Te l'ha detto la maestra di ginnastica, o l'hai notato tu una sera sul divano: tuo figlio piega il pollice fino a toccarsi l'avambraccio, si siede per terra con le gambe a W, e in piedi le ginocchia gli vanno un po' all'indietro. Qualcuno ha usato la parola lassità legamentosa e da lì è cominciata la ricerca che ti ha portato qui.
La risposta breve, prima dei numeri: nella grande maggioranza dei bambini è una variante normale, non una malattia, e non richiede nessun trattamento. La domanda utile non è quanto si piega, ma: gli fa male, gli costa fatica, cade più degli altri?
Che cos'è la lassità legamentosa (e perché non è una diagnosi)
Legamenti e capsule articolari sono fatti di tessuto connettivo. In alcune persone quel tessuto è più cedevole e le articolazioni arrivano più lontano prima di fermarsi. È una caratteristica costituzionale e spesso familiare: guarda le mani di un genitore o di un nonno, di solito la ritrovi.
Il vocabolario che troverai in giro è confuso, e metterlo in ordine risolve metà dell'ansia. Lassità legamentosa e ipermobilità articolare sono sinonimi e descrivono solo la caratteristica fisica; si parla di ipermobilità generalizzata quando riguarda molte articolazioni e supera una soglia misurata. Disturbo dello spettro dell'ipermobilità è invece un'etichetta clinica, e si usa solo quando alla mobilità si aggiungono sintomi persistenti. Più in là ci sono la sindrome di Ehlers-Danlos ipermobile e le altre condizioni del tessuto connettivo: diagnosi vere, che nei bambini si pongono con cautela e che, secondo il quadro pediatrico internazionale del 2023, si riservano agli adolescenti biologicamente maturi.
I primi termini descrivono un corpo, gli ultimi un problema: il salto da uno all'altro genera la gran parte delle paure inutili.
Come si misura: il punteggio di Beighton
Si usa una scala da 0 a 9, il punteggio di Beighton. Ogni manovra riuscita vale un punto, e le prime quattro si contano due volte perché si provano a destra e a sinistra:
- il mignolo si estende passivamente oltre i 90°;
- il pollice si porta passivamente a toccare il lato interno dell'avambraccio;
- il gomito si iperestende oltre i 10°;
- il ginocchio si iperestende oltre i 10°;
- in piedi, a ginocchia dritte, il bambino si piega in avanti e appoggia i palmi delle mani a terra (1 punto).
È rapido e riproducibile fra esaminatori diversi se si segue un protocollo standard: in uno studio danese su bambini di 7-8 e 10-12 anni la concordanza fra esaminatori era da moderata a sostanziale (kappa 0,64 e 0,59 per due varianti del test, valutate alla soglia di 5).
Un limite però ce l'ha: guarda cinque distretti, quasi tutti agli arti. Non dice nulla su spalla, anca, caviglia o mandibola, e un bambino può essere molto lasso in una sola articolazione con un totale basso. È uno screening, non una fotografia.

La soglia nei bambini non è quella degli adulti
Qui sta l'errore che trasforma un bambino elastico in un bambino "con qualcosa". Negli adulti si usa il 4 o il 5 su 9; nei bambini quelle soglie non funzionano, perché a otto anni si è fisiologicamente più mobili che a quaranta. I numeri lo dicono senza margini:
| Studio | Chi | Soglia | Quanti risultano ipermobili |
|---|---|---|---|
| ALSPAC, Regno Unito | 6.022 ragazzi, 13,8 anni | ≥ 4 | 27,5% femmine, 10,6% maschi |
| Raine Study, Australia | 1.584 ragazzi, 14 anni | ≥ 4 | 60,6% femmine, 36,7% maschi |
| Raine Study, Australia | gli stessi | ≥ 6 | 26,1% femmine, 11,5% maschi |
| Scuole olandesi | 551 bambini, 6-12 anni | > 5 | oltre il 35% |
| Meta-analisi 2024 | 28.868 bambini, 37 studi | ≥ 6 | 13% femmine, 6% maschi |
Con la soglia degli adulti risulterebbe "ipermobile" più della metà delle ragazze di quattordici anni: nessuno crede che sei ragazze su dieci abbiano un problema articolare, sono le soglie a non essere tarate sull'età evolutiva.
La meta-analisi del 2024 conclude infatti che la soglia nei bambini dovrebbe essere 6 o più, con un 7 forse ancora più appropriato nelle femmine. Lo stesso valore, 6 su 9, è quello scelto dal quadro pediatrico internazionale del 2023, perché corrisponde a circa due deviazioni standard sopra la media. E in uno studio svedese del 2025 su undicenni esaminati a scuola il punteggio mediano era 1: un 6 stava attorno al 95° percentile in entrambi i sessi.
Tradotto: se ti hanno detto che tuo figlio è ipermobile con un punteggio di 4, quel numero da solo non significa quasi niente.
Quando è solo elasticità
C'è un dato che vale più di tutti, e viene da quello studio olandese su 551 bambini di 6-12 anni: il 12,3% riferiva dolore articolare e il 9,1% dolore dopo lo sport, ma quelle percentuali erano indipendenti dal punteggio di Beighton. I bambini che si piegavano di più non avevano più male degli altri.
Va nella stessa direzione lo studio svedese: pochissimi bambini con ipermobilità generalizzata riferivano dolore settimanale, e non è emersa nessuna associazione fra punteggi alti e difficoltà del neurosviluppo — a differenza di quanto si osserva negli adulti. Nelle stesse scuole, però, il 42% dei bambini riferiva dolore settimanale: un dato alto, sul quale gli autori stessi chiedono di indagare cause e conseguenze.
Quindi: la lassità è comunissima, il dolore nei bambini è comunissimo, e trovarli insieme non vuol dire che uno causi l'altro. È la trappola in cui cadono quasi tutti i genitori, e diversi professionisti. Se tuo figlio è elastico, corre, non cade più dei compagni e non si lamenta mai, non hai davanti un paziente: hai davanti un bambino con articolazioni mobili.
Lo sport: dono o rischio?
L'idea che l'ipermobilità sia un vantaggio nasce dalla ginnastica e dalla danza, dove si selezionano corpi che arrivano lontano: è una selezione, non una prestazione migliore.
Dalla parte del vantaggio c'è un dato pediatrico: nella coorte australiana Raine, fra le quattordicenni l'ipermobilità risultava associata a una migliore competenza motoria. È un'associazione trasversale e non dimostra che le renda più brave, ma va detta. Dall'altra parte ci sono tre pezzi che pesano:
- in uno studio olandese su 388 bambini fra i 3 e i 16 anni, nella popolazione generale mobilità e performance motoria non erano correlate. Lo erano invece nei bambini con disturbo della coordinazione, dove il Beighton medio era 5,0 contro 2,6 e l'ipermobilità riguardava il 64% contro il 33%. Gli autori lo dicono chiaro: più mobilità è uno svantaggio quando il controllo motorio è debole. Se ti ci riconosci, ne parliamo in Bambino goffo: difficoltà di coordinazione, cosa fare;
- in uno studio su 36 ballerini professionisti confrontati con coetanei non ballerini (età media 20 anni), intitolato non a caso segno di talento o di vulnerabilità?, i ballerini erano più in forma dei controlli — ma il vantaggio spariva tenendo conto dell'ipermobilità. Mettendo insieme ballerini e controlli, chi era ipermobile aveva una forza muscolare più bassa dell'11,3% e una distanza al test del cammino di sei minuti più corta del 9,9%, con più affaticamento, nonostante l'allenamento;
- una meta-analisi del 2021 su 2.335 atleti di età media 19,9 anni ha trovato negli ipermobili una probabilità circa tripla di infortuni alla spalla (odds ratio 3,25; IC 95% 1,64-6,43), con qualità delle prove giudicata bassa dagli stessi autori.
Attenzione: questi ultimi due riguardano ballerini professionisti e atleti già grandi (età media attorno ai 20 anni), non bambini che giocano a calcio il sabato. La conclusione è che l'ipermobilità non va né celebrata né temuta: conviene accompagnarla con la forza, pur senza studi che dimostrino che questo prevenga gli infortuni. E non è un motivo per togliere dallo sport un bambino che sta bene, semmai il contrario — i criteri per scegliere l'attività sono in Quale sport per un bambino e da che età.
Ipermobilità, dolore ricorrente e "dolori di crescita"
Uno studio italiano su 289 bambini di 8-13 anni ha trovato dolore muscoloscheletrico cronico nel 30,4% e ipermobilità sintomatica nel 13,2%. Ma il risultato interessante è un altro: fra gli 88 bambini con dolore, il 52,3% aveva dolori di crescita, il 40,9% ipermobilità, il 4,5% obesità, e solo due bambini avevano insieme ipermobilità e obesità. Le cause tendono cioè a escludersi a vicenda, il che aiuta a non impilare etichette su uno stesso bambino. Per onestà: la differenza di ipermobilità fra bambini con e senza sintomi non ha raggiunto la significatività statistica (p = 0,054), quindi è un indizio, non una prova. Dopo la pubertà i dolori di crescita persistevano nel 66,7% dei casi, l'ipermobilità sintomatica nel 26,7%.
Sul rischio futuro c'è un dato prospettico. Nella coorte ALSPAC, 2.901 ragazzi valutati a 13,8 anni con la soglia corretta (≥ 6, che identificava il 4,6% del campione) sono stati richiamati a 17,8 anni: chi era ipermobile riferiva più spesso un dolore almeno moderatamente fastidioso alla spalla (odds ratio 1,68), al ginocchio (1,83) e alla caviglia o al piede (1,82). Non alla colonna, ai gomiti, alle mani o alle anche.
Due letture. La prima: il rischio è reale ma modesto, e riguarda le articolazioni più caricate, non tutto il corpo. La seconda, che quasi nessuno racconta: sommando l'obesità, il legame con il dolore al ginocchio si faceva molto più forte (odds ratio 11,01 nei partecipanti obesi contro 1,57 nei non obesi; p = 0,037 per l'interazione). La leva su cui agire, in quella coorte, era il carico — non l'elasticità.
Se il dolore di tuo figlio è serale, a entrambe le gambe, e al mattino sta benissimo, prima dell'ipermobilità leggi Dolori di crescita: cosa sono davvero: è un altro quadro, con una prognosi buona.
Il quadro sintomatico: come si riconosce
Il piccolo gruppo di bambini che sta davvero male non si riconosce dal punteggio, ma da come funziona la giornata. In uno studio che ha seguito per tre anni 101 bambini con una diagnosi già posta di sindrome da ipermobilità articolare o di Ehlers-Danlos tipo ipermobile — quindi bambini già in cura, non presi a scuola — i quattro elementi che contribuivano alla disabilità erano dolore, fatica, perdita di controllo posturale e sintomi multisistemici (capogiri alzandosi in piedi, disturbi intestinali, perdite di urina); chi partiva già limitato tendeva a peggiorare. I segnali da guardare a casa:
- si stanca molto prima degli altri e chiede in braccio a un'età in cui i coetanei camminano;
- cade spesso, inciampa, si storta le caviglie (Bambino che cade spesso: quando è normale e quando no);
- ha dolore ricorrente nello stesso punto — ginocchia, caviglie, spalle — che compare dopo l'attività;
- ha episodi in cui un'articolazione "esce e rientra";
- evita cose che prima faceva, o scrive con fatica perché la mano fa male dopo poche righe.
Uno solo di questi, isolato, dice poco. Più segnali insieme, costanti nel tempo, meritano una valutazione.
Esercizio e controllo motorio: cosa dicono davvero le prove
Qui in rete si legge molto più di quello che gli studi sostengono, quindi vado per ordine.
Cosa è dimostrato. I bambini con ipermobilità sintomatica che entrano in un programma di esercizio migliorano. Nel trial randomizzato su 57 bambini di 7-16 anni, sei settimane di lavoro hanno ridotto il dolore in modo significativo; in quello su 26 bambini con dolore al ginocchio, otto settimane di esercizio prescritto e progredito da un fisioterapista hanno ridotto il dolore massimo di 14,5 mm sulla scala visiva (IC 95% 5,2-23,8; p = 0,003), senza eventi avversi.
Cosa non è dimostrato. Che un tipo di esercizio batta un altro. Nel primo trial la differenza fra rinforzo generale e programma mirato alle articolazioni sintomatiche non era significativa sul dolore; nel secondo, lavorare fino in fondo al range ipermobile o fermarsi al neutro dava lo stesso risultato sul dolore (le uniche differenze fra i gruppi riguardavano alcune valutazioni riferite dai genitori, in direzioni opposte fra loro). E nel trial britannico su 119 bambini di 5-16 anni, un programma multidisciplinare individualizzato di otto settimane, portato anche a casa e a scuola, a dodici mesi non ha fatto meglio della gestione standard — informazione, consigli, invito al movimento. Entrambi i gruppi erano migliorati su dolore, coordinazione e forza di presa, in modo indipendente dal grado di ipermobilità.
Il limite grosso, dichiarato. La revisione sistematica del 2018 sugli arti inferiori ha trovato in tutta la letteratura due soli trial randomizzati, per 86 bambini in totale, nessuno dei quali confrontava l'esercizio con l'assenza di trattamento. Quanto del miglioramento sia merito dell'esercizio e quanto della crescita e del tempo che passa, oggi non lo sappiamo. Non è un motivo per stare fermi: è un motivo per essere onesti su cosa aspettarsi.
Cosa si fa, in pratica. Qui siamo oltre le prove: nessuno di questi ingredienti è stato dimostrato superiore a un altro, e te li scriviamo come pratica ragionevole, non come regole dimostrate.
- forza progressiva sui gruppi che stabilizzano le articolazioni sintomatiche. Nei due trial i programmi duravano sei e otto settimane: su cosa succeda continuando per mesi, dati non ce ne sono;
- controllo del movimento: ginocchia morbide in piedi, gomiti non bloccati indietro quando si spinge. È ragionevole, ma nel trial di confronto il programma mirato al controllo delle articolazioni sintomatiche non ha battuto il rinforzo generale;
- non serve inseguire altra mobilità: un bambino ipermobile ne ha già. Ma il divieto assoluto di lavorare in fondo al range, che si legge ovunque, le prove non lo sostengono: nel trial australiano esercitarsi fino in fondo al range ipermobile ha dato lo stesso risultato sul dolore del lavoro fermo al neutro, senza eventi avversi;
- gradualità e continuità più che intensità, senza settimane da eroe seguite da settimane a letto;
- educazione: nel trial britannico la sola gestione standard — informazione, consigli, invito al movimento — ha ottenuto gli stessi miglioramenti del programma multidisciplinare.
Il programma vero e proprio l'abbiamo scritto in Ipermobilità articolare: allenarsi in sicurezza. Attenzione però: è un articolo per adulti, con soglie diagnostiche e ragionamenti sul carico che non si trasferiscono a un bambino di otto anni. Nei bambini contano il gioco, la varietà motoria e la costanza, non la scheda da palestra.
Quando serve il medico
In alcune situazioni prima dell'esercizio serve un inquadramento medico, perché il sospetto è una condizione del tessuto connettivo. Porta tuo figlio dal pediatra se, insieme all'ipermobilità, trovi:
- lussazioni o sublussazioni ripetute, anche di una sola articolazione;
- pelle insolitamente morbida o estensibile, cicatrici larghe e sottili, smagliature in un bambino magro, ernie ricorrenti;
- familiarità per aneurismi, rotture arteriose, morte improvvisa in giovane età, o una diagnosi già nota in famiglia;
- statura molto alta con arti e dita lunghe, torace incavato o sporgente, problemi di vista importanti;
- stanchezza rilevante con capogiri o batticuore quando si alza in piedi;
- dolore che peggiora settimana dopo settimana, o una funzione che si sta perdendo.
Questi segnali non ce li siamo inventati: vengono dai criteri diagnostici internazionali. La nosologia di Ghent rivista per la sindrome di Marfan mette al centro l'aneurisma della radice aortica e la lussazione del cristallino; la classificazione internazionale 2017 delle sindromi di Ehlers-Danlos descrive tredici forme accomunate da ipermobilità, pelle estensibile e fragilità dei tessuti, e tutte tranne quella ipermobile si confermano con un test genetico. Non sono valutazioni che si fanno da soli su internet, né in videochiamata: si fanno dal medico.
Sono condizioni rare. La sindrome di Marfan, la più conosciuta, in un registro danese aveva una prevalenza di 6,5 casi ogni 100.000 persone — ma l'età mediana alla diagnosi era 19 anni, spesso tardi rispetto a quando i primi segni sono visibili. Ecco perché un sospetto merita un pediatra e non una ricerca online: non perché sia probabile, ma perché quando c'è, riconoscerlo presto cambia le cose.
E c'è una seconda famiglia di segnali, che con il tessuto connettivo non c'entra: quelli che dicono che quel dolore potrebbe non essere muscoloscheletrico benigno. Porta tuo figlio dal pediatra senza aspettare se compaiono:
- un'articolazione gonfia o calda, o rigidità al mattino che passa muovendosi;
- dolore all'osso di un braccio o di una gamba più che all'articolazione, o dolore che lo sveglia di notte;
- febbre, calo di peso, pallore, lividi senza traumi, stanchezza che cresce di settimana in settimana;
- una sola articolazione che duole e si gonfia — l'anca soprattutto — o una zoppia che dura.
Nello studio italiano multicentrico ONCOREUM, su 1.277 bambini con un tumore appena diagnosticato e 680 con artrite idiopatica giovanile, un quarto dei bambini con tumore (25%) aveva sintomi muscoloscheletrici all'esordio; il dolore all'osso di un arto e il calo di peso erano gli elementi più fortemente associati al tumore, mentre la rigidità al mattino e il gonfiore articolare indirizzavano verso l'artrite. Febbre, calo di peso e lividi facili tornano anche in una vecchia serie di 29 bambini con tumore arrivati in reumatologia pediatrica con un sospetto sbagliato: è una serie di casi, quindi descrive, non misura un rischio. Sono eventi rari — ma sono esattamente quelli che non vanno spiegati con "è solo elastico".
Vale anche il contrario: la stragrande maggioranza dei bambini elastici non ha nulla di tutto questo, e non ha bisogno di esami del sangue, radiografie o test genetici per confermare che sta bene.
Cosa può fare un fisioterapista (e cosa no)
Se tuo figlio è elastico e sta bene, un fisioterapista serve soprattutto a dirti che non serve: poco spettacolare, ma è la risposta giusta nella maggior parte dei casi e ti risparmia mesi di controlli.
Se invece ha dolore ricorrente, cade spesso o si stanca troppo, il lavoro è concreto: guardare come cammina, come scende le scale, cosa fa il ginocchio quando atterra da un salto — e poi costruire un programma di rinforzo e controllo che duri mesi. Non serve un macchinario né un lettino: serve qualcuno che guardi bene e aggiusti la rotta ogni due o tre settimane. Si può fare in videochiamata, perché il lavoro vero lo fa lui a casa quasi tutti i giorni. Con Ri-Hub Junior si parte da una prima visita gratuita di venti minuti con una fisioterapista specializzata in età evolutiva: lo guardiamo muoversi, proviamo insieme a te le manovre del Beighton — a distanza è un'indicazione, non una misura di precisione — e ti diciamo se c'è qualcosa da fare o se puoi smettere di preoccuparti. Per i bambini fino ai 10 anni le sedute durano un'ora e costano 59,90 €; dagli 11 ai 18 anni valgono la seduta standard da 29,90 €.
Una cosa non la facciamo: se c'è il sospetto di una sindrome del tessuto connettivo o di una condizione neurologica o neuromuscolare complessa, il percorso passa da valutazioni in presenza e centri specializzati. Te lo diciamo alla prima visita, invece di farti perdere sei mesi.
Se il dolore riguarda la schiena e dura da più di qualche settimana, i criteri sono in Mal di schiena nel bambino e nell'adolescente.
Fonti
- Variability of joint hypermobility in children: a meta-analytic approach to set cut-off scores — European Journal of Pediatrics, 2024
- Pediatric joint hypermobility: a diagnostic framework and narrative review — Orphanet Journal of Rare Diseases, 2023
- Beighton score: a valid measure for generalized hypermobility in children — The Journal of Pediatrics, 2011
- Epidemiology of generalized joint laxity (hypermobility) in fourteen-year-old children from the UK: a population-based evaluation — Arthritis & Rheumatism, 2011
- Hypermobility and Musculoskeletal Pain in Adolescents — The Journal of Pediatrics, 2017
- Inter-tester reproducibility and inter-method agreement of two variations of the Beighton test in primary school children — BMC Pediatrics, 2013
- No association between joint hypermobility, musculoskeletal pain and neurodevelopmental problems in a school-based sample of 11-year-old children — BJPsych Open, 2025
- Joint hypermobility is a risk factor for musculoskeletal pain during adolescence: findings of a prospective cohort study — Arthritis & Rheumatism, 2013
- Joint hypermobility, growing pain and obesity are mutually exclusive as causes of musculoskeletal pain in schoolchildren — Clinical and Experimental Rheumatology, 2014
- The relationship between joint mobility and motor performance in children with and without the diagnosis of developmental coordination disorder — BMC Pediatrics, 2013
- Generalized joint hypermobility in professional dancers: a sign of talent or vulnerability? — Rheumatology (Oxford), 2013
- Joint hypermobility in athletes is associated with shoulder injuries: a systematic review and meta-analysis — BMC Musculoskeletal Disorders, 2021
- The natural history of children with joint hypermobility syndrome and Ehlers-Danlos hypermobility type: a longitudinal cohort study — Rheumatology (Oxford), 2017
- A randomized comparative trial of generalized vs targeted physiotherapy in the management of childhood hypermobility — Rheumatology (Oxford), 2010
- Exercise in children with joint hypermobility syndrome and knee pain: a randomised controlled trial comparing exercise into hypermobile versus neutral knee extension — Pediatric Rheumatology, 2013
- The effectiveness of a multidisciplinary intervention strategy for the treatment of symptomatic joint hypermobility in childhood: a randomised, single centre parallel group trial (The Bendy Study) — Pediatric Rheumatology, 2019
- Physical and mechanical therapies for lower limb symptoms in children with Hypermobility Spectrum Disorder and Hypermobile Ehlers-Danlos Syndrome: a systematic review — Journal of Foot and Ankle Research, 2018
- Prevalence, incidence, and age at diagnosis in Marfan Syndrome — Orphanet Journal of Rare Diseases, 2015
- A framework for the classification of joint hypermobility and related conditions — American Journal of Medical Genetics Part C, 2017
- The 2017 international classification of the Ehlers-Danlos syndromes — American Journal of Medical Genetics Part C, 2017
- The revised Ghent nosology for the Marfan syndrome — Journal of Medical Genetics, 2010
- Musculoskeletal manifestations of childhood cancer and differential diagnosis with juvenile idiopathic arthritis (ONCOREUM): a multicentre, cross-sectional study — The Lancet Rheumatology, 2021
- Malignancies in children who initially present with rheumatic complaints — The Journal of Pediatrics, 1999
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.




