Dolore e Patologie

Incontinenza in Menopausa: Cosa Cambia Davvero e Cosa Funziona

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Pubblicato il 2 settembre 2026

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Non è la quantità, di solito. È il fatto che hai smesso di correre per prendere l'autobus, che conosci a memoria dove sono i bagni nei posti dove vai, e che nella borsa c'è sempre un cambio "per sicurezza". E la spiegazione che ti sei data — o che ti hanno data — è una sola: la menopausa.

È vero solo in parte, e la parte che manca è quella che conta. Perché se la causa fosse davvero il crollo degli estrogeni, la soluzione sarebbero gli ormoni. E i dati dicono un'altra cosa: il trattamento con le prove più solide non c'entra niente con gli ormoni, e alcuni ormoni, presi nel modo sbagliato, peggiorano le cose.

Quanto è frequente davvero

Il numero di riferimento arriva dalla Norvegia. Lo studio EPINCONT ha intervistato 27.936 donne — l'80% di quelle invitate in un'intera contea — e ha trovato che il 25% riferiva perdite di urina, con una prevalenza che cresceva con l'età. Circa il 7% aveva un'incontinenza moderata o grave e vissuta come fastidiosa.

Se restringiamo alla nostra fascia d'età, i numeri salgono. Una meta-analisi del 2025 su 13 studi e 19.283 donne dai 40 anni in su ha stimato una prevalenza di incontinenza da sforzo del 27%: più di una su quattro. Fra i fattori associati comparivano l'età dai 50 anni in su, l'indice di massa corporea dai 24 in su, la stitichezza, il prolasso, la parità e la menopausa. Va detto che la ricerca degli studi comprendeva anche le banche dati cinesi (CNKI, Wanfang, VIP) e il gruppo di lavoro era cinese: il numero preciso non si trasferisce all'Italia, l'ordine di grandezza sì.

C'è però un dato che quasi nessuno racconta. Nella coorte francese GAZEL, 4.127 donne tra i 47 e i 52 anni sono state seguite per 18 anni: l'incidenza annuale di nuova incontinenza era del 3,3%, la remissione annuale del 6,2%. Quasi il doppio.

Tradotto: in questa fascia d'età le perdite non sono una condanna a senso unico. Vanno e vengono. Il che non è un invito ad aspettare — è un motivo in più per intervenire mentre il corpo è ancora in una fase in cui si muove.

Cosa cambia davvero con la menopausa (e cosa no)

La storia che si racconta di solito è lineare: calano gli estrogeni, i tessuti dell'uretra e della vagina si assottigliano, il sostegno cede, arrivano le perdite. Il deficit di estrogeni è da tempo considerato un possibile fattore causale — è l'ipotesi da cui parte la stessa revisione Cochrane sull'argomento — e l'insieme dei cambiamenti urogenitali ha oggi un nome clinico: sindrome genitourinaria della menopausa.

Poi però qualcuno è andato a misurare gli ormoni, anno per anno. Lo studio SWAN ha dosato l'estradiolo nel sangue ogni anno per 8 anni: i livelli non erano associati né alla comparsa dell'incontinenza in chi era continente (hazard ratio 0,99; IC 95% 0,99–1,01), né al suo peggioramento in chi già ne soffriva (odds ratio 1,00; IC 95% 0,99–1,01). Nemmeno le variazioni da un anno all'altro cambiavano qualcosa.

Sempre da SWAN arriva il secondo risultato controintuitivo. Rispetto alla premenopausa, il rischio di sviluppare perdite almeno mensili era 1,34 volte più alto nella perimenopausa precoce e 1,52 volte più alto nella perimenopausa tardiva — ma le donne già in postmenopausa avevano circa la metà delle probabilità. E la fase menopausale non era associata alle perdite frequenti, quelle più volte a settimana: quelle erano associate ad altro, cioè ansia in peggioramento, indice di massa corporea alto di partenza, aumento di peso e diabete di nuova insorgenza.

Non tutti gli studi concordano — nella coorte GAZEL la menopausa risultava fortemente associata all'incontinenza (hazard ratio 5,44) — ma lì la domanda era una sola e generica ("difficoltà a trattenere l'urina"), posta ogni tre anni, mentre SWAN misurava tipo e frequenza ogni anno. Con definizioni così diverse, le risposte lo diventano anche. Una revisione sistematica del 2023 sulla rivista Menopause tira le somme così: le prove sono insufficienti per confermare che la menopausa sia associata ai sintomi urinari.

Cosa te ne fai? Una cosa molto pratica. Se il tuo problema fosse solo ormonale, non avresti margine di manovra. Ma i fattori davvero associati alle perdite più frequenti — peso, glicemia, ansia, e la forza di un muscolo che si allena — sono in gran parte gli stessi su cui puoi lavorare.

C'è poi una domanda che vale la pena farsi prima di dare la colpa agli ormoni: quando sono cominciate davvero? Per molte donne il debutto è stato anni prima, nei mesi dopo un parto, quando è cambiato il carico e non il pavimento pelvico.

Donna in abbigliamento sportivo che si rilassa su un tappetino da palestra al chiuso, evidenziando la cura di sé e il fitness.

I tre tipi, e perché la distinzione cambia tutto

Questa è la parte che salta quasi sempre, e che invece decide il trattamento.

  • Da sforzo. Perdi quando aumenta la pressione nell'addome: tosse, starnuto, risata, sollevare la spesa, correre. Quantità piccola, momento prevedibile, nessuno stimolo prima.
  • Da urgenza. Arriva prima uno stimolo improvviso e irrefrenabile, e non fai in tempo. È il tipo che ti fa imparare dove sono i bagni, e spesso si accompagna a fare pipì molte volte al giorno e ad alzarti di notte.
  • Mista. Tutte e due. È la più comune dopo i 50 anni, e quella in cui è più facile prendere la strada sbagliata.

Nello studio EPINCONT, fra le donne con incontinenza metà aveva la forma da sforzo, l'11% quella da urgenza e il 36% la mista.

Perché conta: le linee guida dell'American College of Physicians raccomandano trattamenti diversi a seconda del tipo, tutte e tre con raccomandazione forte.

Tipo Prima scelta secondo le linee guida Qualità delle prove
Da sforzo Allenamento del pavimento pelvico Alta
Da urgenza Allenamento vescicale Moderata
Mista Pavimento pelvico e allenamento vescicale insieme Moderata

Le stesse linee guida raccomandano contro i farmaci sistemici per l'incontinenza da sforzo, e a favore di calo di peso ed esercizio per le donne con obesità.

Se ti riconosci nella forma da urgenza e fai solo esercizi di contrazione, stai usando metà dello strumento. E se non sei sicura del tuo tipo, il modo più semplice per scoprirlo è un diario minzionale di tre giorni: ogni volta che vai in bagno, ogni perdita, e accanto cosa stavi facendo.

C'è poi un sintomo che in queste tre caselle non entra e che quasi nessuna nomina ad alta voce: la perdita involontaria di gas o di feci. È più comune di quanto sembri, e in una parte dei casi nasce da una lesione dello sfintere avvenuta al parto e non riconosciuta allora, che si fa sentire molti anni dopo: quanto è diffusa davvero e cosa si può fare.

C'e' poi una domanda che molte si portano dietro da decenni senza mai farla ad alta voce: e' cominciato tutto perche' mi hanno fatto spingere trattenendo il fiato? I trial che hanno confrontato le due tecniche di spinta esistono, e non reggono quell'accusa: cosa si sa davvero sulla spinta in travaglio e sul pavimento pelvico.

Cosa dicono le revisioni sull'allenamento del pavimento pelvico

Qui le prove sono più solide di quanto la maggior parte delle donne immagini.

La revisione Cochrane del 2018 ha messo insieme 31 studi randomizzati, 1.817 donne, 14 Paesi, confrontando l'allenamento del pavimento pelvico con nessun trattamento o con trattamenti finti:

Esito Con allenamento Senza Rischio relativo
Guarigione (incontinenza da sforzo) 56% 6% 8,38 (IC 95% 3,68–19,07)
Guarigione (qualunque tipo) 35% 6% 5,34 (IC 95% 2,78–10,26)
Guarigione o miglioramento (da sforzo) 74% 11% 6,33 (IC 95% 3,88–10,33)
Guarigione o miglioramento (qualunque tipo) 67% 29% 2,39 (IC 95% 1,64–3,47)

Il primo risultato — la guarigione riferita dalle donne con incontinenza da sforzo — è l'unico di tutta la revisione classificato come prova di alta qualità. L'allenamento riduceva inoltre gli episodi di perdita di circa uno al giorno, con effetti indesiderati rari e minori.

E adesso il limite, perché conta: in quella revisione c'era un solo studio su donne con incontinenza mista e uno solo su donne con incontinenza da urgenza pura, senza dati sulla guarigione per questi sottogruppi, e i follow-up erano quasi tutti sotto i 12 mesi. Quindi quel "8 volte più probabile" riguarda l'incontinenza da sforzo: per le altre forme le prove ci sono, ma sono più sottili. Un limite diverso riguarda a chi trasferire questi numeri: in gravidanza e nel primo anno dopo il parto gli stessi esercizi prevengono bene le perdite in chi ancora non le ha, mentre come cura non mostrano effetto — la distinzione, con i dati, è in quanto rende allenare il pavimento pelvico in gravidanza.

La panoramica Cochrane del 2022, che ha riunito 29 revisioni, 112 studi e 8.975 donne, aggiunge il pezzo mancante. Con alta certezza: l'allenamento del pavimento pelvico è più efficace del non far nulla per tutti i tipi di incontinenza, sia sulla guarigione o miglioramento sia sulla qualità della vita. Con certezza moderata: funziona di più se è più intenso, più frequente, con supervisione individuale e accompagnato da una strategia per l'aderenza.

Quel dettaglio sulla supervisione individuale non è un tecnicismo: è la differenza tra un foglio di esercizi e un percorso.

E se ti stai chiedendo se un dispositivo possa saltare quella parte: nella revisione più ampia sull'elettrostimolazione, nel braccio che usava solo quella c'erano 30 donne su 2.441. Non è uno strumento inutile, ma serve a un gruppo preciso — chi la contrazione non riesce proprio a sentirla — e il conto completo è in quanto valgono davvero i dati sull'elettrostimolazione del pavimento pelvico.

Funziona anche a 55, 60, 65 anni?

Domanda legittima, perché molti studi sono fatti su donne più giovani o nel post parto. La risposta è sì, e ci sono lavori fatti specificamente in postmenopausa.

Uno studio randomizzato brasiliano su donne con età media di quasi 66 anni (46 randomizzate, 30 arrivate in fondo) ha misurato, dopo 12 sedute di gruppo da mezz'ora due volte a settimana, più contrattilità del pavimento pelvico all'elettromiografia (p=0,003) e alla valutazione manuale (p=0,001), con riduzione dei sintomi urinari. Gli autori stessi lo definiscono preliminare, ed è piccolo: prendilo per quello che è.

Un secondo studio randomizzato su 45 donne in postmenopausa con incontinenza da sforzo ha misurato una riduzione significativa delle perdite alla fine del trattamento, a 3 mesi e a 12 mesi, sia con i coni vaginali sia con l'allenamento classico, senza differenze fra i due. Il programma durava sei settimane.

Sei settimane per un effetto che a un anno era ancora lì. È la risposta migliore che si possa dare a "ormai è tardi".

Estrogeni: la parte dove si sbaglia più spesso

Qui va fatta una distinzione che cambia il segno del risultato.

La revisione Cochrane sugli estrogeni per l'incontinenza ha raccolto 34 studi e circa 19.676 donne incontinenti, di cui 9.599 trattate con estrogeni. Due risultati opposti:

  • Estrogeni sistemici per bocca: incontinenza peggiore rispetto al placebo, rischio relativo 1,32 (IC 95% 1,17–1,48) — risultato pesantemente influenzato da un ampio studio su donne isterectomizzate trattate con estrogeni equini coniugati. Anche con utero intatto ed estrogeno più progestinico il peggioramento resta significativo (RR 1,11; IC 95% 1,04–1,18). E in un grande studio, donne continenti che assumevano ormoni sistemici per altri motivi riferivano più spesso la comparsa di nuova incontinenza.
  • Estrogeni locali per via vaginale (creme, ovuli): incontinenza migliorata, rischio relativo 0,74 (IC 95% 0,64–0,86), con circa una o due minzioni in meno nelle 24 ore, meno frequenza e meno urgenza. Nessun evento avverso grave riportato.

La revisione del 2023 su Menopause conclude allo stesso modo: la terapia ormonale sistemica può causare o peggiorare i sintomi urinari, l'estrogeno vaginale li migliora e riduce le infezioni urinarie ricorrenti.

Un ultimo dato, piccolo ma parlante: in un singolo studio incluso nella Cochrane le donne miglioravano più con l'allenamento del pavimento pelvico che con l'estrogeno locale (rischio relativo 2,30; IC 95% 1,50–3,52). Un solo studio, quindi non ci costruiamo sopra una legge — ma la direzione è quella di tutto il resto.

Questa non è una decisione da prendere leggendo un blog. La terapia ormonale, locale o sistemica, si valuta con il ginecologo guardando la tua storia. Quello che ti serve sapere entrando in quello studio è che la via di somministrazione conta.

Le altre cose che spostano l'ago

Il peso, se sei in sovrappeso. È la prova più pulita dopo il pavimento pelvico. Nello studio PRIDE, sul New England Journal of Medicine, 338 donne in sovrappeso o obesità con almeno 10 episodi di perdita a settimana — età media 53 anni — sono state randomizzate a un programma intensivo di 6 mesi con dieta, esercizio e modifiche del comportamento oppure a un programma educativo. Il gruppo attivo ha perso in media l'8,0% del peso (7,8 kg) contro l'1,6% (1,5 kg), e gli episodi settimanali di perdita sono scesi del 47% contro il 28% (p=0,01). Il vantaggio sulla frequenza riguardava le perdite da sforzo (p=0,02) e non quelle da urgenza (p=0,14).

L'allenamento vescicale, se il tuo problema è l'urgenza. Funziona così: si allungano progressivamente gli intervalli fra una minzione e l'altra, con tecniche per gestire lo stimolo, invece di correre in bagno appena arriva. Le linee guida lo raccomandano con forza, ma va detto com'è messa la ricerca: la revisione Cochrane del 2023 su 15 studi e 2.007 partecipanti ha trovato un rischio di distorsione per lo più alto e una certezza delle prove che va da bassa a molto bassa, con solo qualche esito a certezza moderata. Il confronto più informativo è con i farmaci anticolinergici, dove l'allenamento vescicale potrebbe essere più efficace nel breve periodo (rischio relativo 1,37; IC 95% 1,10–1,70; 4 studi, 258 partecipanti, certezza bassa) e con meno effetti indesiderati, anche se su quest'ultimo punto le prove sono molto incerte.

Quello che non sposta l'ago: andare in bagno "per sicurezza" prima di uscire, bere pochissimo per non doverci andare (concentra le urine e irrita la vescica), contrarre il pavimento pelvico tutto il giorno. Se la contrazione stessa non ti è chiara — ed è il caso di moltissime donne — qui trovi come si fa e gli errori più comuni. E se contrarre ti fa stare peggio — dolore, stimolo continuo, difficoltà a svuotare — vale la pena considerare il problema opposto, cioè un pavimento pelvico troppo contratto, dove i Kegel peggiorano.

Quando serve prima una valutazione specialistica

Alcune cose non si affrontano con gli esercizi. Fatti vedere da un medico, prima, se c'è anche solo uno di questi:

  • sangue nelle urine, in qualunque quantità;
  • infezioni urinarie ripetute, dolore mentre urini o dolore pelvico;
  • difficoltà a svuotare la vescica, getto debole, sensazione di non finire mai;
  • un peso o un ingombro in vagina: in quel caso il tema è il prolasso degli organi pelvici;
  • perdite comparse all'improvviso, dopo un intervento o insieme a un nuovo farmaco;
  • formicolii, debolezza alle gambe o problemi intestinali nuovi: serve una valutazione neurologica, e non è il nostro campo;
  • perdite che continuano a peggiorare nonostante mesi di lavoro fatto bene.

Fuori da questi casi, la riabilitazione del pavimento pelvico è ciò che le linee guida indicano come primo passo, non come ultima spiaggia.

Cosa può fare (e cosa non può fare) un percorso online

Cosa dicono i dati. Una revisione sistematica su 8 studi randomizzati e 977 donne ha confrontato programmi a distanza "nuovi" (app, piattaforme web, dispositivi) con il classico programma di esercizi a casa, anch'esso a distanza: i primi sono risultati efficaci ma non superiori ai secondi, con prove deboli. E uno studio pilota del 2025 su donne dai 65 anni in su ha misurato, dopo un programma di gruppo online di 12 settimane, una riduzione mediana delle perdite del 73% (intervallo 38–88%) mantenuta a sei mesi dalla fine.

Cosa vuol dire, onestamente. Quel 73% è incoraggiante ma va letto per quello che è: uno studio pilota senza gruppo di controllo e — dettaglio che gli autori dichiarano — con una valutazione iniziale in presenza in cui una fisioterapista verificava con la palpazione che la contrazione fosse corretta. Gli autori stessi scrivono che serve uno studio randomizzato per confermare.

Quindi: la videochiamata è un ottimo posto per capire che tipo di incontinenza hai, per costruire il programma con la dose giusta e per tenere l'aderenza — la variabile che la Cochrane 2022 indica come determinante. La valutazione interna, quando serve, in videochiamata non si fa: in quel caso il posto giusto è un ambulatorio, e te lo diciamo subito.

Il primo passo

Se ti riconosci in questo articolo, la cosa più utile che puoi fare oggi è capire di che tipo di perdita si tratta, perché da lì cambia tutto il resto. Tieni il diario per tre giorni e porta quello che hai scritto a chi ti valuta.

Puoi partire da una prima visita gratuita di venti minuti in videochiamata con una fisioterapista: ci racconti quando succede e in quali situazioni, e capiamo insieme se il percorso giusto è con noi o se ti conviene prima una valutazione in presenza. Le sedute successive costano 29,90 €.

Una cosa, per chiudere. Nella coorte francese la remissione annuale era quasi il doppio dell'incidenza: in questa fascia d'età il corpo si muove ancora, in tutte e due le direzioni. Non è qualcosa da accettare in silenzio per i prossimi trent'anni.


Se le perdite sono cominciate dopo una gravidanza e non se ne sono mai andate del tutto, la storia parte da più lontano: Perdite di urina dopo il parto: cosa funziona davvero.

E cosa cambia il movimento su tutto il resto, in menopausa: menopausa e movimento, cosa cambia davvero.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

Domande frequenti

L'incontinenza in menopausa è normale?

È frequente, che è un'altra cosa. Nello studio norvegese EPINCONT, su 27.936 donne intervistate il 25% riferiva perdite di urina e circa il 7% aveva un'incontinenza moderata o grave e fastidiosa. In una meta-analisi del 2025 su 13 studi e 19.283 donne dai 40 anni in su, la prevalenza dell'incontinenza da sforzo era del 27%. Quindi no, non sei un'eccezione. Ma frequente non vuol dire da tenersi: è la condizione con le prove di efficacia più solide di tutta la riabilitazione del pavimento pelvico.

È colpa del calo di estrogeni?

Meno di quanto si dice, ed è la scoperta più interessante di questo campo. Nello studio SWAN, che ha misurato l'estradiolo nel sangue ogni anno per 8 anni, i livelli non erano associati né alla comparsa (hazard ratio 0,99) né al peggioramento (odds ratio 1,00) dell'incontinenza nelle donne in transizione menopausale. Anche le variazioni da un anno all'altro non cambiavano nulla. Una revisione sistematica del 2023 su Menopause conclude che le prove sono insufficienti per confermare che la menopausa in sé sia associata ai sintomi urinari.

Gli esercizi per il pavimento pelvico funzionano davvero anche dopo i 60 anni?

Sì, e ci sono studi fatti proprio su donne in postmenopausa. In una revisione Cochrane del 2018 su 31 studi e 1.817 donne, chi faceva allenamento del pavimento pelvico aveva 8 volte più probabilità di dichiararsi guarita dall'incontinenza da sforzo rispetto a chi non faceva nulla (56% contro 6%, prove di alta qualità). Uno studio randomizzato brasiliano su donne in postmenopausa con età media di quasi 66 anni ha misurato più forza e meno sintomi urinari dopo 12 sedute di gruppo. Un altro, sempre in postmenopausa, ha visto le perdite ancora ridotte 12 mesi dopo un programma di sole 6 settimane.

La terapia ormonale sostitutiva aiuta o peggiora le perdite?

Dipende da come si somministra, ed è una distinzione che vale la pena conoscere. La revisione Cochrane su 34 studi e circa 19.676 donne ha trovato che gli estrogeni sistemici per bocca peggioravano l'incontinenza rispetto al placebo (rischio relativo 1,32), mentre gli estrogeni locali per via vaginale sembravano migliorarla (rischio relativo 0,74), con una o due minzioni in meno nelle 24 ore. Non è una decisione che si prende leggendo un articolo: parlane con il tuo ginecologo.

Come faccio a capire se le mie perdite sono da sforzo o da urgenza?

Guarda il momento esatto in cui succede. Se perdi quando tossisci, starnutisci, ridi, sollevi o corri, e la quantità è piccola, è da sforzo. Se prima arriva uno stimolo improvviso e irrefrenabile e non fai in tempo, è da urgenza. Se ti riconosci in entrambe le descrizioni è mista, ed è la situazione più comune dopo i 50 anni. La distinzione conta perché le linee guida dell'American College of Physicians raccomandano trattamenti diversi: pavimento pelvico per la prima, allenamento vescicale per la seconda, tutti e due insieme per la mista.

Perdere peso serve davvero?

Per chi è in sovrappeso, sì, ed è misurato bene. Nello studio PRIDE pubblicato sul New England Journal of Medicine, 338 donne in sovrappeso o obesità con almeno 10 episodi di perdita a settimana ed età media di 53 anni sono state randomizzate: dopo 6 mesi il gruppo con il programma di dimagrimento aveva perso l'8,0% del peso e ridotto gli episodi settimanali del 47%, contro il 28% del gruppo di controllo. Il vantaggio sulla frequenza era chiaro per le perdite da sforzo, non per quelle da urgenza.

Quando devo farmi vedere da uno specialista?

Subito, senza passare dagli esercizi, se c'è sangue nelle urine, se hai infezioni urinarie ripetute, dolore mentre urini o dolore pelvico, se fai fatica a svuotare la vescica o hai la sensazione di non finire mai, se senti un peso o un ingombro in vagina, se le perdite sono comparse all'improvviso o dopo un intervento, o se compaiono insieme a formicolii, debolezza alle gambe o problemi intestinali nuovi. In tutti gli altri casi la riabilitazione del pavimento pelvico è il primo passo raccomandato dalle linee guida.

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