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Quando un Bambino Inizia a Saltare, Correre e Salire le Scale

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 9 settembre 2026

Una giovane ragazza sorride mentre usa un tablet digitale in un ambiente confortevole di soggiorno.
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C'è un parco, un pomeriggio qualunque, e un bambino della sua età che salta giù dal gradino a piedi uniti. Il tuo ci prova, mette avanti un piede, scende. Poi risale e riprova. E tu ti fai la domanda che non riesci a togliere: a che età dovrebbe saltare?

Cerchi la risposta e trovi montagne di articoli sul primo anno — quando sta seduto, quando gattona, quando cammina — e poi, dopo il primo passo, il vuoto. Come se lo sviluppo motorio finisse lì.

Non finisce lì. Ma è vero che dopo il primo passo le tappe diventano poche, larghe e molto meno misurate — e capire perché è già metà della risposta.

Perché dopo il primo passo le tappe quasi spariscono

Lo studio di riferimento è quello dell'Organizzazione Mondiale della Sanità: 816 bambini sani in cinque Paesi, visitati ogni mese nel primo anno. Ha prodotto i numeri che tutti citano — camminare da solo fra 8,2 e 17,6 mesi — e una lezione: quella finestra di normalità è larga 9,4 mesi, e quella dello stare in piedi da solo addirittura 10.

Ma quello studio ha seguito i bambini dai 4 ai 24 mesi e si ferma a sei tappe. Correre, saltare, le scale, il piede solo, la bicicletta: fuori. Non per distrazione, ma perché misurarle è molto più difficile. Le tappe del primo anno sono sì/no — o sta seduto o non sta seduto. Correre, invece, si fa male, poi meno male, poi bene, per anni. Non c'è un giorno in cui accende.

I numeri completi delle sei finestre sono in Non gattona e non cammina: le finestre vere delle tappe motorie.

Le età vere: cosa dicono le liste riviste nel 2022

La cosa migliore che abbiamo per il periodo successivo sono le liste di sorveglianza dello sviluppo dei CDC, riscritte nel 2022 da un gruppo di lavoro dell'American Academy of Pediatrics. Le vecchie mescolavano età medie e criteri diversi; qui la regola è una sola: una tappa entra nella lista di un bilancio di salute solo se almeno il 75% dei bambini la raggiunge a quell'età. L'obiettivo dichiarato era smettere di alimentare il «aspettiamo e vediamo».

Ecco le tappe motorie dell'elenco rivisto, dal primo passo in poi:

Bilancio Tappa motoria
15 mesi Fa qualche passo da solo
18 mesi Cammina senza tenersi a niente e a nessuno
18 mesi Sale e scende dal divano o da una sedia senza aiuto
2 anni Corre
2 anni Calcia un pallone
2 anni Sale qualche gradino, con o senza aiuto (salendo, non arrampicandosi)
30 mesi Salta staccando entrambi i piedi da terra
4 anni Prende al volo una palla grande quasi sempre
5 anni Salta su un piede solo

Questa tabella dice tre cose che al parco non ti dirà nessuno.

La prima: «75%» non vuol dire «tutti». Il criterio è «almeno il 75%»: se a due anni tuo figlio non corre ancora, sei in quella minoranza — al massimo uno su quattro — che non ci è ancora arrivata. La soglia è stata scelta perché lì il pediatra guardi meglio, non perché lì cominci il problema.

La seconda: fra i 30 mesi e i 4 anni non c'è niente. Al bilancio dei 3 anni non compare nessuna tappa di motricità grossolana: ci sono infilare perline, vestirsi da solo, usare la forchetta. Non perché a tre anni non succeda nulla — succede tantissimo. Il documento non spiega il buco, e non è per povertà di dati sul movimento: il dominio motorio è anzi quello messo meglio, con il 68% delle voci finali sostenuto da almeno tre fonti normative. Semplicemente, per quella fascia non è entrata nessuna abilità che soddisfacesse tutti i criteri.

La terza: la revisione ha spostato le tappe in avanti, non indietro. Delle 216 voci originali il 56,5% è stato eliminato (la lista finale ne conta 159 su 12 bilanci), e delle 94 tappe CDC sopravvissute un terzo è stato ricollocato: 21 di quelle 31 sono andate a un'età più avanzata. Solo l'80% circa delle tappe finali aveva dati normativi da almeno una fonte.

Una madre e suo figlio praticano yoga insieme in un accogliente soggiorno. Fitness familiare a casa.

Le abilità che tutti citano e che le scale hanno smesso di datare

Qui arriva la parte onesta, ed è la ragione per cui questo articolo esiste.

Salire le scale alternando i piedi, stare su un piede e pedalare sono le tre cose che i genitori chiedono più spesso. E sono esattamente le tre che nell'elenco rivisto non ci sono: nessuna delle tre riceve un'età. Compaiono nelle scale più vecchie, con età che cambiano da strumento a strumento — ed è proprio quella variabilità il problema.

Il Denver II, usato e ristandardizzato in più di una dozzina di Paesi, nasce nel 1992: 336 voci candidate provate su più di 2.000 bambini, ridotte alle 125 finali cercando le età alle quali il 90% dei bambini riusciva nel compito. Un criterio ragionevole, ma diverso da quello dei CDC, su un'altra popolazione, di trent'anni fa.

Quanto conti la popolazione lo dice il lavoro più grande mai fatto sul tema: la scala israeliana costruita su 643.958 bambini da 0 a 6 anni. Confrontandola con gli strumenti classici corrispondevano 18 voci su 27 con il Denver II e 10 su 19 con la lista dei CDC — e le voci che non corrispondevano erano raggiunte prima in Israele.

Le età «da manuale» che leggi in giro non sono sbagliate: sono datate e locali. Usarle al decimale come metro per il tuo bambino non ha molto senso.

Cosa sta davvero maturando, mentre lo guardi

Sotto ciascuna di queste abilità c'è un pezzo di sistema nervoso che si organizza. Sapere quale cambia il modo di guardarlo.

Correre. Non è camminare veloce: è camminare con una fase in cui nessuno dei due piedi tocca terra. In uno studio su 22 bambini fra i 2 e i 9 anni misurati sul tappeto rotante, la capacità di correre con una fase di volo cresceva con l'età, ma quella fase non arrivava mai al 20% del ciclo del passo: gli autori descrivono una strategia mista di cammino e corsa. E la loro conclusione vale la pena tenersela: la maturità del passo non corrisponde direttamente all'età anagrafica.

Stare su un piede. In uno studio su 48 bambini fra 3 e 10 anni ai quali era chiesto di restare su una gamba fino a 30 secondi, il controllo posturale arrivava a livelli da adulto intorno ai 9 anni in due delle tre fasi misurate, e nemmeno a 10 anni nella terza, quella di frenata. In un campione ben più ampio, 619 bambini fra 3 e 6 anni, l'età aveva un effetto grande sull'appoggio su un piede (η² 0,34); le femmine andavano meglio dei maschi in quasi tutte le prove, ma con effetti piccoli (η² fra 0,02 e 0,04) e nessuna differenza sulla trave. Fra le due cose, quella che pesa davvero è l'età.

Ma qui c'è un avvertimento che vale più dei numeri: in uno studio su 216 bambini con età mediana di 4 anni e 4 mesi, la ripetibilità delle singole prove di equilibrio — rimisurata su 37 di loro — andava da 0,17 (stare in tandem) a 0,43 (saltellare di lato). Bassissima, mentre la batteria intera arrivava a 0,70: è la singola prova a non reggere da sola. Il che significa che se lo provi una volta sola e gli va male, non hai misurato niente. È andata male oggi.

Saltare a piedi pari. La parte difficile non è staccare, è atterrare: il peso arriva tutto insieme e va frenato con due gambe che si piegano insieme. È coerente con l'ordine dell'elenco rivisto — corsa e gradini al bilancio dei 2 anni, salto a 30 mesi — e con il fatto che i primi salti somiglino più a un «cadere in avanti controllato».

Le scale. Salire è spinta ed è la prima ad arrivare; scendere è frenata, chiede di cedere lentamente contro gravità su una gamba sola, e resta indietro. Di quanto, non lo sappiamo: per la salita alternata e per la discesa non ci sono dati normativi solidi, ed è esattamente il motivo per cui in questo articolo non troverai un'età. Un bambino che sale alternando i piedi e scende ancora a piedi uniti, tenendosi al corrimano, sta seguendo la sequenza attesa.

Pedalare. In uno studio su 97 bambini in età prescolare, l'abilità sulla bici senza pedali era correlata a tutte e tre le famiglie di competenze di base — locomozione, controllo dell'oggetto, stabilità — ma l'analisi fattoriale mostrava che è un'abilità a sé, non la somma delle altre. La conseguenza pratica è che va provata per conto suo: non arriva in regalo da corsa ed equilibrio. Quello che lo studio non dice è che la bici senza pedali insegni a pedalare prima delle rotelle — un confronto diretto fra le due non l'abbiamo trovato.

«Ci arriverà» oppure «vale la pena guardarlo»?

Questa è la domanda vera, e qui i dati sono buoni. In una coorte nazionale israeliana di 529.797 bambini nati a termine, il 7,1% non aveva raggiunto almeno una tappa attesa al controllo fra i 9 e i 12 mesi. Il 93% è stato rivalutato l'anno dopo, e il ritardo risultava persistente nel 25% dei casi: tre ritardi su quattro erano transitori.

Un limite va dichiarato subito: quello studio guarda la transizione fra il primo e il secondo anno, non l'età prescolare, e quella proporzione non si trasferisce identica a un bambino di tre anni che non salta. Il meccanismo che descrive, però, sì.

Perché la parte più utile è un segnale semplice che aiutava a separare i due gruppi: il numero di aree coinvolte. Un ritardo motorio accompagnato da almeno un'altra area indietro identificava il ritardo persistente con sensibilità 0,48 e specificità 0,81: ne intercetta meno della metà, e su cinque bambini che poi staranno bene ne segnala comunque uno. È una regola per decidere di guardare — non per rassicurare, e tantomeno per fare una diagnosi.

Tradotta a casa tua: un bambino indietro su una cosa sola, che per il resto parla, gioca, si arrampica e capisce, quasi sempre ci arriva. Un bambino indietro sul movimento e su qualcos'altro — il linguaggio, per esempio — va guardato adesso, anche se ciascuna delle due cose presa da sola sembra poco.

I quattro segnali che non sono questione di età

Poi ci sono quattro cose che non c'entrano con le tabelle e valgono un controllo a prescindere.

  1. La perdita di un'abilità già acquisita. Saliva le scale e non le sale più. Correva e ha smesso. La regressione dello sviluppo — perdere competenze già raggiunte, in qualunque area — è un segnale di allarme che va riconosciuto subito: non è mai «una fase», e viene prima di qualunque tabella di età.
  2. L'asimmetria stabile. Mette sempre lo stesso piede avanti per salire, cade sempre dallo stesso lato, zoppica. Non quella di un pomeriggio: quella che c'è tutti i giorni.
  3. Le cadute che aumentano. Cadere a due anni è il mestiere; cadere più a quattro di quanto cadeva a tre è un'altra cosa — ne parliamo in Il bambino cade spesso: quando è normale e quando no.
  4. La faticabilità sproporzionata. Si siede, chiede in braccio, molla dopo pochi minuti mentre i coetanei continuano. Non è pigrizia: gli costa di più.

Perché insistiamo su questi quattro e così poco sull'età? Per un dato che dovrebbe girare di più. In una revisione delle cartelle di 20 bambini con distrofia di Duchenne senza familiarità, l'età media del primo passo era 17 mesi (fra 13 e 23) e solo tre avevano camminato dopo i 18: dentro la finestra di normalità dell'OMS, che arriva a 17,6. Camminare «nei tempi» non aveva escluso nulla — eppure in 18 bambini su 20 una preoccupazione sullo sviluppo motorio c'era. I tre sintomi iniziali più riferiti erano l'andatura ondeggiante (11 bambini), la difficoltà con i gradini (8) e le cadute (8) — esattamente le abilità di cui parla questo articolo. Nonostante ciò la diagnosi arrivava in media a 51,7 mesi, con 19,2 mesi di ritardo da quando i genitori si erano preoccupati. In Australia, in un'indagine su 62 genitori la mediana dei sintomi notati era 2 anni e 9 mesi e quella della diagnosi 3 anni e 9 mesi: un anno di distanza, riferito dai genitori — mentre l'audit delle cartelle nello stesso lavoro dava una mediana di diagnosi di 5 anni. Sono numeri piccoli, raccolti in centri specializzati: dicono che il ritardo esiste, non quanto valga in generale.

Va detto con chiarezza: è una condizione rara, e la stragrande maggioranza dei bambini che salgono male le scale non ha niente di tutto questo. E le condizioni neuromuscolari e neurologiche complesse non si trattano online: quel percorso passa da un medico e da un centro specializzato, e se il sospetto c'è te lo diciamo subito.

Un caso a parte è il camminare sulle punte: in uno studio su 1.436 bambini di 5 anni e mezzo il 2,1% lo faceva ancora, ma più della metà di chi lo aveva fatto aveva già smesso da solo — mentre fra i bambini con una diagnosi neuropsichiatrica o un ritardo di sviluppo la quota saliva al 41,2%, che però sono 7 bambini su 17: la direzione è chiara, la cifra no. Il tema è in Bambino che cammina sulle punte: quando preoccuparsi.

E se è nato prima del termine, prima di confrontare qualunque età ricalcola: si ragiona sull'età corretta, non su quella di calendario.

Cosa si allena col gioco (e quanto rende davvero)

C'è un'idea diffusa che queste abilità arrivino da sole se il bambino ha spazio e tempo. È vera a metà. Una meta-analisi aggiornata al 2024 ha riunito 23 studi randomizzati su bambini sani di 3-6 anni, confrontando un allenamento motorio mirato con un controllo attivo — gioco libero o normale attività motoria della scuola. Gli effetti erano grandi: d = 1,13 per la locomozione, 1,55 per il controllo dell'oggetto, 1,53 per il punteggio complessivo. Il limite è grosso e va dichiarato: l'eterogeneità fra gli studi era alta e i programmi molto diversi, quindi sono una direzione, non una promessa.

Che ci sia spazio lo conferma una revisione su 64 studi condotti con lo stesso test in tutto il mondo: rispetto ai valori normativi i bambini si collocano fra il «sotto la media» e la «media», meglio nella locomozione che nel controllo dell'oggetto.

In pratica, in casa:

  • Le scale sono l'attrezzo che hai già in casa. Salirle con una mano sola, poi senza mani, poi scenderle: è uno dei pochi gesti quotidiani che mettono insieme spinta, frenata e appoggio su una gamba sola. Non portarlo in braccio per fare prima.
  • Per il salto, dagli un bersaglio. Saltare «e basta» annoia; saltare dentro un cerchio, oltre una corda per terra, giù da un gradino basso su un tappeto, no.
  • Per l'equilibrio, non fermarlo: muovilo. Una linea disegnata per terra, un cordolo basso, un cuscino. E non usare i secondi su un piede come voto: è proprio la prova che si è dimostrata meno ripetibile a questa età.
  • Per la palla, serve qualcuno che la rilanci. Nella revisione mondiale il controllo dell'oggetto è la famiglia in cui i bambini vanno peggio, ed è anche quella in cui l'allenamento mirato ha reso di più (d = 1,55). Da solo non se lo allena: serve un rimando.
  • La bici senza pedali va provata come cosa a sé, non come premio dopo la corsa e l'equilibrio: nei dati è un'abilità separata dalle altre.

Su cosa proporre fascia per fascia c'è una guida dedicata: Giochi motori per bambini: cosa proporre età per età.

Una nota di realismo per chiudere: una revisione su 59 studi in 22 Paesi, dai 3 ai 18 anni, ha trovato l'attività fisica associata al punteggio motorio complessivo e alla coordinazione, ma con prove indeterminate per la locomozione e per le abilità con la palla prese singolarmente. Muoversi tanto aiuta, ma non spiega tutto. Un pezzo va insegnato.

Cosa può fare un fisioterapista (e cosa no)

Se la sensazione resta — quella che non passa leggendo tabelle — la cosa utile non è di solito una terapia. È che qualcuno guardi il bambino muoversi e ti dica se quello che vedi è variabilità o è un pattern: come sale, se alterna, da che lato cade, quanto regge prima di sedersi.

Buona parte di questo si può fare in videochiamata, perché servono un corridoio, delle scale e un bambino a casa sua, non un lettino. Con Ri-Hub Junior si parte da una prima visita gratuita di venti minuti con una fisioterapista specializzata in età evolutiva: ti chiediamo di farci vedere due o tre cose dal vivo e ti diciamo se ha senso lavorarci, aspettare, o passare prima da un medico. Fino ai 10 anni le sedute durano un'ora e costano 59,90 €; dagli 11 ai 18 anni si torna alla seduta standard da 29,90 €.

E se la difficoltà è più larga di una tappa — cade, non prende la palla, i lacci non arrivano mai — allora la domanda giusta è un'altra: Bambino goffo: quando la coordinazione è un disturbo.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

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