica fra infortunati e non infortunati (4,8 cm all'anno in entrambi i gruppi). La storia "cresce, quindi si infortuna" è più fragile di come viene raccontata: il periodo attorno al picco è un momento in cui vale la pena guardare meglio, non una condanna.
L'effetto dell'età relativa: chi è nato a gennaio gioca con chi è nato a dicembre
Questa non riguarda gli infortuni, ma riguarda tuo figlio molto più di quanto immagini — e spiega frustrazioni che a casa vengono lette come mancanza di talento.
Nelle squadre giovanili si divide per anno solare: in un gruppo under 12 un bambino nato il 3 gennaio e uno nato il 28 dicembre stanno insieme, con quasi dodici mesi di differenza. A quell'età dodici mesi sono centimetri, chili e coordinazione: il più grande sembra più bravo, viene notato, gioca di più, migliora di più, e la differenza si allarga da sola.
Non è un'impressione. Su 2.051 calciatori dei campionati italiani 2017-2018 — under 15, under 16, under 17, Primavera e Serie A — c'era una forte sovrarappresentazione dei nati nel primo trimestre in tutte le categorie, con un effetto che si riduce man mano che l'età sale. Chi è nato fra gennaio e marzo ha circa il doppio delle probabilità di diventare un giocatore di Serie A rispetto a chi è nato fra ottobre e dicembre.
Cosa te ne fai. Se tuo figlio è nato negli ultimi mesi dell'anno ed è sempre quello piccolo, prima di concludere che "non è portato" ricordati che gioca contro ragazzi con fino a un anno in più di sviluppo. È una distorsione della selezione, non un giudizio sulle sue capacità — e vale la pena chiedere all'allenatore come vengono formati i gruppi.
La specializzazione precoce: dove le prove sono più solide di quanto sembri
"Solo calcio, tutto l'anno, dai sette anni" è diventato normale. Le prove dicono che è una cattiva idea, con una sfumatura che vale la pena conoscere.
Lo studio più informativo è un caso-controllo su 1.190 giovani atleti fra 7 e 18 anni (di sport diversi, non solo calcio): tenendo conto dell'età e delle ore di sport, la specializzazione in un solo sport risultava un fattore di rischio indipendente per infortunio (odds ratio 1,27) e per infortunio grave da sovraccarico (1,36). Ma i numeri che contano davvero sono altri: chi faceva più ore settimanali di sport dei propri anni di età aveva il doppio delle probabilità di infortunio grave da sovraccarico (2,07), e chi aveva un rapporto fra sport organizzato e gioco libero superiore a 2 a 1 ne aveva l'87% in più (1,87).
Poi c'è il pezzo che complica la storia, e te lo racconto perché è più utile della versione semplice. Su 841 giovani calciatori giapponesi maschi di 13,7 anni in media, l'11% aveva avuto un infortunio grave da sovraccarico nell'anno precedente — ma chi aveva praticato altri sport prima dei 12 anni aveva probabilità più alte, non più basse (odds ratio 1,79). Gli autori lo spiegano con il contesto: lì i bambini praticano più sport contemporaneamente, sommando i carichi invece di alternarli. E anche lì pesava il volume, misurato però in un momento preciso: chi in quinta e sesta elementare si allenava più ore dei propri anni aveva probabilità più alte di infortunio grave da sovraccarico (1,70).
Sono entrambi studi osservazionali con dati riferiti a memoria: non dimostrano un rapporto di causa. Ma quello che regge in tutti i contesti non è lo slogan "fai più sport": è il conto delle ore totali. Le raccomandazioni basate sulle prove convergono su questo, e sul rimandare la specializzazione intensiva in un solo sport alla tarda adolescenza.
Cosa funziona davvero per prevenire
Qui, finalmente, un capitolo in cui le prove sono buone.
Il programma di riscaldamento "11+ Kids" è stato provato con uno studio randomizzato a grappolo in Svizzera, Germania, Repubblica Ceca e Paesi Bassi: 3.895 bambini di età media 10,8 anni, categorie under 9, under 11 e under 13, quasi 293.000 ore di calcio registrate. E qui, per una volta, la popolazione è quella giusta: squadre di club regolarmente iscritte, con almeno due allenamenti a settimana, non accademie d'élite. Le squadre sorteggiate hanno sostituito il riscaldamento abituale con il programma. Risultato: 48% di infortuni in meno (hazard ratio 0,52), 74% in meno di infortuni gravi, 55% in meno agli arti inferiori. Gli autori scrivono che va fatto almeno una volta a settimana per avere un effetto e che due volte sono raccomandabili: l'incidenza scendeva man mano che saliva l'aderenza.
Il quadro complessivo è coerente. Una meta-analisi ha messo insieme nove studi randomizzati su 16.636 giovani calciatori dai 3 ai 18 anni e oltre 1,2 milioni di ore di esposizione: 38% di infortuni in meno (rapporto fra i tassi 0,62), con caviglia 0,72 e ginocchio 0,67, ed effetto più forte nei bambini (0,54) che negli adolescenti (0,68). Due avvertenze oneste: l'eterogeneità fra gli studi era alta, e per anca e inguine il risultato non era significativo.
Attenzione a cosa è stato misurato: non "scaldarsi", ma un programma preciso, sempre uguale, di quindici-venti minuti, fatto al posto del riscaldamento abituale, in squadre organizzate. Due giri di campo e stretching seduti sull'erba non sono la stessa cosa. Ne abbiamo scritto per esteso in il riscaldamento nei bambini serve davvero.
Un'ultima cosa sui tornei estivi, che in Italia si fanno tutti. Al più grande torneo giovanile del mondo, oltre 33.000 giocatori nell'edizione 2024 e sei giorni di gare, il tasso di infortuni è salito giorno dopo giorno: da 8,8 ogni 1.000 ore il primo giorno a 37,6 l'ultimo, con i valori più alti proprio nei bambini di 11 e 12 anni. Lì l'infortunio era definito come qualsiasi problema che portasse a cercare assistenza medica, quindi il numero non si confronta con quelli degli studi sugli stop dall'attività — ma la direzione è chiara: partite ravvicinate per giorni di fila sono un carico diverso da quello di una settimana normale di allenamenti.
Le quattro domande che vale la pena farsi, a casa
- Quante ore di sport organizzato fa in una settimana? Se sono più dei suoi anni, è il primo numero da sistemare.
- Quanto gioco libero fa, oltre agli allenamenti? Se il rapporto fra organizzato e libero supera il 2 a 1, il conto è sbilanciato.
- Cosa fanno nei quindici-venti minuti prima di iniziare? Vale la pena guardarlo una volta e chiederlo all'allenatore. È l'unica cosa in questa lista con prove di efficacia sugli infortuni.
- Come si comporta il dolore? Se compare con l'attività e passa col riposo, si gestisce. Se lo sveglia di notte, se c'è a riposo, se lo fa zoppicare per giorni, cambia categoria — e vale l'elenco all'inizio di questa pagina.
Farsi seguire, se serve
Se tuo figlio ha già avuto un infortunio, se si fa male sempre nello stesso punto, se il dolore torna a ogni ripresa dopo la sosta, una valutazione trasforma un elenco di consigli generici in un piano costruito su di lui: che ruolo fa, quante ore, in che fase di crescita è, dov'è debole davvero.
Con Ri-Hub Junior si parte da una prima visita gratuita di venti minuti in videochiamata con una fisioterapista specializzata in età evolutiva: si guarda la storia dei carichi, si testano forza, equilibrio e controllo dell'atterraggio, e si costruisce una routine che tuo figlio possa fare da solo o portare in squadra. Fino ai 10 anni le sedute durano un'ora e costano 59,90 €; dagli 11 ai 18 anni vale la seduta standard a 29,90 €.
Due limiti, detti prima e non dopo. Se ci sono le bandiere rosse dell'elenco qui sopra, il posto giusto è il pediatra, subito. E le condizioni neurologiche e neuromuscolari complesse richiedono valutazioni in presenza e centri specializzati: quelle non le seguiamo online.
In tre righe
Il calcio non rovina il corpo di un bambino: lo carica, e i punti che cedono sono prevedibili — tallone e ginocchio prima, caviglia sempre, inguine in adolescenza. La misura che funziona davvero è il riscaldamento strutturato fatto tutte le volte, non ogni tanto. E se tuo figlio è nato a novembre ed è sempre il più piccolo del gruppo, prima di dire che non è portato, conta i mesi che ha in meno degli altri.
Se il dolore è sotto il ginocchio, sul bozzo duro che compare con la crescita, il quadro è quello: Osgood-Schlatter, il ginocchio degli adolescenti.
Fonti
- Incidence of and Risk Factors for Lower Extremity Apophysitis in Children and Adolescents — Sports Medicine, 2026
- A Multinational Cluster Randomised Controlled Trial to Assess the Efficacy of '11+ Kids': A Warm-Up Programme to Prevent Injuries in Children's Football — Sports Medicine, 2018
- Effectiveness of sports injury prevention programs for adolescent and children football players: a meta-analysis and systematic review — PeerJ, 2026
- Injury Incidence, Prevalence and Severity in High-Level Male Youth Football: A Systematic Review — Sports Medicine, 2019
- The epidemiology of ankle injuries occurring in English Football Association academies — British Journal of Sports Medicine, 2009
- High Injury Incidence Among Youth in the World's Largest Football Tournament — Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports, 2025
- The relative age effect is larger in Italian soccer top-level youth categories and smaller in Serie A — PLoS One, 2018
- Association of Peak Height Velocity and Skeletal Maturity to Injury Incidence in Male Elite Adolescent Football (Soccer) Players — A Systematic Review — Health Science Reports, 2025
- Groin injury risk of pubertal soccer players increases during peak height velocity due to changes in movement techniques — Journal of Sports Sciences, 2020
- Pubic apophysitis: a previously undescribed clinical entity of groin pain in athletes — British Journal of Sports Medicine, 2015
- Prevention of groin injuries in sports: a systematic review with meta-analysis of randomised controlled trials — British Journal of Sports Medicine, 2015
- Exercise program for prevention of groin pain in football players: a cluster-randomized trial — Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports, 2010
- Large eccentric strength increase using the Copenhagen Adduction exercise in football: A randomized controlled trial — Scandinavian Journal of Medicine & Science in Sports, 2016
- Sports-specialized intensive training and the risk of injury in young athletes: a clinical case-control study — The American Journal of Sports Medicine, 2015
- Associations of Sport Participation and Training Volume With Overuse Injuries in Japanese Male Youth Soccer Players: Implications for Early Sport Specialization — Sports Health, 2025
- Sports specialization in young athletes: evidence-based recommendations — Sports Health, 2013
- Sports Specialization and Intensive Training in Young Athletes — Pediatrics (American Academy of Pediatrics clinical report), 2016
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.




