Alla visita di controllo ti hanno detto "può riprendere". Sei tornata a casa e ti sei accorta che nessuno ti ha spiegato riprendere che cosa: se vuol dire tornare in palestra, fare gli addominali sul tappeto del salotto, o solo uscire a camminare con il passeggino.
Poi hai cercato in rete e hai trovato liste di esercizi tutte uguali, senza un ordine e senza un criterio per capire se è il giorno giusto.
Questo articolo è la parte che manca: la sequenza. Non cosa fare, ma in che ordine, con che criterio si sale un gradino, e quali sono i segnali che ti dicono che stai andando troppo in fretta.
L'ordine conta più degli esercizi
Nel 2025 la Canadian Society for Exercise Physiology ha pubblicato sul British Journal of Sports Medicine una linea guida dedicata solo al primo anno dopo il parto, costruita con metodologia GRADE e sostenuta da sette revisioni sistematiche. È stata approvata anche dall'associazione canadese delle ostetriche, dall'associazione canadese di fisioterapia e dall'American College of Sports Medicine.
I numeri del preambolo colpiscono, ma vanno letti attribuendo ciascuno alla cosa giusta. L'esercizio da solo ha ridotto del 45% le probabilità di depressione post partum (4 studi randomizzati, 303 donne; OR 0,55, IC 95% 0,32–0,95). L'allenamento del pavimento pelvico ha ridotto del 37% quelle di incontinenza urinaria. Il terzo numero, 28% in meno di diabete, va detto per intero: nella revisione da cui viene riguarda l'esercizio combinato con altri interventi (per esempio dietetici), non l'esercizio da solo (7 studi randomizzati, 2.496 donne; OR 0,72, IC 95% 0,54–0,98).
E le revisioni non hanno trovato un aumento del rischio di danni: nessuna differenza negli infortuni, nessun evento avverso, nessuna riduzione della qualità o della quantità del latte materno. Anzi, l'esercizio riduceva i livelli di stanchezza.
Tradotto: il rischio non è muoverti. Il rischio è muoverti nell'ordine sbagliato.
| Gradino | Cosa contiene | Quando si sale |
|---|---|---|
| 0 | Mobilizzazione precoce: camminata dolce, alzarsi, muoversi in casa | Subito, salvo controindicazioni |
| 1 | Respiro: solo per ritrovare il collegamento, non è l'allenamento | Insieme al gradino 0 |
| 2 | Pavimento pelvico, tutti i giorni | Subito, e non si smette salendo |
| 3 | Carico graduale: forza a basso impatto e aerobica moderata | Ferite guarite, lochiazioni che non aumentano |
| 4 | Impatto (corsa, salti) | Molto dopo, con criteri suoi |
Gradino 0: all'inizio "ginnastica" vuol dire camminare
La raccomandazione numero 6 della linea guida è esplicita: iniziare la mobilizzazione precoce con attività a bassa intensità — camminata dolce, allenamento del pavimento pelvico — e passare all'attività moderata-vigorosa una volta che le ferite chirurgiche o le lacerazioni perineali sono sufficientemente guarite e le lochiazioni non aumentano con lo sforzo.
Leggila due volte, perché è il cuore di tutto. Non c'è una data. Ci sono due criteri, e puoi verificarli tu, giorno per giorno.

Gradino 1: il respiro non è l'esercizio, è il modo per trovare il muscolo
Qui devo essere onesta con te, perché la ginnastica post parto italiana è piena di respirazione diaframmatica presentata come se fosse la terapia.
Il respiro serve, e serve davvero: è il modo più semplice per ritrovare il collegamento con una zona che dopo nove mesi e un parto senti lontana, e per capire dove finisce la contrazione dell'addome e dove comincia quella del pavimento pelvico. Ma non è l'allenamento.
Una revisione Cochrane del 2024 su 63 studi e 4.920 donne ha confrontato proprio questo: allenamento diretto del pavimento pelvico — serie di contrazioni volontarie, isolate, ripetute — contro allenamento indiretto, cioè esercizi che non sono contrazioni del pavimento pelvico. L'allenamento diretto migliorava di più la qualità di vita legata all'incontinenza (differenza media standardizzata 0,70, IC 95% 0,38–1,02; 4 studi, 170 donne). E aggiungere l'indiretto al diretto non cambiava quasi nulla (SMD -0,08, IC 95% da -0,26 a 0,10; 7 studi, 482 donne).
Il limite di questa revisione va detto: le partecipanti erano in gran parte donne di 45-65 anni, non nel post parto, e la certezza delle prove era bassa. Ma la direzione è chiara, e il messaggio pratico è semplice: respira per trovare il muscolo, poi allenalo.
Gradino 2: il pavimento pelvico, tutti i giorni
La raccomandazione numero 4 della linea guida 2025 dice di eseguire quotidianamente l'allenamento del pavimento pelvico, e aggiunge una cosa che di solito viene tagliata nei riassunti: è raccomandato ricevere istruzioni sulla tecnica corretta da un fisioterapista specializzato nel pavimento pelvico per ottenere il beneficio pieno.
I numeri vengono dalla revisione sistematica con meta-analisi pubblicata sul BJSM nel 2025, che ha raccolto 65 studi e 21.334 partecipanti in 24 Paesi:
- l'allenamento del pavimento pelvico ha ridotto del 37% le probabilità di incontinenza urinaria (7 studi randomizzati, 1.930 donne; OR 0,63, IC 95% 0,41–0,97), con certezza delle prove moderata;
- e del 56% quelle di prolasso — ma qui il dato viene da un solo studio randomizzato su 123 donne (OR 0,44, IC 95% 0,21–0,91), e va preso per quello che è;
- sull'allenamento addominale, la riduzione della distanza tra i retti c'era, ma con certezza bassa.
Poi c'è la tensione più interessante di tutta la letteratura, e preferisco mostrartela invece di nasconderla. Una revisione Cochrane del 2020 su 46 studi e 10.832 donne ha trovato che l'effetto dell'allenamento iniziato dopo il parto sul rischio di incontinenza urinaria nel tardo post parto resta incerto (RR 0,88, IC 95% 0,71–1,09; 3 studi, 826 donne), e ha concluso che proporlo a tutte allo stesso modo, come misura di popolazione, probabilmente non riduce l'incontinenza.
Come stanno insieme queste due cose? Guarda cosa succede quando l'allenamento è mirato e guidato. In uno studio randomizzato islandese, 84 donne al primo figlio che avevano perdite di urina a 6-10 settimane dal parto sono state divise in due gruppi: uno ha fatto 12 sedute settimanali con una fisioterapista a partire da circa la nona settimana, l'altro nulla. A sei mesi, nel gruppo trattato era ancora incontinente il 57%, contro l'82% dei controlli; il fastidio riferito riguardava il 27% contro il 60%.
Due onestà su questo studio. La prima: l'incontinenza anale non è cambiata. La seconda: a dodici mesi la differenza sui sintomi non c'era più tra i due gruppi — restavano invece i guadagni di forza e resistenza. Cioè: l'allenamento guidato ti porta lì prima, non ti porta dove non saresti mai arrivata.
Se vuoi la parte tecnica — come si contrae davvero, lente e veloci, quante volte al giorno — l'abbiamo scritta qui: esercizi di Kegel, come farli bene.
Gradino 3: il carico, e come si aggiunge
Solo adesso si parla di "allenamento" nel senso che intendi tu.
L'obiettivo della linea guida è almeno 120 minuti a settimana di attività moderata-vigorosa (camminata veloce, bicicletta), distribuiti su quattro o più giorni, con una varietà di attività aerobiche e di forza. Non solo cardio: anche resistenza.
Ma la raccomandazione che conta per te oggi è la numero 7: una progressione individualizzata, graduale e basata sui sintomi. Non basata sul calendario, non basata su cosa fa l'amica che ha partorito il tuo stesso mese.
Cosa vuol dire "basata sui sintomi", concretamente: aggiungi una cosa sola per volta — o la durata, o il peso, o l'intensità — e la tieni per qualche giorno prima di aggiungerne un'altra. Se compare uno dei segnali del paragrafo più sotto, torni al gradino precedente per una settimana. Non è un fallimento, è il metodo.
Sul tipo di carico c'è un dato osservativo interessante. Uno studio prospettico svedese ha seguito 504 donne da 3 a 12 mesi dal parto, classificandole in base a quanto e come si allenavano. Chi non si allenava affatto riferiva a 3 mesi un dolore al cingolo pelvico più intenso e aveva un pavimento pelvico più debole; e tra 3 e 12 mesi le perdite di urina da sforzo aumentavano proprio nelle non allenanti. Il dolore al cingolo pelvico invece diminuiva in chi faceva attività a basso impatto, mentre non cambiava né in chi non faceva nulla né in chi faceva attività ad alto impatto.
È uno studio di coorte, quindi mostra associazioni, non cause — e il gruppo ad alto impatto era piccolo (32 donne). Ma la direzione è coerente con tutto il resto: il basso impatto, presto, è la scelta che paga.
Gradino 4: l'impatto
La corsa e i salti sono un capitolo a parte, con criteri suoi. Un consenso Delphi internazionale del 2024, con 118 professionisti nel primo round e 95 nel terzo, ha indicato che dopo un periodo minimo di 3 settimane di riposo e recupero si può considerare una progressione graduale e individualizzata verso la corsa, previa valutazione di aspetti medici e psicologici, capacità fisica attuale e storia di allenamento precedente.
Attenzione a come lo leggi: tre settimane è il minimo prima di iniziare a costruire la progressione, non la data in cui esci a correre. Il percorso completo, con i criteri, è qui: tornare a correre dopo il parto, quando e come.
Cosa evitare all'inizio (e cosa invece non è vietato)
Da evitare finché non hai i criteri del gradino 3: impatto, salti, corsa, carichi pesanti, e qualsiasi cosa che ti faccia trattenere il respiro e spingere in basso.
Da evitare sempre, finché non ne parli con un medico: sono le controindicazioni relative all'attività moderata-vigorosa individuate dal consenso Delphi che accompagna la linea guida 2025 — ventiquattro in tutto. Le principali: dolore addominale severo, sanguinamento vaginale non legato al ciclo, cardiomiopatia post partum, un cesareo con sintomi che peggiorano con lo sforzo, pressione alta non stabile, disturbi alimentari, malnutrizione, anemia, stanchezza eccessiva, fratture o altre lesioni muscoloscheletriche importanti, dolore o gonfiore al polpaccio che facciano sospettare una trombosi venosa profonda, infezioni acute con febbre, difficoltà respiratorie, dolore al petto nuovo che compare sotto sforzo, vertigini o sensazione di svenimento durante l'attività, perdita di coscienza, sintomi neurologici, malattia renale.
E adesso la parte che quasi nessuno dice: gli addominali non sono vietati per sempre. Uno studio randomizzato norvegese su 70 donne tra i 6 e i 12 mesi dal parto con diastasi ha fatto eseguire per 12 settimane sollevamenti del capo, crunch e crunch obliqui, cinque giorni a settimana. La distanza tra i retti non è peggiorata (differenza media 1 mm, IC 95% da -1 a 4) e non sono peggiorati né i disturbi del pavimento pelvico né il dolore lombare o pelvico; è invece aumentata la forza addominale (9 Nm, IC 95% 3–16). Ma la distanza non si è nemmeno ridotta: i crunch non chiudono la diastasi.
Due precisazioni, perché contano: quelle donne erano a 6-12 mesi dal parto, non a due settimane, e avevano una diastasi già diagnosticata. Se sei nel primo trimestre dopo il parto, questo studio non parla di te. Sulla diastasi in senso stretto abbiamo scritto quanta rientra da sola e quanta no.
Un'ultima cosa sulla ginnastica ipopressiva, che in Italia viene proposta moltissimo dopo il parto. Una revisione sistematica di studi randomizzati del 2024 ha trovato che gli esercizi ipopressivi migliorano forza, tono e sintomi del pavimento pelvico, ma con un'entità inferiore (in due studi) o uguale (in uno) all'allenamento classico del pavimento pelvico; e quando venivano fatti insieme all'allenamento classico, non aggiungevano alcun beneficio. Le autrici concludono che le informazioni sono ancora preliminari e scarse. Non è che facciano male: è che non sostituiscono la cosa che funziona.
Quanto tempo serve davvero
Tre riferimenti concreti, invece di "dipende".
Le lochiazioni. In una coorte di 477 donne che allattavano, la durata mediana è risultata di 27 giorni, molto più della convinzione diffusa che durino due settimane. Più di un quarto delle donne ha avuto un episodio di sanguinamento separato da almeno quattro giorni senza sangue. Sapere che il fenomeno si ferma e riparte ti evita di leggere ogni macchia come un errore che hai fatto.
Il primo anno. Nello studio svedese sulle 504 donne, tra 3 e 12 mesi dal parto in tutti i gruppi il senso di pesantezza vaginale e la diastasi sono diminuiti e la forza del pavimento pelvico è aumentata. Il recupero non si esaurisce alla sesta settimana: la sesta settimana è l'inizio.
Dove il tempo non basta. Uno studio multicentrico spagnolo su donne al primo parto ha seguito con ecografia transperineale l'avulsione del muscolo elevatore dell'ano — un distacco che avviene durante il parto — tra 6 e 12 mesi. Le avulsioni parziali (tipo I) sono scomparse nel 69,2% dei casi; quelle complete (tipo II) sono rimaste invariate. Il campione che ha completato entrambe le ecografie era piccolo, 56 donne, quindi il dato va preso con prudenza. Ma dice una cosa vera e utile: alcune cose il tempo le sistema, altre no. Se a un anno i sintomi sono uguali a quelli del terzo mese, non ti serve pazienza — ti serve una valutazione.
I segnali che dicono "troppo presto"
Questi sono i tuoi semafori. Se ne compare uno, torni indietro di un gradino per una settimana.
- Le lochiazioni aumentano dopo l'attività: è il criterio scritto nella linea guida, ed è il più chiaro di tutti.
- Perdite di urina che prima non c'erano, o che compaiono con un esercizio specifico.
- Pesantezza, trascinamento, "qualcosa che scende" in vagina durante o dopo lo sforzo.
- Dolore al pube, al bacino o alla schiena che cresce durante la sessione o nelle ore dopo.
- Dolore alla cicatrice del cesareo che peggiora con lo sforzo: è una delle controindicazioni relative del consenso.
- Stanchezza sproporzionata rispetto a quello che hai fatto.
E i motivi per chiamare prima un medico, non un fisioterapista: sanguinamento abbondante o con coaguli, febbre, dolore addominale severo, dolore o gonfiore a un polpaccio, difficoltà a respirare, dolore al petto, svenimento. Se hai perdite di urina o di feci che non migliorano, o quel senso di pesantezza che non passa, la strada resta una valutazione: non è una cosa da aspettare.
Cosa possiamo fare noi, onestamente
Ri-Hub è fisioterapia online in videochiamata. Ti dico subito il limite, perché è quello che conta: non possiamo fare una valutazione interna del pavimento pelvico, e nessuno può farla a distanza. Se serve quella, te lo diciamo e ti indirizziamo.
Quello che possiamo fare è la parte che di solito è il vero collo di bottiglia: capire a che gradino sei, insegnarti la contrazione del pavimento pelvico e verificare che tu la stia facendo davvero e non stia invece spingendo in basso, e costruirti la progressione settimana per settimana. È la parte che la linea guida 2025 raccomanda di non lasciare al caso.
In una prima visita gratuita di venti minuti in videochiamata ci racconti come è andato il parto, a che punto sei con le lochiazioni e con la cicatrice, e cosa senti quando provi a muoverti — e ti diciamo da dove si comincia, nel tuo caso. Le sedute successive costano 29,90 €.
Per capire cosa sta succedendo al corpo in queste settimane, prima ancora della ginnastica: recupero post parto, cosa succede davvero al corpo e quando ripartire.
Fonti
- 2025 Canadian guideline for physical activity, sedentary behaviour and sleep throughout the first year post partum — British Journal of Sports Medicine, 2025
- Impact of postpartum physical activity on maternal depression and anxiety: a systematic review and meta-analysis — British Journal of Sports Medicine, 2025
- Impact of postpartum physical activity on cardiometabolic health, breastfeeding, injury and infant growth and development: a systematic review and meta-analysis — British Journal of Sports Medicine, 2025
- International Delphi study of clinical and exercise professionals' opinion of physical activity prescreening and contraindications for participating in postpartum physical activity — British Journal of Sports Medicine, 2025
- Impact of postpartum exercise on pelvic floor disorders and diastasis recti abdominis: a systematic review and meta-analysis — British Journal of Sports Medicine, 2025
- Can postpartum pelvic floor muscle training reduce urinary and anal incontinence? An assessor-blinded randomized controlled trial — American Journal of Obstetrics and Gynecology, 2020
- Pelvic floor muscle training for preventing and treating urinary and faecal incontinence in antenatal and postnatal women — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2020
- Comparisons of approaches to pelvic floor muscle training for urinary incontinence in women — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2024
- The Impact of Exercising on Pelvic Symptom Severity, Pelvic Floor Muscle Strength, and Diastasis Recti Abdominis After Pregnancy: A Longitudinal Prospective Cohort Study — Physical Therapy, 2024
- Curl-up exercises improve abdominal muscle strength without worsening inter-recti distance in women with diastasis recti abdominis postpartum: a randomised controlled trial — Journal of Physiotherapy, 2023
- Effects of hypopressive exercises on pelvic floor and abdominal muscles in adult women: A systematic review of randomized clinical trials — Journal of Bodywork and Movement Therapies, 2024
- The duration and character of postpartum bleeding among breast-feeding women — Obstetrics and Gynecology, 1997
- Multicenter study of the evolution of different types of avulsion over the 12 months after delivery — International Journal of Gynecology and Obstetrics, 2023
- Clinical and exercise professional opinion of return-to-running readiness after childbirth: an international Delphi study and consensus statement — British Journal of Sports Medicine, 2024
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.




