C'è una frase che quasi tutti i genitori si sentono dire almeno una volta, di solito da un nonno e di solito con le migliori intenzioni: "Non tenerlo in piedi che gli si storcono le gambe."
Ti do subito la risposta, poi ti spiego da dove viene: non è vero, e c'è un dato che da solo chiude la questione. Il momento in cui le gambe di un bambino sono più arcuate in assoluto arriva intorno ai sei mesi — cioè prima che la maggior parte dei bambini stia in piedi. Se il carico storcesse le gambe, la curva andrebbe nella direzione opposta.
C'è però una parte vera dentro quella frase, ed è per questo che sopravvive da generazioni. Non riguarda le ossa: riguarda il tempo. E riguarda soprattutto un oggetto preciso, il girello.
Cosa succede davvero quando spinge sulle gambe
Se appoggi i piedi di un neonato di poche settimane su un piano, succede una cosa che sembra "stare in piedi" ma non lo è: le gambe si irrigidiscono e a volte parte perfino una sequenza che assomiglia a dei passi. È un riflesso, non una scelta, e come tutti i riflessi arcaici sparisce nei primi mesi per lasciare posto al movimento volontario — ne parliamo in riflessi primitivi del neonato.
Quello che chiamiamo "stare in piedi" arriva molto dopo ed è tutta un'altra cosa: il bambino spinge lui, controlla il tronco, corregge l'equilibrio, decide quanto restarci.
E qui c'è il punto che ribalta la paura. Il carico non è un nemico dell'osso: è il suo stimolo naturale. L'osso in crescita si modella su come viene caricato. Il problema, quando c'è, non è mai "ha spinto sulle gambe": è che l'osso non era abbastanza solido per farlo — e allora la causa sta nel metabolismo del calcio e della vitamina D, non nelle mani di chi lo teneva su.
Il dato che chiude la questione
Lo studio di riferimento ha misurato l'angolo delle ginocchia in 196 bambini dai 6 mesi agli 11 anni. Il risultato è una traiettoria, e la traiettoria dice tutto:
| Età | Come sono le ginocchia |
|---|---|
| Intorno ai 6 mesi | massimo dell'arcuatura (gambe "a parentesi") |
| Verso i 18 mesi | quasi in linea, circa 0° |
| Intorno ai 4 anni | massimo delle ginocchia valghe, in media 8° (le classiche "a X") |
| Verso gli 11 anni | discesa graduale sotto i 6° in media |
Rileggi la prima riga. Il picco di gambe arcuate è a sei mesi. Nello studio dell'OMS che ha seguito 816 bambini in cinque Paesi con visite mensili nel primo anno e bimestrali nel secondo, la finestra normale per stare in piedi con sostegno va da 4,8 a 11,4 mesi e quella per camminare da solo da 8,2 a 17,6 mesi. Tradotto: a sei mesi, quando le gambe sono al massimo dell'arco, moltissimi bambini non hanno ancora messo un grammo di peso sui piedi.
Poi c'è la seconda parte, altrettanto controintuitiva: la fase successiva non è "gambe dritte", sono le ginocchia valghe. Verso i tre-quattro anni le ginocchia si toccano e le caviglie si allontanano, e anche quello è normale. Uno studio su 590 bambini turchi dai 3 ai 17 anni ha trovato un valgismo medio massimo di 9,6° a 7 anni nei maschi e 9,8° a 6 anni nelle femmine, concludendo che fino a 11° in quella fascia d'età si resta nella fisiologia. Gli stessi autori notano che i loro valori erano più alti di quelli riportati prima e li attribuiscono a differenze di popolazione: i numeri esatti cambiano, la forma della curva no.
Le gambe di tuo figlio faranno da sole, in quest'ordine: arco → dritte → a X → dritte. Non perché qualcuno le abbia tenute o non le abbia tenute in piedi.

E allora perché "non tenerlo in piedi" è così diffuso?
Perché la frase mescola tre cose, e una delle tre è vera.
La vista. Un bambino di otto mesi tenuto in verticale ha le gambe ad arco davvero: le vedi, ti spaventano, e siccome lo stai tenendo su in quel momento il collegamento causa-effetto si fa da solo. Ma l'arco c'era anche prima, sdraiato: semplicemente non lo guardavi.
La memoria di un problema reale. Prima che la vitamina D fosse una prevenzione di routine, le gambe storte gravi esistevano eccome — ed erano rachitismo. Il consiglio dei nonni nasce in un mondo in cui quel problema era frequente: ha solo sbagliato colpevole.
Come passa la giornata. Questa è la parte vera, e non c'entra l'osso. Ci arriviamo tra poco.
Dove le prove sono più deboli: dichiariamolo
Nessuno ha fatto — né mai farà — uno studio in cui si sorteggiano i bambini in "tenuti in piedi" e "non tenuti in piedi". Quello che possiamo dire lo ricaviamo dalla storia naturale delle gambe, dalle cause note delle deformità e dai casi più estremi disponibili. Sono due, e vanno nella stessa direzione:
- In un sondaggio polacco su 969 famiglie, i bambini che avevano usato il girello — cioè tempo in verticale sostenuto nel periodo più delicato — saltavano il gattonamento molto più spesso, ma i disturbi del cammino comparivano nella stessa percentuale nei due gruppi.
- In uno studio su 691 bambini sudafricani tra i 2 e i 9 anni, dove portare il bambino sulla schiena è un'usanza diffusa, chi veniva portato più di frequente mostrava davvero più valgismo e più torsione tibiale interna (p < 0,001) — ma gli autori sottolineano che i valori restavano dentro i limiti normali, tanto da non giustificare alcun intervento.
Anche abitudini molto più prolungate di "tenerlo un attimo in piedi" non hanno spostato le gambe fuori dai limiti normali. È l'informazione migliore che abbiamo, ed è giusto dire che è indiretta.
Quando le gambe storte non sono normali
Questa è la parte che conta davvero, perché esiste ed è concreta.
Le gambe arcuate sono un processo fisiologico nei bambini che camminano sotto i 2 anni. Dopo quell'età un'arcuatura ancora significativa va valutata. Le cause vere sono due.
Il rachitismo carenziale. Carenza di vitamina D o di calcio: l'osso non mineralizza bene e sotto carico si deforma. È il motivo per cui esiste un consenso globale sulla prevenzione e la gestione del rachitismo nutrizionale, costruito con il metodo GRADE da 33 esperti di 11 organizzazioni scientifiche. In Italia la carenza di vitamina D nei bambini è frequente, e un documento di consenso della Società Italiana di Pediatria insieme a SIPPS e FIMP ha messo per iscritto un approccio pratico alla supplementazione in età pediatrica. Dose e durata le decide il tuo pediatra: qui interessa il concetto, cioè che la profilassi con vitamina D nel primo anno è la vera prevenzione delle gambe storte, non evitare di tenerlo in piedi.
La malattia di Blount. È un disturbo di crescita della parte interna della tibia ed è la causa patologica più comune di gambe arcuate. Una revisione sistematica del 2020 su 32 articoli conclude che l'origine è multifattoriale — predisposizione genetica, pressione meccanica eccessiva legata all'obesità o a un cammino molto precoce, forse la nutrizione — e ammette con onestà che tutti gli studi disponibili sono di basso livello di evidenza.
Il dato più utile viene da uno studio su 69 bambini tra i 2 e i 4 anni arrivati in ambulatorio con gambe arcuate: 49 erano fisiologiche e si sono risolte da sole, 20 erano Blount. Confrontando i due gruppi, l'età in cui avevano iniziato a camminare non faceva differenza; a farla erano il peso corporeo, il percentile di BMI e il rapporto peso-altezza. Un buon promemoria contro la tentazione di trovare un colpevole comportamentale.
I segnali per cui vale la pena farlo vedere
- l'arcuatura peggiora invece di ridursi con i mesi;
- è nettamente asimmetrica, molto più marcata da un lato;
- persiste in modo evidente oltre i 2 anni;
- c'è dolore, zoppia o rifiuto di caricare;
- il bambino è molto sovrappeso;
- la statura è nettamente sotto la curva.
Non sono emergenze. Sono cose da mostrare al pediatra invece che da cercare su internet.
Perché non ha senso "farlo camminare prima"
Qui la domanda cambia: non più "gli faccio male?" ma "lo aiuto?". La risposta è no — non perché sia dannoso, ma perché non è così che funziona il motore.
Il primo motivo è che non esiste un "prima". La finestra normale per camminare da soli, nello studio dell'OMS, è larga 9,4 mesi: dagli 8,2 ai 17,6. Un bambino che cammina a 16 mesi e uno che cammina a 10 sono entrambi nella norma.
Il secondo motivo è che l'esperimento è già stato fatto, con i girelli, che mettono un bambino in verticale e in movimento per ore. In uno studio irlandese su 190 bambini, 102 dei quali utilizzatori per una durata mediana di 26 settimane, chi usava il girello gattonava a 35,2 settimane contro 31,3, stava in piedi da solo a 57,0 contro 53,7 e camminava da solo a 61,1 contro 58,1. In dose-risposta: ogni 24 ore complessive di girello si associavano a 3,3 giorni di ritardo nel camminare da solo (IC 95%: 2,5–4,1) e 3,7 giorni nello stare in piedi da solo (2,9–4,4).
Ma il dettaglio più interessante è un altro: nello stesso studio non c'era nessuna differenza nel sollevare la testa da prono, nello stare seduti con e senza sostegno, nello stare in piedi con sostegno e nel camminare con sostegno. Cioè: passare ore in verticale sostenuti non ha anticipato nemmeno le tappe sostenute. Non ha anticipato niente. Ha solo ritardato quelle autonome.
Il motivo vale come principio generale: un bambino impara una tappa facendo quella tappa, non una sua imitazione passiva. Il cammino nasce da mesi di rotolamenti, spinte, cadute e tentativi di alzarsi ai mobili. Le finestre vere, tappa per tappa, le trovi in non gattona e non cammina: le finestre delle tappe motorie.
Il girello: perché le società pediatriche lo sconsigliano
Se dalla frase dei nonni togli la parte sbagliata sulle ossa, resta una preoccupazione legittima — e il girello è il punto in cui diventa fondata. Su tre fronti.
Ritarda lo sviluppo motorio. Oltre allo studio irlandese: in una ricerca su 109 bambini tra 6 e 15 mesi, chi aveva usato il girello si sedeva, gattonava e camminava più tardi, con punteggi più bassi alle scale Bayley sia motorie sia mentali. In uno studio turco su 29 utilizzatori e 19 non utilizzatori di circa 10 mesi, i punteggi motori e il controllo del tronco erano significativamente più bassi in chi lo usava. E nel sondaggio polacco, gli utilizzatori avevano 3 volte più probabilità di non aver mai gattonato.
Toglie proprio la cosa che serve. Nel girello il bambino non vede i propri piedi, non cade, non impara a gestire lo spazio che il suo corpo occupa: sostituisce il pavimento — dove si impara — con una posizione garantita da un telaio. Esiste anche la segnalazione di due casi in cui l'uso precoce è stato associato a un quadro motorio con retrazione dei polpacci che sembrava una diplegia spastica: è una serie di due casi, quindi va presa per quello che è, un campanello e non una prova.
È pericoloso. È il punto meno discutibile. Uno studio sui dati americani di sorveglianza degli infortuni ha stimato 230.676 bambini sotto i 15 mesi curati in pronto soccorso per lesioni legate al girello tra il 1990 e il 2014: nel 90,6% dei casi lesioni a testa o collo, nel 74,1% causate da una caduta dalle scale dentro il girello. Tra i ricoverati — il 4,5% del totale — il 37,8% aveva una frattura cranica. Già nel 2001 l'Accademia Americana di Pediatria, contando 8.800 accessi in pronto soccorso in un anno e 34 decessi tra il 1973 e il 1998, scriveva che i girelli non aiutano il bambino a imparare a camminare e ne raccomandava il divieto di produzione e vendita, indicando i centri di attività fissi come alternativa più sicura. Più sicura, appunto: non più utile. E dove il girello è la norma il conto si vede: in uno studio di Singapore su 185 bambini tra i 7 e i 10 mesi, usato regolarmente dal 90% delle famiglie, il 12,5% degli utilizzatori aveva riportato almeno un infortunio.
Cosa fare, invece
- Pavimento, tanto. Superficie ferma, spazio libero, vestiti che non impiccino. È lì che si costruisce tutto.
- Meno ore in oggetti. Ovetto, sdraietta, seggiolino, girello: ognuno è comodo e nessuno è dannoso a piccole dosi. Il conto lo fa la somma.
- Lascialo salire e scendere. Ai divani, alle sedie, a te. Alzarsi in piedi ai mobili è la tappa che precede il cammino, e la fa lui.
- Piedi nudi in casa. Quando inizia a stare in piedi, scalzo è meglio che calzato: le scarpe servono fuori, per proteggere. Ne parliamo in scarpe per i primi passi.
- Non farti spaventare dal piede piatto. In uno studio su 835 bambini tra i 3 e i 6 anni il piede piatto flessibile era presente nel 44% — dal 54% a 3 anni al 24% a 6 — mentre quello patologico era sotto l'1%, e gli autori stimavano che oltre il 90% dei trattamenti in corso fosse inutile. Una revisione su Pediatrics è dello stesso avviso: nel bambino asintomatico è appropriato semplicemente osservare. Il dettaglio è in piede piatto nel bambino.
- Vitamina D come dice il pediatra. È l'unica cosa in questa lista che protegge davvero le gambe.
Cosa può fare un fisioterapista (e cosa no)
Nella maggior parte dei casi niente, ed è la risposta giusta. Gambe arcuate a un anno, ginocchia a X a tre anni, piedi piatti a quattro: sono tappe, non problemi, e il lavoro di un professionista onesto è dirtelo e togliertelo dalla testa.
Serve invece uno sguardo esperto quando l'asimmetria è netta, quando qualcosa peggiora invece di migliorare, quando il bambino evita di caricare da un lato, o quando ti hanno detto tre cose diverse e non sai più a chi credere.
Questo si fa bene anche in videochiamata, perché la parte più utile è guardare come si muove a casa sua: come si alza ai mobili, come si siede, da che lato cade sempre. Con Ri-Hub Junior si parte da una prima visita gratuita di venti minuti con una fisioterapista specializzata in età evolutiva: ci mostri il bambino che gioca per terra, lo guardiamo insieme e ti diciamo se c'è qualcosa da fare o se puoi smettere di preoccupartene. Per i bambini fino ai 10 anni le sedute durano un'ora e costano 59,90 €.
Due limiti, detti subito. Se il sospetto è un rachitismo o una malattia di Blount, la strada passa da pediatra, esami e radiografia: sono diagnosi che non si fanno da uno schermo. E se dietro c'è una condizione neurologica o neuromuscolare complessa, il posto giusto non siamo noi: quei percorsi richiedono valutazioni in presenza e centri specializzati.
Fonti
- Normal limits of knee angle in white children — genu varum and genu valgum — Journal of Pediatric Orthopaedics, 1993
- WHO Motor Development Study: windows of achievement for six gross motor development milestones — Acta Paediatrica (Suppl), 2006
- Normal development of the tibiofemoral angle in children: a clinical study of 590 normal subjects from 3 to 17 years of age — Journal of Pediatric Orthopaedics, 2001
- Clinical and radiographic evaluation of bowlegs — Current Opinion in Pediatrics, 2001
- Global Consensus Recommendations on Prevention and Management of Nutritional Rickets — Journal of Clinical Endocrinology and Metabolism, 2016
- Vitamin D in pediatric age: consensus of the Italian Pediatric Society and SIPPS, jointly with FIMP — Italian Journal of Pediatrics, 2018
- Insight into the possible aetiologies of Blount's disease: a systematic review of the literature — Journal of Pediatric Orthopaedics B, 2020
- Body mass index as a prognostic factor in development of infantile Blount disease — Journal of Pediatric Orthopaedics, 2007
- Locomotor milestones and babywalkers: cross sectional study — BMJ, 2002
- Effects of baby walkers on motor and mental development in human infants — Journal of Developmental and Behavioral Pediatrics, 1999
- Association Between Baby Walker Use and Infant Functional Motor Development — Pediatric Physical Therapy, 2023
- Evaluation of the effects of using a baby walker on trunk control and motor development — Turkish Archives of Pediatrics, 2021
- Infant walker use, injuries, and motor development — Injury Prevention, 1997
- Injuries associated with infant walkers — American Academy of Pediatrics, Pediatrics, 2001
- Infant Walker-Related Injuries in the United States — Pediatrics, 2018
- Influence of infant-walkers on motor development: mimicking spastic diplegia? (serie di due casi) — European Journal of Paediatric Neurology, 1999
- Back-Carrying in Children Is Related to Lower Limb Development — Children (Basel), 2022
- Prevalence of flat foot in preschool-aged children — Pediatrics, 2006
- Pediatric Pes Planus: A State-of-the-Art Review — Pediatrics, 2016
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.




