Ri-Hub Junior

Da Che Età un Ragazzo Può Allenarsi con i Pesi

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 9 settembre 2026

Bambino che cammina sull'erba con pantaloni corti a righe rosse e ciabatte all'aperto.
Condividi

Tuo figlio ha tredici anni, gioca a pallavolo, e da un mese ti chiede di iscriversi in palestra perché "in squadra i più grandi ci vanno tutti". Tu diresti di sì, ma c'è quella frase che hai sentito ripetere da sempre — al bar, da un allenatore, da tua madre: "con i pesi non cresce più". Così rimandi. E intanto lui continua a saltare a rete duecento volte a settimana senza aver mai fatto un solo squat con qualcuno che glielo guardi.

Ti do subito la risposta, perché su questo tema si perde tempo prezioso.

Non esiste uno studio che dimostri che l'allenamento con i pesi blocchi la crescita. Le posizioni ufficiali delle società scientifiche dicono l'opposto, e lo dicono da vent'anni. Il criterio per cominciare non è l'età anagrafica, ma la maturità e la capacità di seguire istruzioni. E gli infortuni esistono, ma arrivano quasi tutti da dove non te lo aspetti: non dal carico sulle cartilagini di accrescimento, ma dal bilanciere che cade su un piede.

Da dove viene il mito

L'idea nasce da un'osservazione giusta — nell'osso in crescita esiste una zona più fragile, la cartilagine di accrescimento — e da un timore mai verificato: che comprimerla sotto un bilanciere la rovini per sempre. A questo si è aggiunto un pugno di segnalazioni di casi isolati e di questionari retrospettivi: infortuni in giovani sollevatori ci sono stati, ma la revisione del 2010 sul British Journal of Sports Medicine precisa che la maggioranza è classificabile come accidentale, e che la mancanza di istruzione qualificata — tecnica scorretta e carichi inadeguati — ne spiega almeno una parte.

La letteratura ha fatto il percorso inverso. Il position paper della Canadian Society for Exercise Physiology del 2008 si apre dicendo che numerosi position stand e revisioni hanno già confutato i miti associati all'allenamento contro resistenza in bambini e adolescenti, e che con metodi appropriati questo lavoro è relativamente sicuro e migliora la salute complessiva. Il position statement aggiornato della National Strength and Conditioning Association, del 2009, osserva che l'accettazione condizionata dell'allenamento della forza nei giovani da parte delle organizzazioni mediche, sportive e del fitness sta diventando universale: condizionata, cioè, a prescrizione appropriata e supervisione. Nel 2014 il British Journal of Sports Medicine ha pubblicato il consenso internazionale, nato dal position statement della UK Strength and Conditioning Association e poi sottoscritto dalle principali organizzazioni di medicina dello sport, scienze dell'esercizio e pediatria. E nel 2020 l'American Academy of Pediatrics ha aggiornato il proprio documento del 2008, citando fra le ragioni il calo storico degli indici di forza muscolare nei ragazzi di oggi.

Quando quattro società scientifiche di tre paesi diversi, in poco più di dieci anni, scrivono la stessa cosa, il peso della prova si sposta. Chi sostiene che i pesi fermino la crescita dovrebbe portare lo studio. Non c'è.

Il criterio vero non è l'età

Il position paper canadese è esplicito: non esiste un'età minima per l'allenamento contro resistenza nei bambini. Ad essere adeguati all'età devono essere l'allenamento e l'istruzione — riscaldamento, defaticamento, scelta degli esercizi, attrezzatura della misura giusta, progressione graduale sotto supervisione qualificata.

Tradotto in qualcosa che puoi usare stasera, un ragazzo è pronto quando:

  • regge l'attenzione per la durata di una seduta, senza essere richiamato ogni due minuti;
  • capisce un'istruzione tecnica e la ripete uguale — "spingi i fianchi indietro, il petto resta alto" — anche alla decima ripetizione e anche la settimana dopo;
  • accetta le regole di sicurezza senza discuterle: non si carica di più perché lo fa il compagno, non si prova il massimale per scommessa, non si usa un attrezzo che non si è imparato.

Ci sono dodicenni che spuntano tutte e tre le caselle e sedicenni che non ne spuntano nessuna. È questo il discrimine, non il compleanno.

Due bambini esplorano un rigoglioso giardino domestico, circondati da una vegetazione vibrante e fiori.

Le cartilagini di accrescimento: cosa dicono davvero i dati

Le lesioni delle cartilagini di accrescimento da sovraccarico esistono, e sono un problema esclusivo dell'età evolutiva. Ma da dove arrivano è diverso da quello che immaginano quasi tutti i genitori.

Una revisione sistematica del 2017 su Sports Health ha raccolto 24 studi sulle lesioni fisarie da sovraccarico nei giovani atleti. I fattori di rischio identificati sono i periodi di crescita accelerata, l'età, la taglia corporea, il volume di allenamento e gli infortuni precedenti. La conclusione è che si tratta di problemi multifattoriali, che gli squilibri muscolari dopo le fasi di crescita rapida predispongono al sovraccarico, e che i fattori modificabili da monitorare per prevenirli sono flessibilità, forza e volume di allenamento.

Leggi bene l'ultima riga. La forza compare fra le cose da curare per prevenire le lesioni delle cartilagini, non fra le cause. E il volume di allenamento — le ripetizioni del gesto sportivo, gli allenamenti, le partite — sta anch'esso nell'elenco dei fattori modificabili: si può contare, quindi si può dosare. Quando la lesione c'è già, il trattamento più efficace secondo quella revisione è un periodo prolungato di riposo attivo, con immobilizzazione dell'articolazione quando serve; la durata non è un numero che la revisione fissi.

Onestà sulle prove: quella revisione dichiara un livello di evidenza 3 e ammette che sui fattori di rischio e sulla prevenzione il consenso è ancora scarso. Non è una certezza, è il meglio che c'è.

Lo stesso meccanismo di sovraccarico, al gomito di un giovane lanciatore o pallavolista, si comporta così: Il gomito che fa male nel giovane sportivo. Al ginocchio prende il nome che conosci: Osgood-Schlatter.

Gli infortuni con i pesi: da dove arrivano davvero

Qui c'è il dato che vale l'intero articolo.

Uno studio del 2009 sul Journal of Strength and Conditioning Research ha interrogato il sistema di sorveglianza dei pronto soccorso statunitensi per il codice "sollevamento pesi": 4.111 pazienti fra gli 8 e i 30 anni, divisi in quattro fasce d'età. I risultati:

  • gli infortuni accidentali diminuiscono con l'età: più frequenti negli 8-13 anni che nei 14-18, e più frequenti nei 14-18 che nei 19-22 e nei 23-30;
  • distorsioni e stiramenti aumentano invece a ogni fascia d'età successiva;
  • due terzi degli infortuni nella fascia 8-13 riguardavano mano e piede, e nelle descrizioni ricorrevano soprattutto "cadere" e "schiacciare";
  • nella fascia 8-13 la percentuale di fratture era più alta che in tutte le altre fasce.

L'ultimo punto va letto per quello che è, senza addolcirlo: i più piccoli si fratturano di più. Ma si fratturano mano e piede, per un peso caduto o un dito schiacciato — non le cartilagini di accrescimento sotto un carico. La conclusione degli autori è netta: i bambini hanno un rischio più basso degli adulti di distorsioni e stiramenti legati all'allenamento contro resistenza, e la maggior parte degli infortuni nei giovani è accidentale e potenzialmente prevenibile con più supervisione e regole di sicurezza più rigorose.

Va nella stessa direzione la revisione del 2010 sul British Journal of Sports Medicine: gli infortuni nei giovani sollevatori esistono, ma la maggioranza è classificabile come accidentale, e la mancanza di istruzione qualificata — cioè tecnica scorretta e carichi inadeguati — ne spiega almeno una parte. Questo lavoro può essere sicuro ed efficace a condizione che professionisti qualificati supervisionino tutte le sedute.

Un terzo studio, sull'American Journal of Sports Medicine del 2010, ha analizzato gli accessi ai pronto soccorso statunitensi per infortuni da pesi dal 1990 al 2007. Attenzione: è una casistica di tutte le età, età media 27,6 anni, quindi in larghissima parte adulti — non è un dato pediatrico. Interessa però il meccanismo: nel 65,5% dei casi il peso è caduto addosso alla persona, e il 90,4% riguardava pesi liberi.

Il messaggio è coerente su tre studi diversi: il pericolo con i pesi, e soprattutto nei più giovani, è un oggetto pesante che cade. Si previene con la supervisione, l'attrezzatura giusta e le regole. Non con l'attesa dei diciotto anni.

Che cosa ci guadagna davvero

Sulla forza il dato più solido è la meta-analisi del 2010 pubblicata su Pediatrics, condotta su bambini e adolescenti sani sotto i 18 anni. La dimensione dell'effetto complessiva sulla forza è risultata 1,12 (intervallo di confidenza al 95% da 0,9 a 1,3), significativamente maggiore di zero. Le analisi per sottogruppi mostrano che la maturità è un moderatore significativo: la capacità di guadagnare forza cresce con l'età e con la maturazione, ma — dettaglio che sorprende molti — senza un salto evidente durante la pubertà. Non c'è quindi un'età magica da aspettare.

Nei giovani atleti, la meta-analisi del 2016 sul British Journal of Sports Medicine ha incluso 43 studi su ragazzi dai 6 ai 18 anni, tutti con gruppo di controllo attivo: effetti moderati su forza e salto verticale, piccoli su sprint, agilità e prestazione specifica di sport.

Due precisazioni oneste. I guadagni nei più piccoli sono in gran parte nervosi: il position paper canadese nota che l'aumento di forza è sproporzionatamente maggiore dell'aumento di dimensione del muscolo. Il ragazzo diventa più forte prima di diventare più grosso, ed è normale. E la meta-analisi del 2016 riguarda giovani atleti: trasferirla a un dodicenne sedentario che comincia da zero è un salto che i dati non autorizzano.

Il senso più grande lo mette il position statement della National Strength and Conditioning Association sullo sviluppo atletico a lungo termine, del 2016: i corpi dei ragazzi di oggi sono spesso impreparati a tollerare i carichi dello sport che praticano, e chi è meno preparato è più esposto agli infortuni da sovraccarico proprio per gli alti volumi di competizione senza preparazione di base. Il paradosso italiano è qui: ci preoccupiamo del bilanciere da 15 chili e non dei duecento salti a rete.

Come si comincia e come si progredisce

Il position paper canadese dà una traccia concreta: esercizio contro resistenza a intensità da bassa a moderata, 2-3 volte a settimana in giorni non consecutivi, con 1-2 serie all'inizio, progredendo fino a 4 serie da 8-15 ripetizioni su 8-12 esercizi, sempre con riscaldamento e defaticamento.

Come si traduce nelle prime settimane:

  • Il primo mese non serve a diventare forti, serve a imparare i movimenti. Corpo libero, bastone, carichi ridicoli. È tempo investito, non perso.
  • Il carico giusto è quello che permette di fare tutte le ripetizioni con la stessa identica tecnica, dalla prima all'ultima. Se l'ultima è diversa dalla prima, il carico era troppo.
  • Si sale di peso solo quando la tecnica regge, mai perché è passata una settimana.
  • La seduta si conta dentro il carico totale, insieme agli allenamenti di squadra e alle partite. Aggiungere due sedute di pesi a un ragazzo che si allena già cinque volte a settimana non è aggiungere forza, è aggiungere volume.

Una nota sull'intensità, perché la meta-analisi del 2016 è spesso citata male: ha calcolato che per massimizzare la forza nei giovani atleti i parametri migliori erano oltre 23 settimane, 5 serie per esercizio, 6-8 ripetizioni, un'intensità dell'80-89% del massimale e 3-4 minuti di recupero. Sono numeri per atleti giovani già allenati e seguiti, alla fine di un percorso — non la prima seduta di nessuno.

Il periodo dello scatto di crescita

C'è un momento in cui la prudenza va alzata, ed è intorno al picco di velocità di crescita.

Uno studio di coorte del 2018 su Orthopaedic Journal of Sports Medicine ha seguito per una-tre stagioni 170 giovani calciatori di un'accademia professionistica olandese. L'età media al picco di crescita era 14,4 anni (da 12,8 a 16,5), con 8,34 infortuni ogni 1.000 ore di calcio. Nei sei mesi successivi al picco l'incidenza risultava superiore alla media del 31%, ma con un intervallo di confidenza che tocca l'1,00 e un p di 0,049: un risultato al limite della significatività, da non enfatizzare. Più solido il dato sui giorni persi, superiore del 53% alla media. La categoria under 15 mostrava un rischio del 49% sopra la media.

Gli stessi autori aggiungono però una frase controcorrente che va riportata: interventi basati sul picco di crescita potrebbero avere un valore limitato dal punto di vista dello screening. Sapere quando un ragazzo sta crescendo di più serve a capire, non è un test che seleziona chi si farà male.

La lettura pratica è semplice. Nella fase in cui tuo figlio cresce di sette-otto centimetri in un anno i movimenti diventano temporaneamente più goffi e la tolleranza al carico cambia di settimana in settimana. Non è il momento di aumentare tutto insieme: è il momento di tenere il volume sotto controllo e curare la tecnica.

Quando fermarsi e farsi vedere

Queste sono le situazioni in cui non si aspetta e non si "prova a vedere se passa". Chiedi una valutazione medica se compare anche solo una di queste:

  • dolore localizzato su un punto preciso d'osso vicino a un'articolazione (polso, gomito, ginocchio, caviglia, spalla) che dura più di 2-3 settimane e non passa riducendo l'attività;
  • dolore anche di notte o a riposo, cioè che non dipende da quello che il ragazzo sta facendo;
  • gonfiore visibile, deformità o incapacità di usare l'arto dopo un episodio preciso — un carico sfuggito, un "crac", una caduta;
  • mal di schiena che dura più di 2-3 settimane in un adolescente che fa sport, soprattutto se peggiora inarcandosi all'indietro;
  • formicolii, perdita di forza o addormentamento di un braccio o di una gamba;
  • capogiri, svenimento, dolore al petto o affanno sproporzionato durante lo sforzo;
  • febbre, calo di peso o sudorazioni notturne insieme al dolore osseo.

Un fastidio muscolare diffuso che compare due giorni dopo una seduta nuova e passa da solo è un'altra cosa: è normale.

Cosa evitare

Il massimale. Sollevare il carico più alto possibile per una ripetizione non è il punto di partenza di nessun ragazzo: la raccomandazione del position paper canadese per chi comincia parla di intensità da bassa a moderata e di serie da 8-15 ripetizioni, non di prove massimali.

L'allenamento senza nessuno che guardi. La revisione del 2010 sul British Journal of Sports Medicine spiega almeno in parte gli infortuni riportati con la mancanza di istruzione qualificata, ed è la variabile più facile da cambiare: la stessa revisione considera questo lavoro sicuro ed efficace a condizione che professionisti qualificati supervisionino tutte le sedute.

I programmi copiati dai social. Pensati per adulti allenati, finiscono su corpi che stanno crescendo e che hanno già un carico con la loro squadra. Se un programma non tiene conto di quante volte a settimana il ragazzo si allena già, non è un programma.

Se prima ancora dei pesi ti stai chiedendo se tuo figlio sia pronto per un'attività strutturata, il ragionamento è lo stesso: Quando un bambino è pronto per uno sport.

Farsi seguire

Un percorso guidato serve a tre cose: capire se tuo figlio è pronto davvero — non per età, ma per attenzione, tecnica e sicurezza —, impostare una progressione che tenga conto di tutto il carico che ha già fra squadra e partite, e riconoscere in tempo i segnali che chiedono una pausa invece di una serie in più.

Con Ri-Hub Junior si parte da una prima visita gratuita di venti minuti in videochiamata con una fisioterapista specializzata in età evolutiva. Dagli 11 ai 18 anni le sedute sono quelle standard e costano 29,90 €; fino ai 10 anni durano un'ora e costano 59,90 €. Funziona bene a distanza, perché il grosso è tecnica, dosaggio e gestione dei carichi.

Due limiti detti prima e non dopo. Se ci sono i segnali dell'elenco qui sopra il posto giusto è il medico, non noi. E le condizioni neurologiche e neuromuscolari complesse richiedono valutazioni in presenza e centri specializzati: non le seguiamo online.

In tre righe

Nessuno studio ha mai mostrato che i pesi blocchino la crescita, e quattro società scientifiche di tre paesi diversi hanno scritto il contrario. Il criterio non è l'età, è la maturità: attenzione, capacità di seguire un'istruzione, rispetto delle regole. E gli infortuni, quando arrivano, sono quasi sempre incidenti evitabili — un peso che cade su un piede, non una cartilagine schiacciata. La supervisione conta più di qualunque compleanno.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

Prima visita gratuita

Parla con un fisioterapista, senza muoverti da casa

20 minuti in videochiamata con un fisioterapista iscritto all'Albo. Valutiamo insieme la tua situazione e ti diciamo quali passi fare. L'orario che scegli resta riservato a te.

Prenota gratis ora →

Sedute da 29,90€ · Pagamento sicuro · Nessun abbonamento

Articoli correlati