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Coliche del Neonato: Cosa Dicono Davvero gli Studi

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 11 agosto 2026

Primo piano di un neonato sdraiato su un letto, vestito con un completino color verde acqua, che guarda con curiosità.
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Sono le tre di notte, lo tieni in braccio da quaranta minuti, ha mangiato, è asciutto, non ha febbre, e continua a piangere con le gambe tirate sulla pancia. Hai già letto quindici pagine sul telefono e ognuna ti ha proposto qualcosa da comprare o prenotare.

Ti diciamo subito due cose scomode, più utili di un altro elenco di rimedi.

La prima: le coliche non sono materia nostra. Siamo fisioterapisti, e la colica è un tema pediatrico: la diagnosi la fa il pediatra.

La seconda: su una cosa possiamo esserti utili sul serio, cioè leggere gli studi dietro a quello che ti viene proposto — osteopatia, manipolazioni, probiotici, fascia — e dirti cosa reggono davvero. Perché quasi sempre riguarda la nostra area professionale, ed è giusto che tu sappia com'è messa la letteratura prima di pagare.

Cosa si chiama "colica" (e perché la definizione è cambiata)

La definizione che gira ancora dappertutto è la regola del 3: pianto intenso per almeno 3 ore al giorno, almeno 3 giorni a settimana, per almeno 3 settimane. È la definizione che usa anche la revisione Cochrane sulle modifiche dietetiche.

Il punto è che chi se ne occupa l'ha in buona parte abbandonata. Nel 2016 i criteri di riferimento internazionali (i criteri di Roma IV) sono stati rivisti proprio per le coliche, e la motivazione riportata in una revisione dedicata è tanto semplice quanto liberatoria: la soglia delle 3 ore era arbitraria, perché non esiste alcuna prova che un bambino che piange 2 ore e 50 minuti sia diverso da uno che piange 3 ore. È stato tolto anche l'aggettivo "parossistico", perché non risulta che il pianto da colica suoni diverso da quello normale. Nella ricerca la soglia resta; nella vita reale la domanda "è colica o no?" conta molto meno di quanto sembri.

Conta invece parecchio un'altra cosa: la colica è una diagnosi di esclusione. Una revisione clinica su American Family Physician lo dice esplicitamente — ci si arriva solo dopo che una storia clinica e una visita accurata hanno escluso cause preoccupanti. È il motivo per cui il primo passo è il pediatra, non il primo professionista che ti risponde su WhatsApp.

Quanto piange un neonato normale

Questa è probabilmente la parte più utile dell'articolo, e nessuno te la dice.

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata sul Journal of Pediatrics ha messo insieme 28 studi con diario, 33 campioni, 8.690 bambini, per rispondere a una domanda banale: quanto piange davvero un neonato?

Età Pianto e lamento (media, 24 ore) Quanti rientrano nella "colica"
1-6 settimane 117-133 minuti 17-25%
8-9 settimane 11%
10-12 settimane 68 minuti 0,6%

Leggila con calma. Due ore al giorno di pianto e lamento, nel primo mese e mezzo, sono la media: non il caso difficile, la media. La stessa analisi ha smontato anche il famoso picco a 6 settimane, di cui non ha trovato prove statistiche: il pianto risulta stabile per sei settimane e poi cala.

Poi guarda l'ultima colonna: 0,6% a tre mesi. Le coliche finiscono, praticamente sempre, da sole. Tienilo a mente, perché è la chiave di tutto quello che viene dopo: qualunque trattamento cominciato in ottava settimana sembrerà funzionare.

Una madre sorridente culla il suo neonato in un accogliente soggiorno, mostrando amore e connessione familiare.

Terapie manuali e osteopatia: cosa dicono davvero le revisioni

Veniamo alla cosa che ti stanno proponendo.

La revisione Cochrane, letta fino in fondo

La revisione Cochrane sulle terapie manipolative per le coliche (chiropratica, osteopatia, manipolazione craniale) ha incluso 6 studi randomizzati per un totale di 325 bambini. Mettendo insieme i cinque studi che misuravano le ore di pianto, il risultato sembra ottimo: 1 ora e 12 minuti di pianto in meno al giorno (differenza media -1,20; IC 95%: -1,89 a -0,51).

Se l'articolo finisse qui, ti diremmo di prenotare. Ma gli autori hanno fatto la cosa giusta: hanno rifatto il conto tenendo solo gli studi in cui i genitori non sapevano se il bambino avesse ricevuto il trattamento vero. E lì il risultato non è più statisticamente significativo: -0,57 ore (IC 95%: -2,24 a 1,09), un intervallo che comprende sia un grosso miglioramento sia un peggioramento.

Non è un dettaglio tecnico, è tutto. In questi studi chi compila il diario del pianto è il genitore: la stessa persona che ha portato il bambino, che ha sperato, che ha pagato. Solo 2 studi su 6 erano a basso rischio di questa distorsione. E sulla "guarigione completa" i tre studi disponibili danno un odds ratio di 11,12 con intervallo di confidenza da 0,46 a 267,52: un intervallo così largo vuol dire che non sappiamo niente.

La conclusione degli autori è testuale: studi piccoli ed esposti a distorsioni, il che rende impossibile arrivare a una conclusione definitiva.

Le revisioni successive dicono la stessa cosa

Una revisione sistematica con meta-analisi su PLoS One ha valutato la terapia manuale sulla colonna in lattanti, bambini e adolescenti — 26 studi, metodo GRADE. Verdetto: qualità delle prove molto bassa, al punto che gli autori dichiarano di non poter concludere se le mobilizzazioni dolci riducano i disturbi nei lattanti con coliche o torcicollo.

Sulla sicurezza dà due informazioni da tenere insieme: le mobilizzazioni dolci a bassa velocità sembrano sicure nei lattanti, ma esistono 5 segnalazioni di danni gravi dopo manipolazioni ad alta velocità e bassa ampiezza (4 lattanti e un bambino), probabilmente legati — osservano gli autori — a una patologia sottostante non riconosciuta. Il rischio vero non è la mano: è saltare la visita che avrebbe trovato altro.

C'è poi la revisione più favorevole di tutte, su BMJ Open: 32 tra revisioni e linee guida, scritta da ricercatori di un college di osteopatia. Ed è proprio questo a renderla interessante, perché anche loro classificano le prove sulle terapie manuali come da moderate a basse (33-76 minuti di pianto in meno nelle 24 ore), e danno il livello più alto ai probiotici nei bambini allattati al seno. Le tre linee guida nazionali esaminate raccomandavano all'unanimità una cosa sola: informazione, rassicurazione dei genitori e valutazione clinica di mamma e bambino.

E lo studio randomizzato del 2025?

È uscito di recente uno studio randomizzato multicentrico su 103 lattanti con coliche secondo i criteri di Roma IV: 52 hanno ricevuto tre trattamenti osteopatici a distanza di una settimana, 51 sono rimasti in attesa tre settimane e sono stati trattati dopo. I risultati sono vistosi: sullo stress psicologico dei genitori, che era l'esito principale, la differenza tra i gruppi arriva a 3,5 punti su una scala da 0 a 10 (IC 95%: 2,6 a 4,4), e anche il pianto migliora in modo simile.

Ma guarda il disegno: il gruppo di controllo non riceveva nulla, non c'era un trattamento finto, i genitori sapevano in quale gruppo erano, e la misura principale era quanto si sentivano stressati. È lo stesso difetto che la Cochrane, dodici anni prima, aveva chiesto di correggere. Quello studio dice qualcosa di vero su quanto aiuti essere presi sul serio per tre settimane; dice poco su cosa faccia la manipolazione.

Le cose che qualche numero ce l'hanno

  • Probiotici. L'unica voce con prove di buon livello, e solo per una parte dei bambini. Una meta-analisi sui dati individuali di 4 studi in doppio cieco (345 bambini) ha trovato con Lactobacillus reuteri DSM 17938 25,4 minuti di pianto in meno al giorno a 21 giorni (IC 95%: -47,3 a -3,5) e quasi il doppio di probabilità di successo — ma solo nei bambini allattati al seno, con effetto non significativo in quelli alimentati con formula. Per onestà: diversi autori dichiarano rapporti economici con aziende di latte e probiotici. È una domanda per il pediatra, non da decidere su un blog.
  • Formazione dei genitori. Qui c'è il numero più grande dell'articolo, e quasi nessuno lo cita. La revisione Cochrane sui programmi rivolti ai genitori (tecniche di consolazione, consigli su sonno e poppate, riduzione dello stress) ha trovato, su 3 studi e 157 bambini, 113 minuti di pianto in meno al giorno (IC 95%: -144 a -83). Stessa avvertenza: certezza bassa, studi piccoli, stesso problema di cecità. Ma è più di una volta e mezza i 72 minuti stimati dalla Cochrane per le terapie manuali.
  • Dieta. La revisione Cochrane sulle modifiche dietetiche (15 studi randomizzati, 1.121 bambini) ha classificato le prove come di qualità molto bassa e non se l'è sentita di raccomandare nessun intervento. Tradotto: non toglierti i latticini di tua iniziativa se allatti, e non cambiare latte da sola.
  • Lattasi. Una revisione del 2024 su 6 studi randomizzati e 394 bambini: tre trovano un beneficio, tre no. È l'immagine di un dato che non c'è.
  • Simeticone e gastroprotettori. Per il simeticone la revisione su BMJ Open riporta prove da moderate a basse di nessun beneficio o di un effetto negativo, e nessun supporto per gli inibitori di pompa protonica. La revisione clinica americana è più diretta: inefficaci.

Posizione e contenimento: la parte concreta

Qui si entra nel terreno che conosciamo meglio, con la stessa regola: distinguere ciò che è dimostrato da ciò che è solo ragionevole.

Tenere in braccio di più. Uno studio randomizzato storico, del 1986, su 99 coppie mamma-bambino: aumentare il tempo in braccio durante tutta la giornata (non solo in risposta al pianto) ha ridotto pianto e lamento del 43% a sei settimane (1,23 contro 2,16 ore al giorno) e del 51% nelle ore serali. Bellissimo. Poi lo stesso gruppo l'ha testato sui bambini con coliche, nel 1991: 66 mamme, un aumento reale del tempo in braccio di 2,2 ore al giorno, risultato 3 minuti di pianto in meno al giorno (IC 95%: da 37 minuti in meno a 32 in più). Cioè nulla.

La lettura onesta è questa: portare in braccio riduce il pianto normale, non la colica. Vale comunque la pena, perché riduce le altre due ore e ti fa attraversare la sera in piedi invece che a guardare l'orologio. Se usi fascia o marsupio, mettilo bene, per le sue anche e per la tua schiena.

Fasciare. Una revisione sistematica su Pediatrics ha rilevato che i bambini fasciati si risvegliano meno e dormono di più, e che quelli con pianto eccessivo piangevano meno da fasciati rispetto al massaggio. La stessa revisione elenca però i rischi, ed è quello che devi sapere prima di provarci:

  1. le gambe non vanno tenute tese e strette: quella posizione è associata a un aumento del rischio di displasia dell'anca, devono poter restare piegate e aperte;
  2. si smette appena prova a girarsi, perché fasciato più pancia in giù aumenta il rischio di morte in culla: si dorme sempre a pancia in su;
  3. non coprire troppo: fasciato male il bambino può surriscaldarsi, e c'è qualche prova che più la fasciatura è stretta, più sale il rischio di infezioni respiratorie.

E non tutti concordano: la revisione clinica del 2015 mette il fasciare tra le cose non supportate dalle prove per le coliche.

Rumore bianco. Un piccolo studio randomizzato su 40 bambini di un mese: il rumore bianco ha ridotto il pianto e allungato il sonno più del dondolio. Quaranta bambini sono pochi: è un indizio, non una prova. Ma è gratis e non fa male.

Le posizioni da provare stanotte, senza promesse: verticale contro il tuo petto, la sua testa all'altezza del tuo collo; disteso sul tuo avambraccio, pancia in giù, testa vicino al gomito (in braccio, mai per dormire); raccolto su un fianco, braccia portate davanti al centro e ginocchia piegate. Il filo conduttore è il contenimento, non la manovra: braccia raccolte, gambe flesse, un contatto ampio e fermo. E una cosa alla volta, per qualche minuto: se in dieci minuti ne provi sei, non saprai mai cosa lo ha calmato.

Quando non è una colica

La colica è una diagnosi di esclusione: significa che qualcuno deve prima escludere il resto. Chiama il pediatra, senza aspettare domani, se il pianto si accompagna a febbre, vomito ripetuto o di colore verde, sangue nelle feci o nel vomito, rifiuto delle poppate, peso che non cresce, un bambino inerte o difficile da svegliare, un gonfiore nell'inguine o allo scroto, oppure se il pianto cambia timbro e diventa acuto o lamentoso.

Vale lo stesso se il pianto intenso comincia dopo i 4-5 mesi o non è finito oltre i 4 mesi: fuori dalla finestra tipica, la spiegazione "colica" regge molto meno.

E qui torna il dato di prima: i pochi danni gravi descritti dopo manipolazioni erano probabilmente legati a una patologia non riconosciuta. È l'argomento più forte per fare la visita pediatrica prima di qualunque trattamento manuale, non dopo.

La parte di cui si parla poco: tu

In tutta questa letteratura c'è una costante: le linee guida raccomandano all'unanimità informazione e rassicurazione dei genitori, e il numero più grosso di tutti (i 113 minuti) viene da programmi rivolti ai genitori, non da terapie sul bambino.

Poi una cosa da dire in modo diretto, anche se è dura da leggere alle tre di notte: un bambino non va mai scosso. Non è un giudizio su di te: il pianto inconsolabile è il fattore scatenante tipico, e succede a genitori normali ed esausti che amano il loro bambino. Se senti che stai per perdere il controllo, mettilo giù nella culla, a pancia in su, ed esci dalla stanza per cinque minuti: piangere cinque minuti da solo non gli fa alcun danno.

Anche qui il dato onesto: una revisione con meta-analisi sui programmi educativi per prevenire il trauma cranico da maltrattamento non ha trovato prove convincenti che riducano i casi, e solo prove deboli sull'allontanarsi dal bambino che piange. Sapere non basta: serve un piano concreto e qualcuno che ti dia il cambio. Chiedilo prima di arrivare al limite, non dopo.

Cosa può fare un fisioterapista (e cosa no)

Diciamolo in modo che non si presti a equivoci: la fisioterapia non cura le coliche, e non esiste uno studio che ci permetta di dire il contrario. Non prendiamo appuntamenti per le coliche.

C'è però una situazione vicina in cui possiamo essere utili: quando insieme al pianto compare qualcosa di motorio e asimmetrico. La testa sempre girata dallo stesso lato o inclinata verso una spalla; l'attacco al seno che funziona da un lato solo; una zona del cranio che si appiattisce. Quello non è il capitolo coliche, è il capitolo del torcicollo del neonato — dove il tempismo conta e le prove sono ben più solide di quelle che hai letto qui sopra.

Se è il tuo caso, con Ri-Hub Junior si parte da una prima visita gratuita di venti minuti in videochiamata con una fisioterapista specializzata in età evolutiva: ci mostri il bambino dal vivo, guardiamo come si muove e ti diciamo con franchezza se c'è qualcosa da seguire. Per i bambini fino ai 10 anni le sedute durano un'ora e costano 59,90 €. Se invece è solo la colica, te lo diciamo e ti mandiamo dal pediatra: non ci interessa vendere sedute che non servono.

E se dietro c'è una condizione neurologica complessa, il posto giusto non siamo noi: quei percorsi richiedono valutazioni in presenza e centri specializzati.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

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