Dolore e Patologie

Morbo di Dupuytren: Cos'è e Quando Intervenire

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 24 agosto 2026

Primo piano dell'uomo che stringe il montante della scala con la mano destra e guarda verso il tablet sfocato in primo piano a sinistra.
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Ti accorgi di un nodulo duro nel palmo, verso la base dell'anulare. Non fa male, quindi lasci perdere. Poi, mesi dopo, noti che quel dito non si distende più del tutto: quando appoggi la mano sul tavolo resta un ponte.

Quel quadro ha un nome: morbo di Dupuytren, o contrattura di Dupuytren.

Prima di tutto: cosa non è

La trovi scritta anche come malattia di Dupuytren o contrattura di Dupuytren: sono la stessa cosa.

Va detto subito, perché la confusione è comune e porta a fare la cosa sbagliata:

  • Non è un problema di tendini. Il tendine sta sotto e funziona; a tirare è il tessuto fibroso appena sotto la pelle.
  • Non è artrosi, anche se il risultato — un dito che non si estende — può sembrare simile.
  • Non è un dito a scatto. Lì il dito si blocca e poi scatta piegandosi ed estendendosi; qui il dito è stabilmente flesso e non si raddrizza.
  • Non è una contrattura muscolare e non si scioglie con il massaggio.

Se il dito invece è gonfio, rosso e caldo, o se il blocco è comparso all'improvviso dopo un trauma, quello è un quadro diverso e va valutato da un medico.

Che cos'è, in concreto

Sotto la pelle del palmo c'è la fascia palmare, un foglio di tessuto fibroso che serve a dare presa e a proteggere le strutture sottostanti. Nel Dupuytren quel tessuto va incontro a una trasformazione: si formano noduli, poi veri e propri cordoni che si accorciano progressivamente e tirano il dito verso il palmo.

Si presenta più spesso su anulare e mignolo, spesso in entrambe le mani anche se non con la stessa gravità. È più frequente negli uomini, dopo i 50 anni, e c'è una chiara componente familiare: molte persone raccontano che ce l'aveva anche il padre o il nonno.

L'evoluzione è lenta e imprevedibile: alcune persone restano per anni con un nodulo che non fa nulla, altre progrediscono fino a non riuscire più a infilare la mano in tasca o a stringere quella di qualcuno.

Terza variante dello stesso mezzo busto accanto alla scala con tablet, luce naturale forte dalle finestre laterali.

Quando si interviene

La domanda giusta non è "quanto è brutto il nodulo", ma cosa non riesci più a fare.

Il criterio più usato nella pratica è funzionale, e c'è un test semplice che puoi provare adesso: appoggia la mano aperta su un tavolo. Se il palmo non riesce ad andare piatto perché uno o più dita restano sollevate, è il momento di farsi valutare da un chirurgo della mano.

Al contrario, un nodulo che non tira il dito non si opera: si tiene sotto controllo. Intervenire presto non previene la progressione, e ogni trattamento ha un costo in termini di rischio e di recupero.

Le opzioni, e cosa dicono gli studi

Le strade principali sono tre: la fasciotomia con ago (si sezionano i cordoni per via percutanea), l'iniezione di collagenasi (un enzima che indebolisce il cordone, poi si estende il dito) e la chirurgia aperta, la fasciectomia, in cui il tessuto malato viene asportato.

Su come si confrontano, una meta-analisi su quattro studi randomizzati e 347 pazienti, con follow-up di almeno tre anni, non ha trovato differenze significative fra collagenasi e fasciotomia con ago sulla recidiva della contrattura. Una revisione sistematica più ampia, condotta sui dati dei singoli pazienti, ha messo a confronto anche la fasciectomia limitata.

La sintesi onesta per chi deve scegliere: le tecniche mininvasive offrono un recupero più rapido e un impatto minore, la chirurgia aperta è più impegnativa ma tende a reggere più a lungo, e la scelta dipende da quale dito è coinvolto, da quanto è avanzata la contrattura e da com'è fatto il cordone. È una decisione del chirurgo della mano, non un'opzione da confrontare su internet.

Una cosa da mettere in conto fin dall'inizio: la recidiva è possibile con tutte le tecniche. Non è un fallimento dell'intervento, è la natura della malattia.

Gli esercizi non lo sciolgono — e chi dice il contrario sta esagerando

Questo va detto senza giri di parole, perché in rete circolano promesse.

Non esiste un esercizio, uno stretching o un massaggio che sciolga un cordone di Dupuytren o che ne fermi la progressione. Il tessuto è fibroso e retratto: non è un muscolo contratto che si può allungare. Tirare con forza il dito non lo raddrizza e può irritare la zona.

Questo non significa che la riabilitazione non serva. Significa che serve dopo, e lì il suo ruolo è concreto:

  • recuperare l'estensione ottenuta con il trattamento, che senza lavoro tende a perdersi;
  • gestire lo splint (il tutore) quando viene prescritto, con i tempi e le modalità indicate;
  • recuperare forza e destrezza della mano, che dopo settimane di limitazione sono ridotte;
  • lavorare sulla cicatrice, quando c'è stata chirurgia aperta, per evitare che aderisca e limiti lo scorrimento;
  • mantenere il risultato nel tempo, con controlli e con un lavoro autonomo che continua.

Farsi seguire

Con Ri-Hub la prima visita è gratuita, e in questo caso serve soprattutto a chiarire due cose: se quello che hai è compatibile con un Dupuytren, e a che punto sei rispetto alla soglia funzionale che rende sensato un intervento. Se la risposta è che serve un chirurgo della mano, te lo diciamo — è la cosa più utile che possiamo fare in quella fase.

Dopo il trattamento, invece, il percorso di recupero si segue bene anche a distanza: è lavoro di esercizio, progressione e costanza, con qualcuno che verifica come ti muovi e regola i carichi. Le sedute costano 29,90€.


Se invece il tuo dito si blocca e poi scatta, il quadro è un altro: leggi Dito a scatto: cause, sintomi e cosa fare.

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Fonti

Ultima verifica delle fonti: agosto 2026.

Domande frequenti

Che cos'è il morbo di Dupuytren?

È un ispessimento progressivo della fascia palmare, il tessuto fibroso che sta sotto la pelle del palmo. Si formano noduli e poi cordoni che si accorciano e tirano le dita verso il palmo, impedendo di distenderle. Colpisce più spesso anulare e mignolo.

Fa male?

Di solito no, e questa è la cosa che sorprende: nella maggior parte dei casi il problema non è il dolore ma la funzione. I noduli iniziali possono essere fastidiosi al tatto o premendo, ma il motivo per cui si arriva dal medico è quasi sempre che la mano non si apre più bene.

Quando bisogna operare?

Non appena compare un nodulo. L'indicazione più usata è funzionale: quando la mano non riesce più ad appoggiarsi piatta su un tavolo, o quando la limitazione ostacola le attività quotidiane. Un nodulo che non tira il dito si tiene sotto osservazione.

Meglio l'intervento chirurgico, l'ago o l'iniezione?

Dipende dal caso e lo decide il chirurgo della mano. Una meta-analisi su quattro studi randomizzati e 347 pazienti non ha trovato differenze significative fra collagenasi e fasciotomia con ago sulla recidiva della contrattura. In generale le tecniche mininvasive hanno un recupero più rapido, mentre la chirurgia aperta è più impegnativa ma tende a durare di più.

Gli esercizi o lo stretching possono fermarlo?

No, e va detto chiaramente: non esiste un esercizio che sciolga un cordone di Dupuytren o che ne fermi la progressione. Chi lo promette non ha prove a sostegno. La riabilitazione ha un ruolo reale, ma è dopo il trattamento.

Torna dopo l'intervento?

La recidiva è possibile e non è rara: è la ragione per cui la scelta della tecnica e i controlli nel tempo contano. Non significa che l'intervento sia stato inutile, significa che è una malattia del tessuto e non un evento singolo.

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