C'è un momento che nessuno ti descrive prima: la prima volta che devi andare in bagno dopo il parto. Sei seduta lì, hai paura di spingere, hai paura di quello che sentirai, e mentre aspetti ti accorgi che dietro c'è qualcosa che prima non c'era — gonfio, che brucia, che fa male anche solo appoggiandoti.
Ti dico subito la cosa più utile, poi ti spiego perché: la parte che puoi cambiare davvero non è l'emorroide, è il modo in cui vai in bagno. In due coorti prospettiche indipendenti, il fattore di rischio indipendente più forte per i disturbi anali del post parto è la difficoltà a evacuare, con lo sforzo che si porta dietro.
Quanto è comune (molto più di quanto sembri)
Non sei l'unica e non sei stata sfortunata. I numeri delle coorti prospettiche sono impressionanti proprio perché nessuno ne parla:
| Studio | Donne seguite | Cosa hanno trovato |
|---|---|---|
| Coorte spagnola, 2021 | 109 | Malattia emorroidaria nell'11% nel primo trimestre, 23% nel terzo, 36,2% a un mese dal parto, 16,9% a tre mesi |
| Coorte lituana, 2024 | 190 | 34,59% ha sviluppato malattia emorroidaria dopo il parto, 56,87% una patologia perianale |
| Coorte belga, 2018 | 94 | 68% ha avuto sintomi anali; il più frequente era il dolore anale |
| Coorte francese, 2002 | 165 | Lesioni anali nel 9,1% in gravidanza contro il 35,2% nel post parto |
Guarda la prima riga per intero, perché contiene anche la buona notizia: dal 36,2% a un mese si scende al 16,9% a tre mesi. La maggior parte di questi disturbi rientra da sola. Il problema è che, nelle settimane in cui non è ancora rientrato, tu devi comunque sederti, alzarti, allattare e portare in braccio un neonato.
Un dettaglio della coorte francese vale da solo il paragrafo: il 91% delle trombosi emorroidarie esterne compariva già il primo giorno dopo il parto, mentre le ragadi si distribuivano senza picchi lungo i due mesi successivi. Se il nodulo duro ti è comparso subito, non hai sbagliato niente tu nei giorni dopo: è successo durante.
La causa su cui puoi lavorare: lo sforzo
Qui i numeri sono netti e vanno nella stessa direzione in studi diversi, fatti in Paesi diversi, a vent'anni di distanza.
Nella coorte belga su 94 donne, i due soli fattori di rischio indipendenti per i disturbi anali erano la stitichezza, con un odds ratio di 6,3 (IC 95% 2,08-19,37), e una storia precedente di problemi anali (OR 3,9; IC 95% 1,2-13). La stitichezza era riferita dal 60,7% delle donne nel periodo di studio.
Nella coorte francese su 165 donne, il fattore di rischio indipendente più importante per le lesioni anali era la discinesia evacuativa — cioè la difficoltà a evacuare, con sforzo e sensazione di svuotamento incompleto — con un OR di 5,7 (IC 95% 2,7-12).
Nella coorte spagnola la stitichezza risultava associata alle emorroidi sintomatiche sia nel primo sia nel terzo trimestre; nessuna associazione, invece, con le variazioni ormonali di estrogeni, progesterone e relaxina, pure dosate nel sangue.
Questo sposta il baricentro del problema. Sugli ormoni non puoi fare nulla, sul peso del bambino nemmeno — nella coorte lituana un peso alla nascita di almeno 3.380 g quadruplicava il rischio di malattia emorroidaria (OR 4,22; IC 95% 1,83-9,71) — ma su come e quando vai in bagno puoi fare parecchio, e da domani mattina.
Nota di onestà su quello stesso studio: fra i fattori di rischio comparivano anche uova e cereali, mentre frutta e verdura quotidiane risultavano protettive per la patologia perianale (OR 0,35). Le associazioni con i singoli alimenti in 190 donne sono segnali deboli, non istruzioni.

Andare in bagno senza spingere
Questa è la parte concreta, ed è quella che in un percorso di fisioterapia del pavimento pelvico si insegna per prima.
Non rimandare lo stimolo. Con un neonato in casa arriva sempre nel momento peggiore, e rimandarlo è naturale. Ma le feci che restano lì diventano più dure, e più dure vuol dire più spinta la volta dopo: è il circolo che alimenta tutto il resto.
Non spingere a glottide chiusa. Il gesto istintivo — inspirare, bloccare il respiro, spingere in giù stringendo — scarica tutta la pressione addominale contro la parte più fragile che hai in questo momento. La versione utile è l'opposto: espira mentre lasci andare, bocca socchiusa, senza trattenere il fiato. Il perineo si apre invece di contrarsi.
Non restare seduta a lungo. Se dopo qualche minuto non succede niente, alzati e riprova più tardi: venti minuti sul water col telefono in mano tengono la zona congestionata e ti spingono a insistere. E ammorbidisci le feci prima di preoccuparti della postura: se sono dure, nessuna posizione ti salva.
E qui la nota che troverai in pochissimi altri posti. Lo sgabellino sotto i piedi, il consiglio più ripetuto di tutti, ha una prova diretta che non lo sostiene: in uno studio randomizzato su 41 pazienti con stitichezza, uno sgabello da 7 o da 9 pollici cambiava davvero la postura — l'angolo fra tronco e coscia si chiudeva progressivamente (p < 0,001) — ma non migliorava né il tempo di espulsione del palloncino né la percezione soggettiva di facilità. Provalo e tienilo se ti trovi bene; ma se non funziona non hai sbagliato tu, e non è lì che si gioca la partita.
Si gioca invece nella coordinazione: quando il pavimento pelvico si contrae mentre dovrebbe rilasciarsi, evacuare diventa uno sforzo continuo. In uno studio randomizzato su 77 persone con stitichezza cronica e dissinergia, il biofeedback — imparare a rilasciare e a coordinare la spinta con un riscontro oggettivo — correggeva la dissinergia molto più della terapia standard e del placebo (p < 0,0001). Non è uno studio sul post parto, va detto: ma il meccanismo che allena è esattamente quello che dopo un parto va per aria.
Fibre, acqua e lassativi: cosa dicono davvero le revisioni
Le fibre funzionano, ma non su tutto, ed è giusto sapere su cosa.
La revisione Cochrane sulle fibre nelle emorroidi sintomatiche ha messo insieme 7 studi randomizzati e 378 partecipanti: il rischio di non migliorare o di avere sintomi persistenti si riduceva del 53% (RR 0,47; IC 95% 0,32-0,68) e quello di sanguinamento del 50% (RR 0,50; IC 95% 0,28-0,89), con risultati coerenti a sei settimane e a tre mesi. Su prolasso, dolore e prurito, invece, gli intervalli di confidenza restavano compatibili anche con nessun effetto. Due limiti: quegli studi non erano fatti su donne nel post parto, e gli autori segnalano qualità solo moderata.
Quindi: le fibre sono la cosa giusta da fare, ma se speri che ti tolgano il bruciore stai chiedendo loro qualcosa che non è dimostrato sappiano fare. Sui lassativi, invece, la situazione è più scomoda. La revisione Cochrane 2020 sulla prevenzione della stitichezza post parto ha trovato solo 5 studi (1.208 donne), quattro dei quali pubblicati oltre quarant'anni fa, con certezza da bassa a molto bassa. Il senna aumentava la probabilità di una prima evacuazione entro 24 ore dal parto (RR 2,90; IC 95% 2,24-3,75), ma aumentava anche i crampi addominali (RR 4,23; IC 95% 1,75-10,19). E in donne con lacerazione di terzo grado riparata, aggiungere un agente di massa al lassativo si associava a più episodi di incontinenza fecale nei primi 10 giorni (RR 1,81; IC 95% 1,01-3,23). Nessuno di questi farmaci va preso di iniziativa mentre allatti: si chiede.
Il pezzo più interessante di quella Cochrane è però quello che non ha trovato: nessuno studio su interventi educativi o comportamentali, e gli autori chiedono esplicitamente che si studino anche "le posizioni che facilitano l'evacuazione". Cioè: tutto il capitolo qui sopra, quello che in fisioterapia si insegna ogni giorno, non ha ancora studi randomizzati dedicati al post parto. È ragionamento fisiologico solido, non prova sperimentale, e preferiamo dirtelo.
Freddo e caldo: due strumenti, due bersagli diversi
Vengono spesso consigliati insieme, come se fossero intercambiabili. Non lo sono.
Il freddo lavora sul perineo. La revisione Cochrane su 10 studi randomizzati e 1.233 donne trova prove — di certezza molto bassa, va detto — che il raffreddamento locale possa ridurre il dolore perineale nelle prime 4-6 ore e fra le 24 e le 48 ore dal parto. Negli studi veniva applicato per 10-20 minuti: tienilo sempre avvolto in un panno, mai a contatto diretto con la pelle. Un confronto interno merita attenzione: fra ghiaccio e gel pad refrigerato, l'edema perineale sembrava persistere di più a 24-48 ore con il ghiaccio (RR 1,69; IC 95% 1,03-2,7), e le donne giudicavano il ghiaccio meno favorevolmente. Se devi scegliere, il gel pad morbido è la scelta più sensata.
Il caldo lavora sull'ano. Uno studio manometrico su 26 volontari sani e 31 pazienti con disturbi anorettali ha misurato la pressione a riposo del canale anale durante l'immersione in acqua: a 40 °C si riduceva in modo significativo (p < 0,01), mentre a 5 °C e a temperatura ambiente restava invariata. Nei pazienti con problemi anorettali l'effetto durava 30 minuti dopo cinque minuti di immersione. È la ragione fisiologica per cui il semicupio tiepido dà sollievo quando il dolore è anale e spasmodico: rilassa lo sfintere.
Regola pratica: freddo davanti, tiepido dietro. E nessuno dei due va tenuto un'ora.
Il pavimento pelvico: contrarre, ma soprattutto rilasciare
Il timore più diffuso è che allenare il pavimento pelvico in questa fase faccia male. I dati dicono il contrario.
In uno studio su 233 donne valutate fra il primo e il sesto giorno dopo il parto, il dolore perineale era presente nel 73% durante le normali attività quotidiane (VAS 4,9), nel 47% durante la minzione e nel 19% durante l'evacuazione — ma solo nell'8% durante la contrazione volontaria del pavimento pelvico, con intensità bassa (VAS 2,2). A nove settimane nessuna riferiva dolore durante la contrazione, mentre il 18% ne aveva ancora durante l'evacuazione. La paura del dolore, concludono gli autori, non dovrebbe scoraggiare dall'iniziare presto.
Va però detto con precisione che cosa è dimostrato. La revisione Cochrane su 46 studi e 10.832 donne riguarda l'incontinenza, non le emorroidi: l'allenamento iniziato in gravidanza in donne continenti riduce le perdite di urina in fine gravidanza (RR 0,38) e nel post parto a 3-6 mesi (RR 0,71; qualità alta), mentre per quello iniziato dopo il parto l'effetto resta incerto (RR 0,88; IC 95% 0,71-1,09) e sull'incontinenza fecale le prove sono deboli. Nessuno studio dimostra che gli esercizi curino le emorroidi.
Allora perché insistiamo? Perché il pavimento pelvico è il muscolo che deve rilasciarsi al momento giusto. Dopo un parto, fra dolore, punti e paura, quasi tutte lo tengono contratto in modo difensivo per settimane: e un perineo che non molla mai ti fa spingere di più, rende l'evacuazione più difficile e tiene la zona congestionata. Il lavoro utile adesso è più sul rilascio e sulla coordinazione col respiro che sul rinforzo. Se vuoi capire come funziona davvero questo muscolo, lo abbiamo spiegato per intero in pavimento pelvico: a cosa serve e quando allenarlo.
Pressione addominale, sedute e poppate
Prima dei consigli, l'avvertenza: qui non ci sono studi randomizzati sul post parto, quello che segue è ragionamento fisiologico. Ogni volta che trattieni il fiato e spingi — per alzarti dal letto, per sollevare l'ovetto, per una tosse — la pressione addominale scarica verso il basso, e nelle settimane in cui i tessuti sono congesti ridurre quelle scariche conta. Vale anche per le poppate, la parte più lunga della tua giornata passata sotto carico.
- Espira nello sforzo: soffia fuori l'aria mentre ti alzi o sollevi, invece di trattenerla. È il cambio con il miglior rapporto fatica-beneficio.
- Passa dal fianco per alzarti dal letto, invece di tirarti su con gli addominali, e tieni i carichi vicini al corpo.
- Sostieni il perineo con la mano quando tossisci o starnutisci nei primi giorni: sembra banale, riduce il picco di dolore.
- Non sederti sulla parte che fa male: sposta il peso indietro, verso le ossa del bacino. Le sedute morbide e sprofondate sono le peggiori, una superficie ferma con un cuscino sotto le cosce funziona meglio.
- Il cuscino a ciambella non è la soluzione universale che si racconta: se non ti dà sollievo entro pochi giorni, lascialo perdere invece di adattarti.
- Allatta anche da sdraiata su un fianco in una parte delle poppate: toglie del tutto il carico dal perineo. E alterna spesso, perché nessuna posizione va bene per otto ore.
Se stando seduta il dolore è concentrato più indietro, in fondo alla schiena, e peggiora nel passaggio da seduta a in piedi, potrebbe non essere il perineo: leggi dolore al coccige dopo il parto. E se hai punti che tirano, il quadro completo su tempi e recupero è in punti dopo il parto.
Quando non è più una cosa da aspettare
Alcune situazioni non sono "il normale post parto" e vanno viste da un medico, non da noi:
- un nodulo duro, teso e molto dolente comparso all'improvviso: è la trombosi emorroidaria, ed è il motivo per non aspettare. In una casistica retrospettiva su 231 pazienti — non donne nel post parto, e senza randomizzazione: chi finiva operato aveva sintomi più severi — i sintomi si risolvevano in media in 24 giorni con il trattamento conservativo contro 3,9 giorni dopo l'intervento; una meta-analisi su 6 studi e 851 pazienti riporta meno recidive con la chirurgia (RR 0,49; IC 95% 0,26-0,91), senza differenze sul sanguinamento. Non è la prova che si debba operare: è la ragione per farsi vedere presto e decidere con un medico;
- sangue abbondante, o che continua oltre qualche giorno, o che compare senza evacuazione;
- febbre, pus, dolore che aumenta invece di calare: segni di infezione;
- perdita di feci o di gas senza controllo: nella coorte belga l'incontinenza fecale riguardava il 7,9% delle donne, ed è una cosa che si tratta, non che si sopporta;
- dolore anale lancinante durante e dopo l'evacuazione: fa pensare più a una ragade che a un'emorroide.
E poi c'è la soglia che quasi nessuno ti dice. In una coorte svedese su 461 donne, il 75% di quelle con lacerazione grave aveva ancora dolore perineale a tre mesi e il 60% a sei; nell'intera coorte, una donna su dieci ne aveva ancora a un anno. Nello stesso studio il 90,6% aveva fatto il controllo post parto, ma una su quattro ne era uscita senza alcun esame del pavimento pelvico e senza indicazioni sugli esercizi. Se a tre mesi sei allo stesso punto, non stai esagerando: stai solo aspettando una cosa che da sola non sta succedendo.
Cosa possiamo fare noi, e cosa no
Non trattiamo le emorroidi: diagnosi, creme ed eventuale intervento sono del medico, e se il quadro è quello te lo diciamo prima ancora di iniziare.
Quello che facciamo è il pezzo intorno, che è poi quello che decide se il problema torna: come evacui, quanto spingi, come gestisci la pressione addominale, quanto il tuo pavimento pelvico riesce a rilasciarsi. Ti chiediamo com'è andato il parto, cosa succede quando tossisci o sollevi, come stai seduta durante le poppate. Poi ti insegniamo a coordinare respiro e rilascio, ti costruiamo una routine di evacuazione che non ti costi trenta minuti sul water, e lavoriamo sul pavimento pelvico partendo dal rilascio, non dal rinforzo.
La videochiamata, in questa fase, ha un vantaggio pratico: con un neonato di poche settimane l'ostacolo vero è uscire di casa, e il rischio è che tu rimandi finché non ci pensi più. Puoi partire da una prima visita gratuita di venti minuti: ci racconti la tua situazione e ti diciamo con franchezza se ha senso lavorarci insieme, se ti conviene prima un controllo dal medico o una visita in presenza. Le sedute successive costano 29,90 €.
Fonti
- Laxatives for the treatment of hemorrhoids — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2005
- Interventions for preventing postpartum constipation — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2020
- Local cooling for relieving pain from perineal trauma sustained during childbirth — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2020
- Pelvic floor muscle training for preventing and treating urinary and faecal incontinence in antenatal and postnatal women — Cochrane Database of Systematic Reviews, 2020
- Influence of Bowel Habit and Hormonal Changes on the Development of Hemorrhoidal Disease During Pregnancy and the Postdelivery Period: A Prospective Cohort Study — Diseases of the Colon & Rectum, 2021
- Incidence and Risk Factors of Perianal Pathology during Pregnancy and Postpartum Period: A Prospective Cohort Study — Journal of Clinical Medicine, 2024
- Anorectal symptoms during pregnancy and postpartum: a prospective cohort study — Colorectal Disease, 2018
- Anal fissure and thrombosed external hemorrhoids before and after delivery — Diseases of the Colon & Rectum, 2002
- Does pelvic floor muscle contraction early after delivery cause perineal pain in postpartum women? — European Journal of Obstetrics & Gynecology and Reproductive Biology, 2017
- Perineal pain the first year after childbirth and uptake of post-partum check-up: a Swedish cohort study — Midwifery, 2019
- Using a footstool does not aid simulated defecation in undifferentiated constipation: a randomized trial — Neurogastroenterology & Motility, 2023
- Randomized controlled trial of biofeedback, sham feedback, and standard therapy for dyssynergic defecation — Clinical Gastroenterology and Hepatology, 2007
- Hot or cold in anal pain? A study of the changes in internal anal sphincter pressure profiles — Diseases of the Colon & Rectum, 1986
- Thrombosed external hemorrhoids: outcome after conservative or surgical management — Diseases of the Colon & Rectum, 2004
- Operative versus nonoperative treatment of thrombosed external hemorrhoids: a systematic review and meta-analysis — Updates in Surgery, 2026
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.




