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Non Riesce a Fare la Capriola: gli Schemi Motori di Base

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 9 settembre 2026

Un bambino giocoso che salta su un trampolino in un parco giochi all'aperto durante l'estate.
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C'è un pomeriggio in palestra, o su un prato, e un bambino che ci prova. Mette le mani a terra, spinge, e poi si ferma lì — testa piegata di lato, il corpo che non gira. Gli altri intorno rotolano avanti e indietro come se niente fosse. Lui riprova due volte, poi va a fare altro. E tu ti fai la domanda che quasi tutti i genitori si fanno prima o poi: è normale che a questa età non riesca a fare la capriola?

La risposta breve è che quasi sempre non c'è niente che non va nel bambino: c'è una cosa che non è stata insegnata. E la parte che vale la pena leggere è il perché.

Le abilità motorie di base sono tre famiglie, non una

Quando si parla di schemi motori di base — o, nella letteratura scientifica, di fundamental movement skills — si intende un gruppo di gesti che stanno sotto tutto il resto. Una revisione sistematica dedicata proprio alla terminologia li descrive come i «mattoni» dei movimenti più complessi, e — cosa che dice molto sullo stato del campo — ha rilevato che circa un quarto degli studi pubblicati fra il 2000 e il 2015 non ne dava nemmeno una definizione esplicita.

Si dividono in tre famiglie:

  • Locomotorie: spostare il proprio corpo nello spazio. Correre, saltare a piedi pari, saltellare su un piede, galoppare, scivolare di lato, salire.
  • Controllo dell'oggetto: gestire qualcosa che si muove. Lanciare, prendere al volo, calciare, colpire, palleggiare.
  • Stabilità: controllare il corpo mentre cambia orientamento. Stare in equilibrio, ruotare, atterrare, rotolare.

La capriola sta nella terza famiglia, ed è per questo che se ne parla poco. Un lavoro del 2015 ha dovuto costruire da zero una batteria per misurare le abilità di stabilità in bambini di 6-10 anni, proprio perché la ricerca si era concentrata quasi solo su locomozione e palla. Il risultato interessante di quello studio è duplice: la stabilità è risultata un fattore indipendente dagli altri due — non è la somma di corsa e lanci — e i bambini che facevano ginnastica andavano significativamente meglio di quelli che non ne avevano mai fatta.

Tradotto: rotolare non arriva in regalo dal correre. Va fatto.

Le finestre di età, per quel che se ne sa davvero

Qui serve onestà, perché in rete circolano tabelle molto più precise di quanto i dati permettano.

La fotografia più utile viene da uno studio trasversale su 2.200 bambini di Teheran fra i 2 anni e mezzo e i 14, valutati con una scala che classifica ogni gesto come maturo o immaturo. La padronanza di camminare e correre compariva già dai 2 anni e mezzo. Quella delle abilità locomotorie più complesse — saltare, saltellare su un piede, fare la corsa saltellata, salire una scala a pioli — e di tutte le abilità con la palla emergeva invece intorno ai 6 anni. E sotto i 9 anni restavano ancora poco diffuse quasi tutte: saltellare su un piede, saltare, la corsa saltellata e ogni abilità con la palla.

A 9 anni, in quel campione, era competente nel lancio il 100% dei maschi e l'89% delle femmine, nella presa al volo l'89% e il 65%, mentre il calcio restava molto indietro (45% e 41%). Dagli 11 anni in su tutti erano competenti in tutte le abilità tranne, di nuovo, il calcio.

Due avvertenze prima di usare questi numeri come metro. La prima: è un campione iraniano, misurato con uno strumento specifico, e non è una norma italiana. La seconda, più importante: quei numeri descrivono cosa fanno i bambini, non cosa potrebbero fare. Sono una fotografia dell'esposizione media, non un calendario biologico.

E la capriola? Non c'è. Non compare nelle batterie standard, quindi non esiste un'età di riferimento sotto la quale si può dire che un bambino è in ritardo. Chi te la dà, se la sta inventando. Se ti interessa il quadro delle tappe che invece un'età normativa ce l'hanno, l'abbiamo raccolto in quando un bambino inizia a saltare, correre e salire le scale.

Una madre e suo figlio praticano yoga insieme in un accogliente soggiorno. Fitness familiare a casa.

Il dato che cambia le decisioni: non arrivano da sole

Questa è la parte che vale l'articolo, e viene dalla meta-analisi di riferimento sugli interventi motori nei bambini.

Nei gruppi che ricevevano un programma strutturato l'effetto medio sulle abilità motorie era d = 0,39 (statisticamente significativo), con miglioramenti simili per il controllo dell'oggetto (d = 0,41) e per le abilità locomotorie (d = 0,45). Nei gruppi di controllo — cioè i bambini lasciati al solo gioco libero — l'effetto era d = 0,06 e non significativo. Gli autori lo mettono nelle prime righe dell'abstract, e vale la pena tradurlo alla lettera: i bambini non sviluppano queste abilità naturalmente attraverso processi di maturazione; vanno imparate, praticate e rinforzate.

Una revisione sistematica pubblicata su Pediatrics nel 2013, su 22 studi (di cui 6 randomizzati), ha trovato effetti grandi sulla competenza motoria complessiva e su quella locomotoria e un effetto medio sul controllo dell'oggetto — precisando però che molti degli studi inclusi avevano un rischio di distorsione elevato. Una revisione più recente, del 2025, ha messo in fila 33 studi provenienti da 14 Paesi: la stima aggregata — che però viene da nove di quegli interventi, non da tutti e trentatré — è di SMD 0,69, con un'eterogeneità altissima fra gli studi. Le analisi indicano che a funzionare sono le sedute da 60 minuti o più, almeno tre volte a settimana, per 10-20 settimane.

Che non arrivino da sole si vede anche guardando le popolazioni. In tre rilevazioni australiane rappresentative fra il 1997 e il 2010, su quasi 14.000 ragazzi fra i 9 e i 15 anni, la percentuale di chi eseguiva correttamente i gesti misurati non superava quasi mai il 50% — nonostante gli anni passassero e i bambini crescessero.

E adesso il contrappeso onesto, perché la letteratura non è tutta entusiasta. In uno dei più ampi studi randomizzati su questo tema — 46 asili norvegesi, 819 bambini, 18 mesi di intervento con 50 ore di formazione al personale — i miglioramenti ci sono stati, ma piccoli: 0,17 sul controllo dell'oggetto a 7 mesi e 0,21 sulle abilità locomotorie a 18 mesi, con nessun effetto sull'equilibrio. In Italia, un programma per la scuola dell'infanzia provato su 119 bambini di 3-6 anni ha migliorato equilibrio, mira e presa e destrezza manuale rispetto al curriculum standard, ma con soli tre asili coinvolti e un mese di distanza dalla misurazione finale.

La sintesi ragionevole è questa: insegnare funziona meglio del non insegnare, ma non è magia. Serve costanza, e serve che qualcuno mostri il gesto.

Perché conta più avanti

L'argomento più forte per occuparsene non è estetico. È che la competenza motoria da bambini si associa a quanto ci si muove dopo.

Il dato longitudinale più citato viene da una coorte australiana: i bambini valutati a scuola nel 2000 e ricontattati nel 2006-07 da adolescenti. Chi era competente nelle abilità con la palla (calciare, prendere, lanciare) aveva da adolescente una probabilità dal 10% al 20% più alta di praticare attività fisica vigorosa. I modelli che legavano la competenza da bambini al tempo passato da adolescenti in attività moderata-vigorosa e in attività organizzata spiegavano rispettivamente il 12,7% e il 18,2% della variabilità. Lo stesso gruppo ha mostrato che il passaggio avviene in buona parte attraverso la percezione di essere capace: chi si sente competente nello sport ci resta dentro.

Una revisione sistematica del 2010 aveva già classificato come forte l'evidenza di un'associazione fra competenza motoria e attività fisica in bambini e adolescenti, insieme a un legame positivo con la capacità cardiorespiratoria e inverso con il peso. Una meta-analisi del 2023 su 61 studi e oltre 22.000 adolescenti conferma correlazioni positive ma modeste (r fra 0,20 e 0,26).

E qui va detto il limite, perché è quello che nessuno scrive. Una revisione sistematica del 2022 che ha messo in fila mediazione, studi longitudinali ed esperimenti ha classificato il percorso dalla competenza motoria all'attività fisica come «indeterminato»: l'evidenza forte riguarda il percorso mediato dalla forma fisica, in entrambe le direzioni. E nei più piccoli sembra valere il verso opposto: una meta-analisi su bambini di 3-6 anni ha trovato correlazioni di 0,20 fra abilità motorie e movimento, ma gli studi longitudinali disponibili suggeriscono che nella prima infanzia è il movimento a trainare le abilità, non il contrario.

Che, letto in pratica, non cambia cosa fare. Cambia solo la promessa: non stai comprando un adolescente sportivo. Stai togliendo un ostacolo che, se resta, tende a farlo smettere.

Come si allenano, giocando

Il principio è uno solo: qualcuno deve mostrare il gesto e farlo ripetere. Non è allenamento, è compagnia con un'intenzione.

Per le locomotorie. La campana con i gessetti (saltellare su un piede è la voce che resta indietro più a lungo). Saltare giù da un gradino basso atterrando piegando le ginocchia. Il galoppo laterale lungo il corridoio. Percorsi con cuscini e sedie dove ci si passa sotto, sopra e attorno.

Per la palla. Comincia da un palloncino: vola piano e concede tempo di reazione, che è il vero ostacolo della presa. Poi palla grande e morbida, lanciata dall'alto verso il petto, con le mani a coppa e i gomiti piegati. Poi contro il muro. Poi bersagli a terra da colpire. Trenta ripetizioni fatte ridendo battono qualsiasi spiegazione.

Per la stabilità, capriola compresa. Rotolare di lato sul prato, tutti interi, da un capo all'altro. Camminare su una linea, poi su un cordolo basso. Il gioco della statua. Per la capriola vera: piano leggermente inclinato (un materassino su un cuscino grande), mani a terra vicino ai piedi, mento ben appoggiato al petto, sguardo all'ombelico, e la spinta che parte dalle gambe. Le due regole di sicurezza sono semplici e non negoziabili: mai spingerlo sulla nuca e mai insistere se lamenta dolore al collo. Se la testa non va sotto, l'unica cosa da correggere è quella; tutto il resto arriva dopo.

Una cosa sulle bambine, con un dato italiano. Uno studio su 8.500 bambini italiani fra 3 e 11 anni ha trovato che i maschi ottenevano punteggi più alti nel controllo della palla a tutte le età, mentre nelle abilità locomotorie non c'erano differenze complessive e anzi le femmine facevano meglio a 6, 7 e 8 anni. È uno studio trasversale su un campione di convenienza, quindi non dice il perché. Ma dice benissimo dove intervenire: se a tua figlia la palla non gliela lancia nessuno, quella colonna resta vuota.

Se vuoi la versione per fasce d'età, con cosa proporre a due anni e cosa a otto, sta in giochi motori per bambini, età per età.

Bandiere rosse: quando non è questione di pratica

Una capriola che non riesce non è un sintomo. Queste cose sì, e vanno guardate senza aspettare:

  • Ha perso un'abilità che aveva già. È il segnale più importante in assoluto, in qualunque area dello sviluppo, e non è mai «una fase».
  • Le cadute aumentano invece di diminuire con l'età, cammina ondeggiando, fatica a salire le scale, o per alzarsi da terra deve puntare le mani sulle proprie gambe. In una coorte brasiliana di 173 bambini con distrofia di Duchenne, i primi sintomi notati dai genitori erano proprio le cadute frequenti (35,5%), l'andatura anomala (31,4%), la difficoltà con le scale (17,2%) e la difficoltà ad alzarsi da terra (8,9%): notati in media a 3,4 anni, ma con la conferma diagnostica arrivata in media a 6,9 anni. Quel divario è il motivo per cui vale la pena nominarli.
  • Asimmetria stabile: usa sempre la stessa gamba, cade sempre dallo stesso lato, tiene un braccio diverso dall'altro.
  • Dolore, in qualsiasi punto, che accompagna il movimento.
  • La difficoltà resta stabile nel tempo e gli sta togliendo qualcosa di concreto: vestirsi da solo, stare dietro in palestra, scrivere alla velocità della classe, giocare con gli altri senza rinunciare. È qui che si ragiona su un disturbo dello sviluppo della coordinazione. Le raccomandazioni internazionali per la pratica clinica chiedono due cose insieme: che l'abilità motoria sia sotto l'atteso a parità di occasioni per impararla e che la difficoltà interferisca in modo persistente con le attività di ogni giorno. E sconsigliano una diagnosi formale prima dei 5 anni, salvo compromissione grave: in quel caso servono almeno due valutazioni motorie a distanza di tre mesi. Ne parliamo per esteso in bambino goffo: quando la coordinazione è un disturbo.

Fuori da questi casi, la strada è la stessa per tutti: più occasioni, ripetute spesso, con qualcuno che mostra.

Se vuoi una mano a impostarla

Un percorso guidato serve a tre cose concrete: capire quali delle tre famiglie è indietro (spesso non è quella che i genitori pensano), costruire una progressione che parta da dove il bambino è davvero — perché un esercizio troppo difficile insegna solo a evitarlo — e darti una dose sostenibile, quindici minuti quasi tutti i giorni invece di un'ora quando ci si ricorda.

Con Ri-Hub lavora una fisioterapista specializzata in età evolutiva, e la prima visita è gratuita: venti minuti in videochiamata in cui si guarda il bambino muoversi, si capisce dove sta l'inceppo e si imposta il lavoro da fare a casa. È un percorso che a distanza funziona bene, perché il grosso succede sul tappeto di casa e al parco, non in studio. Le sedute successive costano 29,90 €. Tutta la linea dedicata ai bambini e ai ragazzi la trovi su Ri-Hub Junior.

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Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

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