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Riflessi Primitivi del Neonato: Quali Sono e Quando Spariscono

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Pubblicato il 5 agosto 2026

Ritratto affascinante di una bambina in un morbido vestito blu con dettagli in tulle.
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Lo appoggi nella culla con tutta la delicatezza del mondo e succede lo stesso: le braccia si spalancano di scatto, le mani si aprono, poi tutto rientra e lui piange. Oppure gli sfiori il palmo mentre dorme e ti stringe il dito con una forza che non ti aspetti.

Non li sta decidendo, quei movimenti. Sono riflessi primitivi: risposte automatiche generate dal tronco encefalico, presenti prima ancora che nasca, che servono a proteggerlo e a nutrirlo. Il pediatra li controlla perché la loro comparsa, la loro simmetria e soprattutto il momento in cui se ne vanno raccontano come sta maturando il sistema nervoso.

Qui trovi quali sono, quando spariscono davvero, cosa guarda un professionista quando restano — e perché su questo tema circolano online promesse che le prove non sostengono.

Che cosa sono davvero (e perché devono sparire)

Sono risposte motorie involontarie, mediate dal tronco encefalico, presenti alla nascita nei bambini nati a termine. Emergono durante la gestazione e servono a funzioni concrete: mangiare, difendersi, aggrapparsi. Poi il sistema nervoso centrale li inibisce progressivamente, di norma tra i 4 e i 6 mesi, man mano che la corteccia matura e il controllo volontario prende il sopravvento.

Attenzione alla parola "inibisce": i riflessi non evaporano, vengono messi sotto controllo. Tanto che in età adulta, quando la corteccia frontale si ammala, alcuni possono ricomparire — sono i segni di liberazione frontale, descritti per esempio nella demenza.

Detto in modo semplice: finché comanda il riflesso, non può comandare il bambino. Se la mano si chiude da sola su qualsiasi cosa la tocchi, non c'è spazio per decidere di afferrare il sonaglio e lasciare il cucchiaio. La sparizione del riflesso non è una perdita, è un permesso.

La tabella dei tempi

Questi sono i tempi indicati dal riferimento clinico più usato dai medici. Tienili come finestre, non come date di scadenza.

Riflesso Compare Se ne va
Marcia automatica alla nascita 2-3 mesi
Tonico asimmetrico del collo ~35ª settimana di gestazione 3-4 mesi
Moro 28ª settimana di gestazione 4-6 mesi
Prensione palmare 28ª settimana di gestazione 4-6 mesi
Ricerca (rooting) ~28ª settimana di gestazione 4-6 mesi
Galant 32ª settimana di gestazione 4-6 mesi
Suzione 32ª-35ª settimana di gestazione ~6 mesi
Prensione plantare 28ª settimana di gestazione 9-12 mesi
Babinski alla nascita 12-24 mesi

Due cose che ti risparmiano un'ansia inutile. La prima: la prensione plantare e il Babinski durano molto più a lungo degli altri. Se a undici mesi le dita del piede gli si aprono a ventaglio quando gli sfiori la pianta, è quello che ci si aspetta. La seconda: i riflessi non scompaiono da un giorno all'altro, si sfilacciano. Per settimane li vedrai comparire a metà, più deboli, o solo quando è stanco o spaventato.

Carino bambino a letto che osserva un giocattolo colorato, evocando calore e curiosità.

Uno per uno, con quello che serve sapere

Moro (il riflesso di soprassalto)

È quello che ti spaventa di più. Un rumore forte, un movimento brusco, la testa che va indietro di qualche grado: il bambino spalanca le braccia, apre le mani, poi le richiude verso il centro come per aggrapparsi. Compare intorno alla 28ª settimana di gestazione e viene inibito tra i 4 e i 6 mesi.

La cosa più utile non è quando sparisce, ma che va guardato da entrambi i lati. Un Moro asimmetrico — un braccio che si apre e l'altro no — suggerisce un problema di quel lato, per esempio una lesione del plesso brachiale (nella paralisi di Erb, che coinvolge le radici C5-C6, il braccio interessato non riesce ad abdurre). Un Moro completamente assente è l'altro estremo e può indicare una depressione importante del sistema nervoso centrale.

Prensione palmare e plantare

Gli sfiori il palmo e la mano si chiude; gli sfiori la pianta del piede e le dita si flettono. La prima se ne va tra i 4 e i 6 mesi, la seconda resiste fino ai 9-12 mesi: è normalissimo vederla ancora quando il bambino sta già seduto da solo. Quando la prensione palmare sparisce guadagni una cosa che vedi a occhio: il bambino comincia a mollare gli oggetti apposta. Il lasciare è una conquista tanto quanto l'afferrare.

Marcia automatica

Lo tieni sotto le ascelle, in verticale, con i piedini che toccano un piano: alza una gamba, poi l'altra, come se camminasse. È il riflesso che stupisce di più i genitori e il primo ad andarsene, tra i 2 e i 3 mesi.

Va detto chiaramente, perché è l'equivoco più frequente: non c'entra niente con il camminare. Non lo anticipa e non lo prepara. Il cammino vero arriva mesi dopo, per una strada fatta di forza, equilibrio ed esperienza. Le finestre reali delle tappe le trovi in Non gattona e non cammina: le finestre vere delle tappe motorie.

Tonico asimmetrico del collo

È la "posizione dello schermidore": quando il bambino gira la testa da un lato, il braccio di quel lato si estende e l'altro si piega. Compare tardi rispetto agli altri, verso la 35ª settimana di gestazione, e viene inibito presto, tra i 3 e i 4 mesi.

È il riflesso di cui si parla di più nei discorsi sulle difficoltà scolastiche, e ci torniamo tra poco. Intanto tieni un dato clinico solido: dopo la primissima infanzia, la persistenza del Moro e del tonico asimmetrico del collo è clinicamente significativa secondo la revisione sistematica dei segni neurologici del lattante.

Ricerca, suzione, Galant, Babinski

La ricerca (gli sfiori l'angolo della bocca e gira la testa da quel lato) e la suzione servono a mangiare e sono le prime a diventare volontarie: 4-6 mesi la prima, intorno ai 6 la seconda. Il Galant si evoca sfiorando la schiena lungo la colonna, e il tronco si incurva verso quel lato. Il Babinski è l'apertura a ventaglio delle dita del piede, l'unico che può restare normalmente fino ai due anni.

Cosa guarda davvero il pediatra

Qui la precisione fa la differenza tra un controllo e un allarme. Il segnale non è "c'è un riflesso". È una di queste tre cose:

  1. Assenza dove dovrebbe esserci. Una revisione sistematica su 23 studi e 20 segni neurologici diversi ha trovato che, nella primissima infanzia, un Moro assente o una prensione plantare assente possono predire un esito di sviluppo sfavorevole.
  2. Asimmetria. Un lato che risponde e l'altro no, in qualunque riflesso, indirizza verso un problema locale di quel lato.
  3. Persistenza oltre i tempi. Sempre in quella revisione, dopo i primi mesi diventano clinicamente significative la persistenza del Moro e del tonico asimmetrico del collo; il ritardo nella comparsa della reazione di paracadute pesa di più man mano che il bambino cresce; le prove di trazione a sedere e di sospensione verticale hanno valore predittivo lungo tutto il primo anno.

E soprattutto: nessuno di questi segni si legge da solo. Una rassegna classica sull'esame neuro-evolutivo lo dice con un numero: i lattanti con cinque o più reazioni posturali anomale hanno sviluppato paralisi cerebrale o ritardo di sviluppo. Non una. Cinque.

Quando il sospetto è reale, poi, gli strumenti buoni sono altri. Una revisione sistematica su JAMA Pediatrics — la paralisi cerebrale riguarda circa 1 nato su 500 — ha stabilito che la diagnosi, storicamente posta tra i 12 e i 24 mesi, oggi si può fare prima dei 6 mesi di età corretta. Prima dei 5 mesi gli strumenti più predittivi sono la risonanza magnetica a termine (sensibilità 86-89%), la valutazione dei movimenti generali secondo Prechtl (98%) e la Hammersmith Infant Neurological Examination (90%). Va detto anche il rovescio: una rassegna di pratica clinica del 2024 ricorda che, nella realtà degli ambulatori, la paralisi cerebrale viene diagnosticata in modo più affidabile entro i 2 anni, e che la diagnosi resta prima di tutto clinica.

Tradotto: se il pediatra vuole approfondire non ti manderà a "integrare un riflesso", ma da un neuropsichiatra infantile o in un centro che usa questi strumenti.

Se è nato prematuro

Il riferimento cambia, e non basta la solita correzione dell'età. Uno studio prognostico su neonati pretermine sani, valutati a 3, 6, 9 e 12 mesi di età corretta, ha trovato questo: a 3 mesi tutti i riflessi primitivi erano ancora presenti; a 6 mesi tutti avevano ancora la prensione plantare e il 2,7% mostrava ancora Moro e prensione palmare; a 9 e 12 mesi restava solo la prensione plantare. La conclusione degli autori è netta: nei prematuri i riflessi scompaiono in ritardo anche usando l'età corretta. Non è una brutta notizia, è un metro diverso: il tema più largo lo trovi in Prematuro: sviluppo motorio ed età corretta.

La parte onesta: i "riflessi trattenuti" e la scuola

Se hai cercato questo argomento online, avrai trovato corsi e schede di esercizi che promettono di "integrare i riflessi primitivi" e di risolvere così dislessia, disgrafia, disattenzione, goffaggine, ansia, persino l'enuresi. Ecco quanto pesano davvero le prove: la risposta non è "zero", ma non è nemmeno lontanamente quello che ti raccontano.

Primo dato. Una revisione sistematica del 2024 ha cercato in sette banche dati l'associazione tra disturbi dell'apprendimento, funzione motoria e riflessi primitivi nei bambini in età prescolare. Ha incluso 27 studi. Di questi, solo tre avevano misurato i riflessi primitivi. Gli autori raccomandano cautela nell'interpretare i risultati per la forte eterogeneità degli studi.

Secondo dato. Una revisione sistematica del 2026 ha raccolto 14 studi pubblicati tra il 2004 e il 2023 su bambini di 3-11 anni senza disturbi del neurosviluppo: sei trovavano associazioni negative con lo sviluppo motorio, sei con le prestazioni cognitive, cinque valutavano interventi con effetti "da piccoli a grandi". La conclusione è però la frase che nessuno cita: le prove restano limitate ed eterogenee, e di questo va tenuto conto nell'interpretarle. Associazione, non causa.

Terzo dato, il più importante. In uno studio su 35 bambini sani di 4-6 anni, il 65% mostrava riflessi primitivi a livello residuo e solo l'11% non ne aveva nessuno. In un altro studio dello stesso gruppo su 112 bambini della stessa età, la correlazione tra attività dei riflessi ed efficienza motoria era -0,33: reale, ma debole. E il modello di regressione mostrava che con l'aumentare dell'età i riflessi calano e le capacità motorie migliorano — cioè una buona parte di quella correlazione la spiega semplicemente l'età. Un terzo lavoro dello stesso gruppo, su 44 bambini di 4-6 anni, ha legato il livello di riflessi attivi a disturbi riferiti dai genitori su questionario (disprassia, difficoltà sensoriali-vestibolari e posturali): un'associazione, su un campione piccolo, con l'esito raccontato da chi cresce il bambino.

Rileggi quel 65%: due bambini sani su tre, a cinque anni, mostrano una traccia di riflesso ai test. È più la regola che l'eccezione, ed è qui che si consuma il fraintendimento più grosso: un riflesso pienamente presente in un lattante di nove mesi, valutato dal pediatra, e un punteggio "residuo" ai test in un bambino di cinque anni sono due cose diverse. Il primo è un segno clinico; il secondo è una misura fine di maturità neuromotoria, su scale non diagnostiche.

Quarto dato: gli interventi. Lo studio più diretto ha confrontato per tre mesi, tre sedute a settimana, un programma di integrazione dei riflessi (MNRI) e uno di integrazione sensoriale in 40 bambini di 3-6 anni con paralisi cerebrale diplegica spastica. Entrambi i gruppi sono migliorati, ma senza differenza statisticamente significativa tra i due. E il dettaglio che cambia la lettura: entrambi ricevevano in parallelo un programma fisioterapico standard di allungamento, rinforzo e facilitazione delle tappe motorie. Il miglioramento non è quindi attribuibile al metodo sui riflessi.

Il resto del filone è fatto di studi piccoli e dichiaratamente esplorativi: il lavoro sulla lettura dell'orologio analogico è uno studio pilota su 28 bambini di una singola scuola; quello sulla rotazione del tronco ha coinvolto 61 bambini, con una correlazione di 0,335 e una p esattamente al limite della significatività (0,050). Anche la revisione del 2025 che propone i riflessi trattenuti come bersaglio terapeutico nell'autismo è una rassegna narrativa che avanza un'ipotesi, non uno studio che la verifica. Sono spunti di ricerca, non una base per un percorso a pagamento.

Come ti conviene comportarti. Se tuo figlio ha difficoltà scolastiche o motorie, vanno valutate per quello che sono, con gli strumenti che le riguardano: neuropsicologici, logopedici, fisioterapici. Un lavoro sui riflessi non è pericoloso — sono esercizi di movimento — ma non deve sostituire la valutazione giusta né esserti venduto come la causa finalmente trovata.

Quando chiedere una valutazione

Queste sono cose da far vedere senza aspettare il prossimo bilancio di salute:

  • un riflesso che risponde da un lato solo, in qualunque momento;
  • il Moro ancora pieno dopo i 6 mesi, o la posizione dello schermidore che il bambino sembra non riuscire a sciogliere;
  • il bambino ti sembra molto rigido o molto molle tra le mani (ne parliamo in Ipotonia nel neonato: quando preoccuparsi);
  • usa sempre e solo una mano prima dei 12 mesi;
  • non alza la testa da prono a 4 mesi, non sta seduto senza appoggio a 9.

E un punto a parte, perché non è come gli altri: se il bambino ha perso qualcosa che prima faceva — non afferra più, non sorride più, non tiene più la testa — non aspettare. Chiama il pediatra subito: la perdita di capacità già acquisite va vista in tempi brevi, non al prossimo controllo.

Su tutti gli altri punti la prima persona con cui parlare resta il pediatra: è lui che legge i riflessi dentro il quadro completo e decide se serve un livello successivo.

Cosa può fare un fisioterapista (e cosa no)

Un fisioterapista dell'età evolutiva non "integra i riflessi". Guarda come il tuo bambino si organizza nel movimento: se spinge da entrambe le parti o solo da una, se gira la testa sempre dallo stesso lato, come reagisce quando lo tiri su a sedere, cosa gli manca per la tappa successiva. E ti dice due o tre cose da cambiare a casa questa settimana.

Questo si fa bene anche in videochiamata, perché il lavoro vero lo fai tu, sul tappeto di casa tua, molte volte al giorno. Con Ri-Hub Junior si parte da una prima visita gratuita di venti minuti con una fisioterapista specializzata in età evolutiva: ci mostri il bambino dal vivo e guardiamo insieme quello che ti preoccupa. Per i bambini fino ai 10 anni le sedute durano 50 minuti e costano 59,90 €.

E se dietro c'è il sospetto di una condizione neurologica o neuromuscolare complessa, il posto giusto non siamo noi: quei percorsi richiedono valutazioni in presenza e centri specializzati. Te lo diciamo subito, invece di farti perdere settimane.

Il pugno che resta chiuso è il riflesso che si vede più di tutti: quando si apre, e quando invece va guardato, è in Le mani del neonato.

Oltre ai riflessi c'è il movimento spontaneo, che si osserva in modo diverso e dice cose diverse: Come si muove un neonato.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

Domande frequenti

Quali sono i riflessi primitivi del neonato?

I principali sono il Moro (il sussulto con le braccia che si aprono), la prensione palmare e plantare, la ricerca e la suzione, il riflesso tonico asimmetrico del collo, la marcia automatica, il riflesso di Galant e il Babinski. Compaiono già in gravidanza — il Moro e la prensione intorno alla 28ª settimana di gestazione, il tonico asimmetrico del collo verso la 35ª — e sono risposte automatiche generate dal tronco encefalico, non movimenti che il bambino decide.

A che età spariscono i riflessi primitivi?

Non tutti insieme. Secondo il riferimento clinico più usato, la marcia automatica se ne va a 2-3 mesi, il tonico asimmetrico del collo a 3-4 mesi, il Moro, la prensione palmare, la ricerca e il Galant tra i 4 e i 6 mesi, la suzione riflessa intorno ai 6 mesi. La prensione plantare resiste fino ai 9-12 mesi e il Babinski può restare fino ai 12-24 mesi: questi due ultimi, se li vedi ancora a un anno, quasi sempre non sono un problema.

Perché i riflessi primitivi devono sparire?

Perché non spariscono davvero: vengono progressivamente inibiti dalla corteccia cerebrale man mano che matura, di norma tra i 4 e i 6 mesi. È il passaggio dal movimento automatico al movimento scelto. Finché la mano si chiude da sola su tutto quello che la tocca, il bambino non può decidere di afferrare un oggetto e lasciarne un altro: il riflesso occupa il posto che serve al gesto volontario.

Il riflesso di Moro persistente è preoccupante?

Dipende da quando. Una revisione sistematica su 23 studi ha trovato che nella primissima infanzia è l'assenza del Moro (o della prensione plantare) a essere un segnale, mentre più avanti conta la persistenza del Moro e del tonico asimmetrico del collo. Il testo clinico di riferimento indica che il Moro presente oltre i 6 mesi va considerato anomalo e valutato. Un dato importante: un Moro asimmetrico, cioè un braccio che si apre e l'altro no, suggerisce un problema locale come una lesione del plesso brachiale, non una condizione generale.

Mio figlio è nato prematuro: i tempi cambiano?

Sì, e non basta correggere l'età. Uno studio su neonati pretermine sani seguiti a 3, 6, 9 e 12 mesi di età corretta ha trovato che a 3 mesi tutti i riflessi primitivi erano ancora presenti, a 6 mesi il 2,7% mostrava ancora Moro e prensione palmare, e a 9 e 12 mesi restava solo la prensione plantare. Gli autori concludono che nei prematuri i riflessi scompaiono con ritardo anche usando l'età corretta. Se tuo figlio è nato prima del termine, il metro di paragone è quello.

I riflessi primitivi 'trattenuti' causano dislessia e problemi a scuola?

Le prove sono deboli e va detto chiaramente. Una revisione sistematica del 2024 su 27 studi nei bambini in età prescolare ha trovato che solo tre di essi avevano misurato i riflessi primitivi. Una revisione del 2026 ha raccolto 14 studi su bambini di 3-11 anni e ha concluso che le prove restano limitate ed eterogenee. Nel frattempo, in uno studio su bambini sani di 4-6 anni il 65% mostrava riflessi a livello residuo e solo l'11% non ne aveva nessuno: una traccia di riflesso, a quell'età, è più la regola che l'eccezione.

Servono i programmi di 'integrazione dei riflessi'?

Non ci sono prove solide che facciano meglio di altro. Lo studio più diretto ha confrontato per tre mesi due approcci in 40 bambini con paralisi cerebrale diplegica: entrambi i gruppi sono migliorati, ma senza differenza statisticamente significativa tra i due, e soprattutto entrambi ricevevano in parallelo un programma fisioterapico standard di allungamento, rinforzo e facilitazione delle tappe motorie. Il miglioramento non può quindi essere attribuito al metodo sui riflessi. Prima di spendere soldi in un percorso del genere, chiedi che cosa promette e su quali dati.

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