Dolore e Patologie

Emorroidi e Gonfiore Dopo il Parto: Cosa Aiuta Davvero

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Pubblicato il 24 agosto 2026

Donna in abbigliamento sportivo che si rilassa su un tappetino da palestra al chiuso, evidenziando la cura di sé e il fitness.
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C'è un momento che nessuno ti descrive prima: la prima volta che devi andare in bagno dopo il parto. Sei seduta lì, hai paura di spingere, hai paura di quello che sentirai, e mentre aspetti ti accorgi che dietro c'è qualcosa che prima non c'era — gonfio, che brucia, che fa male anche solo appoggiandoti.

Ti dico subito la cosa più utile, poi ti spiego perché: la parte che puoi cambiare davvero non è l'emorroide, è il modo in cui vai in bagno. In due coorti prospettiche indipendenti, il fattore di rischio indipendente più forte per i disturbi anali del post parto è la difficoltà a evacuare, con lo sforzo che si porta dietro.

Quanto è comune (molto più di quanto sembri)

Non sei l'unica e non sei stata sfortunata. I numeri delle coorti prospettiche sono impressionanti proprio perché nessuno ne parla:

Studio Donne seguite Cosa hanno trovato
Coorte spagnola, 2021 109 Malattia emorroidaria nell'11% nel primo trimestre, 23% nel terzo, 36,2% a un mese dal parto, 16,9% a tre mesi
Coorte lituana, 2024 190 34,59% ha sviluppato malattia emorroidaria dopo il parto, 56,87% una patologia perianale
Coorte belga, 2018 94 68% ha avuto sintomi anali; il più frequente era il dolore anale
Coorte francese, 2002 165 Lesioni anali nel 9,1% in gravidanza contro il 35,2% nel post parto

Guarda la prima riga per intero, perché contiene anche la buona notizia: dal 36,2% a un mese si scende al 16,9% a tre mesi. La maggior parte di questi disturbi rientra da sola. Il problema è che, nelle settimane in cui non è ancora rientrato, tu devi comunque sederti, alzarti, allattare e portare in braccio un neonato.

Un dettaglio della coorte francese vale da solo il paragrafo: il 91% delle trombosi emorroidarie esterne compariva già il primo giorno dopo il parto, mentre le ragadi si distribuivano senza picchi lungo i due mesi successivi. Se il nodulo duro ti è comparso subito, non hai sbagliato niente tu nei giorni dopo: è successo durante.

La causa su cui puoi lavorare: lo sforzo

Qui i numeri sono netti e vanno nella stessa direzione in studi diversi, fatti in Paesi diversi, a vent'anni di distanza.

Nella coorte belga su 94 donne, i due soli fattori di rischio indipendenti per i disturbi anali erano la stitichezza, con un odds ratio di 6,3 (IC 95% 2,08-19,37), e una storia precedente di problemi anali (OR 3,9; IC 95% 1,2-13). La stitichezza era riferita dal 60,7% delle donne nel periodo di studio.

Nella coorte francese su 165 donne, il fattore di rischio indipendente più importante per le lesioni anali era la discinesia evacuativa — cioè la difficoltà a evacuare, con sforzo e sensazione di svuotamento incompleto — con un OR di 5,7 (IC 95% 2,7-12).

Nella coorte spagnola la stitichezza risultava associata alle emorroidi sintomatiche sia nel primo sia nel terzo trimestre; nessuna associazione, invece, con le variazioni ormonali di estrogeni, progesterone e relaxina, pure dosate nel sangue.

Questo sposta il baricentro del problema. Sugli ormoni non puoi fare nulla, sul peso del bambino nemmeno — nella coorte lituana un peso alla nascita di almeno 3.380 g quadruplicava il rischio di malattia emorroidaria (OR 4,22; IC 95% 1,83-9,71) — ma su come e quando vai in bagno puoi fare parecchio, e da domani mattina.

Nota di onestà su quello stesso studio: fra i fattori di rischio comparivano anche uova e cereali, mentre frutta e verdura quotidiane risultavano protettive per la patologia perianale (OR 0,35). Le associazioni con i singoli alimenti in 190 donne sono segnali deboli, non istruzioni.

Donna in forma che sorride mentre riposa su un tappetino da ginnastica, promovendo uno stile di vita sano e il fitness.

Andare in bagno senza spingere

Questa è la parte concreta, ed è quella che in un percorso di fisioterapia del pavimento pelvico si insegna per prima.

Non rimandare lo stimolo. Con un neonato in casa arriva sempre nel momento peggiore, e rimandarlo è naturale. Ma le feci che restano lì diventano più dure, e più dure vuol dire più spinta la volta dopo: è il circolo che alimenta tutto il resto.

Non spingere a glottide chiusa. Il gesto istintivo — inspirare, bloccare il respiro, spingere in giù stringendo — scarica tutta la pressione addominale contro la parte più fragile che hai in questo momento. La versione utile è l'opposto: espira mentre lasci andare, bocca socchiusa, senza trattenere il fiato. Il perineo si apre invece di contrarsi.

Non restare seduta a lungo. Se dopo qualche minuto non succede niente, alzati e riprova più tardi: venti minuti sul water col telefono in mano tengono la zona congestionata e ti spingono a insistere. E ammorbidisci le feci prima di preoccuparti della postura: se sono dure, nessuna posizione ti salva.

E qui la nota che troverai in pochissimi altri posti. Lo sgabellino sotto i piedi, il consiglio più ripetuto di tutti, ha una prova diretta che non lo sostiene: in uno studio randomizzato su 41 pazienti con stitichezza, uno sgabello da 7 o da 9 pollici cambiava davvero la postura — l'angolo fra tronco e coscia si chiudeva progressivamente (p < 0,001) — ma non migliorava né il tempo di espulsione del palloncino né la percezione soggettiva di facilità. Provalo e tienilo se ti trovi bene; ma se non funziona non hai sbagliato tu, e non è lì che si gioca la partita.

Si gioca invece nella coordinazione: quando il pavimento pelvico si contrae mentre dovrebbe rilasciarsi, evacuare diventa uno sforzo continuo. In uno studio randomizzato su 77 persone con stitichezza cronica e dissinergia, il biofeedback — imparare a rilasciare e a coordinare la spinta con un riscontro oggettivo — correggeva la dissinergia molto più della terapia standard e del placebo (p < 0,0001). Non è uno studio sul post parto, va detto: ma il meccanismo che allena è esattamente quello che dopo un parto va per aria.

Fibre, acqua e lassativi: cosa dicono davvero le revisioni

Le fibre funzionano, ma non su tutto, ed è giusto sapere su cosa.

La revisione Cochrane sulle fibre nelle emorroidi sintomatiche ha messo insieme 7 studi randomizzati e 378 partecipanti: il rischio di non migliorare o di avere sintomi persistenti si riduceva del 53% (RR 0,47; IC 95% 0,32-0,68) e quello di sanguinamento del 50% (RR 0,50; IC 95% 0,28-0,89), con risultati coerenti a sei settimane e a tre mesi. Su prolasso, dolore e prurito, invece, gli intervalli di confidenza restavano compatibili anche con nessun effetto. Due limiti: quegli studi non erano fatti su donne nel post parto, e gli autori segnalano qualità solo moderata.

Quindi: le fibre sono la cosa giusta da fare, ma se speri che ti tolgano il bruciore stai chiedendo loro qualcosa che non è dimostrato sappiano fare. Sui lassativi, invece, la situazione è più scomoda. La revisione Cochrane 2020 sulla prevenzione della stitichezza post parto ha trovato solo 5 studi (1.208 donne), quattro dei quali pubblicati oltre quarant'anni fa, con certezza da bassa a molto bassa. Il senna aumentava la probabilità di una prima evacuazione entro 24 ore dal parto (RR 2,90; IC 95% 2,24-3,75), ma aumentava anche i crampi addominali (RR 4,23; IC 95% 1,75-10,19). E in donne con lacerazione di terzo grado riparata, aggiungere un agente di massa al lassativo si associava a più episodi di incontinenza fecale nei primi 10 giorni (RR 1,81; IC 95% 1,01-3,23). Nessuno di questi farmaci va preso di iniziativa mentre allatti: si chiede.

Il pezzo più interessante di quella Cochrane è però quello che non ha trovato: nessuno studio su interventi educativi o comportamentali, e gli autori chiedono esplicitamente che si studino anche "le posizioni che facilitano l'evacuazione". Cioè: tutto il capitolo qui sopra, quello che in fisioterapia si insegna ogni giorno, non ha ancora studi randomizzati dedicati al post parto. È ragionamento fisiologico solido, non prova sperimentale, e preferiamo dirtelo.

Freddo e caldo: due strumenti, due bersagli diversi

Vengono spesso consigliati insieme, come se fossero intercambiabili. Non lo sono.

Il freddo lavora sul perineo. La revisione Cochrane su 10 studi randomizzati e 1.233 donne trova prove — di certezza molto bassa, va detto — che il raffreddamento locale possa ridurre il dolore perineale nelle prime 4-6 ore e fra le 24 e le 48 ore dal parto. Negli studi veniva applicato per 10-20 minuti: tienilo sempre avvolto in un panno, mai a contatto diretto con la pelle. Un confronto interno merita attenzione: fra ghiaccio e gel pad refrigerato, l'edema perineale sembrava persistere di più a 24-48 ore con il ghiaccio (RR 1,69; IC 95% 1,03-2,7), e le donne giudicavano il ghiaccio meno favorevolmente. Se devi scegliere, il gel pad morbido è la scelta più sensata.

Il caldo lavora sull'ano. Uno studio manometrico su 26 volontari sani e 31 pazienti con disturbi anorettali ha misurato la pressione a riposo del canale anale durante l'immersione in acqua: a 40 °C si riduceva in modo significativo (p < 0,01), mentre a 5 °C e a temperatura ambiente restava invariata. Nei pazienti con problemi anorettali l'effetto durava 30 minuti dopo cinque minuti di immersione. È la ragione fisiologica per cui il semicupio tiepido dà sollievo quando il dolore è anale e spasmodico: rilassa lo sfintere.

Regola pratica: freddo davanti, tiepido dietro. E nessuno dei due va tenuto un'ora.

Il pavimento pelvico: contrarre, ma soprattutto rilasciare

Il timore più diffuso è che allenare il pavimento pelvico in questa fase faccia male. I dati dicono il contrario.

In uno studio su 233 donne valutate fra il primo e il sesto giorno dopo il parto, il dolore perineale era presente nel 73% durante le normali attività quotidiane (VAS 4,9), nel 47% durante la minzione e nel 19% durante l'evacuazione — ma solo nell'8% durante la contrazione volontaria del pavimento pelvico, con intensità bassa (VAS 2,2). A nove settimane nessuna riferiva dolore durante la contrazione, mentre il 18% ne aveva ancora durante l'evacuazione. La paura del dolore, concludono gli autori, non dovrebbe scoraggiare dall'iniziare presto.

Va però detto con precisione che cosa è dimostrato. La revisione Cochrane su 46 studi e 10.832 donne riguarda l'incontinenza, non le emorroidi: l'allenamento iniziato in gravidanza in donne continenti riduce le perdite di urina in fine gravidanza (RR 0,38) e nel post parto a 3-6 mesi (RR 0,71; qualità alta), mentre per quello iniziato dopo il parto l'effetto resta incerto (RR 0,88; IC 95% 0,71-1,09) e sull'incontinenza fecale le prove sono deboli. Nessuno studio dimostra che gli esercizi curino le emorroidi.

Allora perché insistiamo? Perché il pavimento pelvico è il muscolo che deve rilasciarsi al momento giusto. Dopo un parto, fra dolore, punti e paura, quasi tutte lo tengono contratto in modo difensivo per settimane: e un perineo che non molla mai ti fa spingere di più, rende l'evacuazione più difficile e tiene la zona congestionata. Il lavoro utile adesso è più sul rilascio e sulla coordinazione col respiro che sul rinforzo. Se vuoi capire come funziona davvero questo muscolo, lo abbiamo spiegato per intero in pavimento pelvico: a cosa serve e quando allenarlo.

Pressione addominale, sedute e poppate

Prima dei consigli, l'avvertenza: qui non ci sono studi randomizzati sul post parto, quello che segue è ragionamento fisiologico. Ogni volta che trattieni il fiato e spingi — per alzarti dal letto, per sollevare l'ovetto, per una tosse — la pressione addominale scarica verso il basso, e nelle settimane in cui i tessuti sono congesti ridurre quelle scariche conta. Vale anche per le poppate, la parte più lunga della tua giornata passata sotto carico.

  • Espira nello sforzo: soffia fuori l'aria mentre ti alzi o sollevi, invece di trattenerla. È il cambio con il miglior rapporto fatica-beneficio.
  • Passa dal fianco per alzarti dal letto, invece di tirarti su con gli addominali, e tieni i carichi vicini al corpo.
  • Sostieni il perineo con la mano quando tossisci o starnutisci nei primi giorni: sembra banale, riduce il picco di dolore.
  • Non sederti sulla parte che fa male: sposta il peso indietro, verso le ossa del bacino. Le sedute morbide e sprofondate sono le peggiori, una superficie ferma con un cuscino sotto le cosce funziona meglio.
  • Il cuscino a ciambella non è la soluzione universale che si racconta: se non ti dà sollievo entro pochi giorni, lascialo perdere invece di adattarti.
  • Allatta anche da sdraiata su un fianco in una parte delle poppate: toglie del tutto il carico dal perineo. E alterna spesso, perché nessuna posizione va bene per otto ore.

Se stando seduta il dolore è concentrato più indietro, in fondo alla schiena, e peggiora nel passaggio da seduta a in piedi, potrebbe non essere il perineo: leggi dolore al coccige dopo il parto. E se hai punti che tirano, il quadro completo su tempi e recupero è in punti dopo il parto.

Quando non è più una cosa da aspettare

Alcune situazioni non sono "il normale post parto" e vanno viste da un medico, non da noi:

  • un nodulo duro, teso e molto dolente comparso all'improvviso: è la trombosi emorroidaria, ed è il motivo per non aspettare. In una casistica retrospettiva su 231 pazienti — non donne nel post parto, e senza randomizzazione: chi finiva operato aveva sintomi più severi — i sintomi si risolvevano in media in 24 giorni con il trattamento conservativo contro 3,9 giorni dopo l'intervento; una meta-analisi su 6 studi e 851 pazienti riporta meno recidive con la chirurgia (RR 0,49; IC 95% 0,26-0,91), senza differenze sul sanguinamento. Non è la prova che si debba operare: è la ragione per farsi vedere presto e decidere con un medico;
  • sangue abbondante, o che continua oltre qualche giorno, o che compare senza evacuazione;
  • febbre, pus, dolore che aumenta invece di calare: segni di infezione;
  • perdita di feci o di gas senza controllo: nella coorte belga l'incontinenza fecale riguardava il 7,9% delle donne, ed è una cosa che si tratta, non che si sopporta;
  • dolore anale lancinante durante e dopo l'evacuazione: fa pensare più a una ragade che a un'emorroide.

E poi c'è la soglia che quasi nessuno ti dice. In una coorte svedese su 461 donne, il 75% di quelle con lacerazione grave aveva ancora dolore perineale a tre mesi e il 60% a sei; nell'intera coorte, una donna su dieci ne aveva ancora a un anno. Nello stesso studio il 90,6% aveva fatto il controllo post parto, ma una su quattro ne era uscita senza alcun esame del pavimento pelvico e senza indicazioni sugli esercizi. Se a tre mesi sei allo stesso punto, non stai esagerando: stai solo aspettando una cosa che da sola non sta succedendo.

Cosa possiamo fare noi, e cosa no

Non trattiamo le emorroidi: diagnosi, creme ed eventuale intervento sono del medico, e se il quadro è quello te lo diciamo prima ancora di iniziare.

Quello che facciamo è il pezzo intorno, che è poi quello che decide se il problema torna: come evacui, quanto spingi, come gestisci la pressione addominale, quanto il tuo pavimento pelvico riesce a rilasciarsi. Ti chiediamo com'è andato il parto, cosa succede quando tossisci o sollevi, come stai seduta durante le poppate. Poi ti insegniamo a coordinare respiro e rilascio, ti costruiamo una routine di evacuazione che non ti costi trenta minuti sul water, e lavoriamo sul pavimento pelvico partendo dal rilascio, non dal rinforzo.

La videochiamata, in questa fase, ha un vantaggio pratico: con un neonato di poche settimane l'ostacolo vero è uscire di casa, e il rischio è che tu rimandi finché non ci pensi più. Puoi partire da un primo colloquio conoscitivo gratuito di venti minuti: ci racconti la tua situazione e ti diciamo con franchezza se ha senso lavorarci insieme, se ti conviene prima un controllo dal medico o una visita in presenza. Le sedute successive costano 29,90 €.

Le due cose vanno quasi sempre insieme: Stitichezza dopo il parto, perché succede e cosa aiuta.

Fonti

Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.

Domande frequenti

Quante donne hanno le emorroidi dopo il parto?

Molte più di quante lo dicano. In uno studio prospettico spagnolo su 109 donne seguite dalla gravidanza al post parto, la prevalenza di malattia emorroidaria era dell'11% nel primo trimestre, del 23% nel terzo e del 36,2% a un mese dal parto. In una coorte prospettica lituana su 190 donne, il 34,59% ha sviluppato malattia emorroidaria dopo il parto e il 56,87% una qualche patologia perianale. E in una coorte belga su 94 donne, il 68% ha avuto sintomi anali fra gravidanza e post parto. Non sei un'eccezione: sei la maggioranza silenziosa.

Quanto durano le emorroidi dopo il parto?

Per la maggior parte delle donne migliorano da sole nell'arco di poche settimane. Nello studio spagnolo la prevalenza scende dal 36,2% a un mese al 16,9% a tre mesi: in due mesi si dimezza abbondantemente. Discorso diverso per la trombosi emorroidaria, il nodulo duro e molto dolente: in una coorte francese su 165 donne il 91% delle trombosi compariva già il primo giorno dopo il parto, e in una casistica retrospettiva su 231 pazienti (non nel post parto, e senza randomizzazione) i sintomi si risolvevano in media in 24 giorni con il trattamento conservativo contro 3,9 giorni dopo l'intervento. Se il dolore è forte, farsi vedere subito serve proprio a poter scegliere.

Sul perineo gonfio meglio il ghiaccio o l'acqua calda?

Sono due cose diverse e servono a due scopi diversi. Per il dolore del perineo nei primi due giorni, la revisione Cochrane del 2020 su 10 studi e 1.233 donne trova prove di certezza molto bassa a favore del freddo (ghiaccio o gel pad), applicato negli studi per 10-20 minuti: qualcosa fa, ma il livello di prova è debole. Un dettaglio conta: confrontando ghiaccio e gel pad refrigerato, l'edema perineale sembrava persistere di più a 24-48 ore con il ghiaccio (RR 1,69; IC 95% 1,03-2,7, certezza molto bassa) e le donne giudicavano il ghiaccio meno favorevolmente. Il caldo lavora su un altro bersaglio: uno studio manometrico ha mostrato che l'immersione in acqua a 40 °C riduce in modo significativo la pressione a riposo del canale anale, mentre a 5 °C e a temperatura ambiente non cambia nulla. Freddo sul perineo che pulsa, semicupio tiepido quando è l'ano a fare male.

Posso fare gli esercizi del pavimento pelvico con le emorroidi o i punti?

Nella grande maggioranza dei casi sì, ed è il timore più diffuso e meno fondato. Uno studio belga su 233 donne ha misurato il dolore perineale nei primi giorni dopo il parto durante diverse attività: faceva male nel 73% dei casi durante le normali attività quotidiane (VAS 4,9), nel 47% durante la minzione, nel 19% durante l'evacuazione — ma solo nell'8% durante la contrazione del pavimento pelvico, e con intensità bassa (VAS 2,2). A nove settimane, nessuna riferiva dolore durante la contrazione. La paura del dolore non è un buon motivo per non iniziare. Se invece la contrazione è proprio quello che ti fa male, quello sì è un motivo per farti valutare.

Serve lo sgabellino sotto i piedi in bagno?

È il consiglio più ripetuto e uno dei meno solidi. Uno studio randomizzato australiano su 41 pazienti con stitichezza ha fatto ripetere il test di espulsione del palloncino senza sgabello, con uno da 7 pollici e con uno da 9: la postura cambiava davvero (l'angolo fra tronco e coscia si chiudeva progressivamente, p < 0,001), ma il tempo di espulsione non migliorava e non cambiava nemmeno la percezione soggettiva di facilità. Tradotto: provalo, se ti trovi bene tienilo, ma non è la soluzione e non sostituisce le due cose che contano davvero, cioè feci morbide e niente spinta a glottide chiusa.

Le fibre servono davvero o è solo un consiglio generico?

Servono, ma non su tutto. La revisione Cochrane sulle fibre nelle emorroidi sintomatiche (7 studi randomizzati, 378 partecipanti) ha trovato una riduzione del 53% del rischio di non migliorare o di avere sintomi persistenti (RR 0,47; IC 95% 0,32-0,68) e una riduzione del 50% del sanguinamento (RR 0,50; IC 95% 0,28-0,89). Su prolasso, dolore e prurito, invece, gli intervalli di confidenza erano compatibili anche con nessun effetto. Due limiti onesti: quegli studi non erano fatti su donne nel post parto, e gli autori segnalano qualità solo moderata e possibile bias di pubblicazione.

Quando devo farmi vedere e da chi?

Subito, e da un medico, se c'è un nodulo duro e molto doloroso comparso di colpo (nelle casistiche chi viene operato presto guarisce in giorni invece che in settimane, ma è il medico a valutarlo), se il sangue è abbondante o continua oltre qualche giorno, se c'è febbre, pus o un dolore che aumenta invece di calare, o se perdi feci o gas senza controllo. Il pavimento pelvico è invece il nostro campo, e la soglia per chiedere una valutazione è più bassa di quanto pensi: in una coorte svedese su 461 donne, il 75% di quelle con lacerazioni gravi aveva ancora dolore perineale a tre mesi e il 60% a sei, e una donna su quattro usciva dal controllo post parto senza alcun esame del pavimento pelvico né indicazioni sugli esercizi.

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