È successo mentre eri girata. Ti sei voltata e lui era in piedi, aggrappato al bordo del divano, con la faccia di chi ha appena scoperto un continente. Da quel giorno si tira su su qualsiasi cosa, si sposta di lato lungo i mobili come un granchio, arriva allo spigolo del tavolo — e lì si ferma. Non lascia la presa. E tu, ogni sera, ti chiedi quanto manca al primo passo.
Ti do subito la risposta, perché è la parte che si dimentica sempre di dire: questa fase dura in media due mesi e mezzo, ma può durare una settimana o nove mesi, e in entrambi i casi è normale. Non è un'attesa vuota. È il periodo in cui il tuo bambino sta imparando la cosa più difficile — stare in equilibrio su due punti d'appoggio invece che su quattro — e sta usando i mobili come corrimano finché non gli servono più.
Le età vere, con le finestre e non con le medie
Il riferimento migliore che abbiamo è lo studio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che ha seguito 816 bambini sani in Ghana, India, Norvegia, Oman e Stati Uniti, con visite mensili nel primo anno e bimestrali nel secondo. Invece di pubblicare delle medie, i ricercatori hanno costruito delle finestre: l'intervallo fra il 1° e il 99° percentile, cioè fra il primo e l'ultimo bambino normale.
Le tappe che cadono dentro questa fase sono queste:
| Tappa | Finestra di normalità (mesi) |
|---|---|
| Stare in piedi con sostegno | 4,8 – 11,4 |
| Camminare con sostegno | 5,9 – 13,7 |
| Stare in piedi da solo | 6,9 – 16,9 |
| Camminare da solo | 8,2 – 17,6 |
Guarda l'ampiezza. Fra il primo e l'ultimo bambino normale che sta in piedi da solo passano 10,0 mesi; per il cammino autonomo 9,4 mesi. Sono le due finestre più larghe delle sei misurate dall'OMS: è il motivo matematico per cui il confronto con il figlio della tua amica non dice niente.
Un dettaglio che aiuta a leggere queste righe: le tappe dell'OMS si chiamano stare in piedi con sostegno e camminare con sostegno. Il "cruising" — la parola inglese per lo spostarsi di lato tenendosi ai mobili — è stato misurato con un nome suo in un'altra ricerca americana, che ha raccolto dai genitori le date delle tappe di 603 bambini sani nati a termine. Lì il gattonamento è comparso in media a 8,02 mesi (deviazione standard 1,43), il cruising a 9,30 mesi (1,48) e il cammino autonomo a 11,87 mesi (1,45). E per i 299 bambini di cui si conoscevano tutte e tre le date, il tempo passato a fare cruising prima del primo passo è stato in media di 2,75 mesi, con un intervallo che andava da 0,20 a 8,91 mesi.
E per il primo passo c'è il numero europeo più solido che si possa avere: nello studio norvegese che ha usato i dati di 47.515 bambini della coorte MoBa, metà camminava a 13 mesi, un quarto a 12 e tre quarti a 14, con una media di 13,1 mesi (deviazione standard 1,91). Se il tuo a 13 mesi si sposta ancora ai mobili, sei esattamente in mezzo al gruppo.
L'ordine conta più delle date
Nello studio dell'OMS circa il 90% dei bambini ha raggiunto cinque delle sei tappe seguendo la stessa sequenza. La sesta è il gattonamento a quattro zampe, che il 4,3% dei bambini sani non ha mai mostrato: c'è chi striscia, chi si sposta seduto sul sedere, chi passa direttamente dal sedersi al tirarsi su.
E le tappe non si mettono in fila come tessere del domino: si sovrappongono. In quella stessa ricerca americana, fra i bambini che hanno fatto entrambe le cose il 73,5% ha iniziato a gattonare almeno due settimane prima di iniziare il cruising, il 9,2% ha fatto il contrario e il 17,3% le ha iniziate praticamente insieme; e la maggior parte ha usato le due abilità in parallelo per mesi (in media 2,63) prima di camminare. Il tuo bambino che gattona a razzo per attraversare la stanza e poi si tira su al tavolino non sta "regredendo": sta usando lo strumento giusto per ogni scopo.
Su cosa succede quando una tappa manca del tutto, o quando il confronto con gli altri bambini diventa un'ossessione, abbiamo scritto un pezzo intero: non gattona e non cammina: le finestre vere delle tappe motorie.

Come cambia il modo di tirarsi su
C'è un dettaglio che i genitori notano e nessuno spiega: il modo in cui si tira su cambia nel giro di poche settimane.
Uno studio longitudinale su 27 bambini ha filmato mese per mese proprio questo gesto. All'inizio i bambini si tirano su spingendo con tutte e due le gambe insieme, come chi si issa; poi arriva il mezzo inginocchiato — un ginocchio a terra, l'altro piede appoggiato davanti, e la spinta parte da lì. All'inizio nessuna delle due strategie è preferita: i bambini le alternano, e il mezzo inginocchiato diventa il modo dominante circa un mese dopo l'inizio. Gli autori insistono su un punto: le traiettorie individuali erano molto diverse fra loro, sia nell'età di partenza sia nel modo in cui avveniva il passaggio, brusco per alcuni e graduale per altri.
È anche la spiegazione della scena delle tre di notte, quello in piedi nel lettino che urla perché non sa tornare giù: salire e scendere sono due abilità diverse, e la seconda arriva dopo. Mostrargli come si piegano le ginocchia, accompagnando le sue mani lungo la sbarra, è più utile che rimetterlo sdraiato dieci volte.
Una cosa che devi sapere sulla sicurezza
Qui c'è il risultato più importante di tutto l'articolo, e non riguarda i tempi.
Nella stessa ricerca sui bambini che facevano cruising, gli sperimentatori hanno costruito due situazioni. Nella prima, un buco nel corrimano a cui i bambini si tenevano con le mani: i bambini se ne accorgevano e regolavano il comportamento. Nella seconda, un buco nel pavimento sotto i loro piedi, con il corrimano intatto: i bambini che facevano cruising da settimane erano, testualmente, in larga misura ignari del vuoto sotto di loro. Lo stesso valeva per chi aveva appena iniziato a camminare da solo.
La conclusione degli autori è che settimane di cruising non insegnano al bambino il fatto più elementare del camminare: che sotto ci deve essere un pavimento. Le mani si fidano, i piedi no.
Traduci questo nella tua casa: un bambino che si sposta benissimo lungo il divano non ha nessuna competenza sul bordo delle scale, sul bordo del letto o sul gradino del terrazzo. La sicurezza non segue l'abilità. Cancelletti alle scale — sopra e sotto — prima che serva, e mai fidarsi del fatto che "ormai si muove bene".
Cadere fa parte del lavoro
Uno studio ha registrato bambini fra i 12 e i 19 mesi durante il gioco libero, contando tutto. La media è stata di 2.368 passi e 17 cadute all'ora. Non al giorno: all'ora.
Ci sono altri due numeri, dentro quella ricerca, che cambiano il modo di guardare tuo figlio. Il primo: chi aveva appena iniziato a camminare si spostava più lontano e più in fretta dei bambini che gattonavano da esperti, con la stessa frequenza di cadute — cioè il passaggio alla posizione eretta conviene, perché rende molto di più senza costare di più. Il secondo: dopo l'inizio del cammino i bambini facevano più passi, percorrevano più strada e cadevano di meno, e chi camminava meglio si muoveva spontaneamente di più.
Il senso pratico è uno: le cadute non sono il segnale che è troppo presto, sono il metodo. Il tuo compito non è impedirle, è togliere spigoli vivi e superfici dure dal raggio d'azione.
Cosa aiuta davvero
Poco, e gratis.
Spazio e oggetti che invitano a muoversi. In uno studio su 40 bambini fra 12 e 22 mesi osservati in quattro condizioni di gioco libero, i bambini si muovevano di più quando in stanza c'erano giochi da movimento rispetto a quando c'erano giochi da tavolo. E c'è un risultato controintuitivo per chi si sente in colpa se non gioca abbastanza: con i giochi da tavolo, la presenza dell'adulto riduceva ulteriormente il movimento del bambino. Non perché la tua compagnia faccia male: seduti insieme a incastrare pezzi ci si muove poco. Un pezzo di giornata a terra, con lo spazio libero, vale più di mezz'ora di esercizi.
Appigli stabili e alla sua altezza. Il divano, un tavolino basso e pesante, il bordo del letto. Le sedie leggere e tutto ciò che ha le ruote sono la cosa opposta di un corrimano: cedono proprio quando lui ci mette sopra il peso.
Piedi nudi in casa. In casa la scarpa non ha un compito da svolgere: serve fuori, per proteggere il piede da quello che c'è per terra. Su cosa serve davvero quando si esce, e su cosa è marketing, abbiamo raccolto i dati qui: scarpe per i primi passi, quando servono davvero.
Meno ore nei "contenitori". In un'indagine su genitori di bambini sotto i 19 mesi, il tempo dichiarato dentro seggiolini, sdraiette, ovetti e cuscini posizionatori era di 5,15 ore al giorno; più tempo complessivo si associava a punteggi peggiori nella motricità fine, e i periodi più lunghi nei cuscini posizionatori a punteggi peggiori nella motricità grossolana. Il limite va detto per intero, perché gli autori lo dicono: è un'indagine trasversale su dati riferiti dai genitori, e nella maggior parte delle aree lo sviluppo non risultava in ritardo. Non è una prova che i contenitori facciano danni. È un buon motivo per non passarci mezza giornata.
Cosa non serve (e cosa può rallentare)
Il girello. In uno studio irlandese su 190 bambini, dei quali 102 avevano usato il girello, chi l'aveva usato ha gattonato in media 3,90 settimane più tardi (IC 95%: 2,47-5,32), è stato in piedi da solo 3,32 settimane più tardi e ha camminato da solo 2,98 settimane più tardi. E c'era una relazione con la dose: ogni 24 ore accumulate dentro il girello si associavano a 3,3 giorni di ritardo nel cammino autonomo (2,5-4,1) e 3,7 giorni nello stare in piedi da solo. Sulla posizione seduta, con e senza sostegno, nessuna differenza fra i due gruppi. È uno studio osservazionale, quindi non dimostra da solo il nesso di causa; il quadro completo, infortuni compresi, è in il girello serve o fa male.
Tenerlo per le mani per ore. Qui va detta la verità: non ci risulta uno studio che abbia confrontato i bambini tenuti per le mani con quelli lasciati liberi. Quello che sappiamo è come si impara — con migliaia di tentativi al giorno e decine di cadute — e sappiamo che il cruising con le mani appoggiate non insegna quello che serve ai piedi. Quando lo tieni tu, l'equilibrio lo fai tu. Cinque minuti perché ride va benissimo; un'ora al giorno come allenamento non ha basi.
Insegnargli a camminare. Non c'è niente da insegnare. C'è da togliere ostacoli e aspettare.
Quando chiedere una valutazione
Questi sono i casi in cui non si aspetta il prossimo bilancio di salute.
- Asimmetria, a qualsiasi età: si tira su sempre e solo con la stessa gamba, tiene un piede sempre sulle punte e l'altro no, trascina un lato, una gamba non carica il peso, oppure usa una sola mano per aggrapparsi. Non aspettare il controllo: chiedi prima.
- Perdita di qualcosa che già faceva. Un bambino che si tirava su e smette, o che stava in piedi appoggiato e non ci riesce più. È il segnale che ha la precedenza su tutti gli altri.
- Corpo marcatamente rigido o al contrario molto molle. Nel percorso raccomandato dalla pediatria statunitense per i ritardi motori, il tono muscolare è il punto centrale dell'esame: la risonanza magnetica si considera quando il tono è alto, il dosaggio della creatinchinasi nel sangue quando è basso. È esattamente il tipo di distinzione che va fatta dal medico, presto.
- Zoppia evidente, una coscia che si apre meno dell'altra, un lato che sembra più corto. La displasia dell'anca è clinicamente silenziosa nel primo anno di vita, riguarda l'1-2% dei nati a termine come instabilità clinica e l'obiettivo dello screening è individuare un'anca lussata entro i 6-12 mesi: se qualcosa non ti torna quando lo vedi in piedi, falla guardare.
- A 12 mesi compiuti non si tira su e non sta in piedi sostenuto. Sei ancora dentro l'estremo superiore della finestra OMS per lo stare in piedi con sostegno (11,4 mesi), ma è il momento di parlarne al bilancio di salute, non fra sei mesi.
- A 18 mesi non cammina da solo. Il 99° percentile dell'OMS è 17,6 mesi, e i 18 mesi sono una delle età in cui è raccomandato uno screening formale dello sviluppo (le altre sono 9, 30 e 48 mesi). Chiedi una valutazione: nella maggior parte dei casi si conclude con "è variabilità", e va benissimo così.
- Pronto soccorso oggi, non domani: dopo una caduta non muove un braccio o una gamba o non ci appoggia il peso; ha battuto la testa e vomita, è insolitamente sonnolento, difficile da svegliare o ha perso conoscenza anche solo per un attimo.
Una nota sulle liste di controllo che trovi online: quelle dei pediatri statunitensi sono state riscritte nel 2022 tenendo solo le tappe che almeno il 75% dei bambini ha già raggiunto a quell'età, e il 67,7% delle tappe spostate è finito a un'età più grande. Se ti sembra che le liste di una volta fossero più severe, non te lo stai immaginando.
Cosa può fare una fisioterapista, e cosa no
Nella stragrande maggioranza dei casi, a questa fase servono spazio, tempo e un adulto che smetta di preoccuparsi. Non esiste una terapia per "camminare prima", e chi te la propone sta vendendo qualcosa.
Ha senso un'altra cosa: quando hai un dubbio che ti gira in testa da settimane — un'asimmetria che vedi solo tu, un modo di tirarsi su che non ti convince, un ritardo che si somma ad altro — guardarlo insieme a qualcuno che sa cosa guardare. Con Ri-Hub Junior si parte da una prima visita gratuita di venti minuti in videochiamata con una fisioterapista specializzata in età evolutiva: gli fai fare quello che fa di solito, sul pavimento di casa tua, che è poi il posto in cui si vedono le cose vere. Per i bambini fino ai 10 anni le sedute durano un'ora e costano 59,90 €.
Due limiti, detti prima e non dopo. Se ci sono i segnali dell'elenco qui sopra, il primo passaggio è il pediatra. E se dietro c'è una condizione neurologica o neuromuscolare complessa, quei percorsi richiedono valutazioni in presenza e centri specializzati: online non li seguiamo.
In tre righe
Tirarsi su, restare in piedi appoggiato e spostarsi lungo i mobili sono i mesi in cui si costruisce l'equilibrio, e durano in media due mesi e mezzo con variazioni enormi in entrambe le direzioni. Aiutano lo spazio libero, gli appigli stabili, i piedi nudi e le ore fuori dai contenitori; non aiutano il girello, le mani che sostengono per ore e il confronto con gli altri bambini. Guarda la simmetria e la direzione di marcia, non il calendario — e metti i cancelletti alle scale prima che ti servano.
Fonti
- WHO Motor Development Study: windows of achievement for six gross motor development milestones — Acta Paediatrica Supplement, 2006
- Developmental continuity? Crawling, cruising, and walking — Developmental Science, 2011
- Pulling to stand: common trajectories and individual differences in development — Developmental Psychobiology, 2012
- How do you learn to walk? Thousands of steps and dozens of falls per day — Psychological Science, 2012
- Age for onset of walking and prewalking strategies — Early Human Development, 2013
- Locomotor milestones and babywalkers: cross sectional study — BMJ, 2002
- Variations in infants' physical and social environments shape spontaneous locomotion — Developmental Psychology, 2024
- Parent-Reported Container Use Relates to Infants' Motor Development — Pediatric Physical Therapy, 2025
- Evidence-Informed Milestones for Developmental Surveillance Tools — Pediatrics, 2022
- Motor delays: early identification and evaluation — Pediatrics, 2013
- Evaluation and Referral for Developmental Dysplasia of the Hip in Infants — Pediatrics, 2016
- The prevalence and course of idiopathic toe-walking in 5-year-old children — Pediatrics, 2012
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.



