Lo hai appoggiato sul tappeto e lui è partito. Non a quattro zampe: seduto, una gamba piegata sotto e l'altra distesa avanti, spingendo con un tallone e con una mano, il sedere che striscia sul parquet — e in tre secondi era dall'altra parte della stanza. Poi qualcuno te lo ha fatto notare. Al parco, al nido, sotto un video: "ma non gattona?".
Ti do subito la risposta. Quello che fa tuo figlio ha un nome nella letteratura scientifica da più di cinquant'anni — in inglese bottom shuffling — riguarda tra il 7% e il 22% dei bambini sani a seconda di come lo si conta, è la seconda strategia di spostamento più frequente dopo il gattonamento, spesso è già successo in famiglia, e questi bambini camminano in media meno di un mese dopo gli altri.
Quello che vale la pena guardare non è la modalità. È la simmetria, il tono muscolare e — soprattutto — lo sguardo e le prime parole. Ti spiego perché, con i numeri veri e con i loro limiti.
Come si riconosce
Il quadro è abbastanza riconoscibile. Il bambino sta seduto stabile — è da lì che si muove — ma non necessariamente prima degli altri: nell'indagine giapponese del 2026 l'età in cui si sta seduti senza appoggio non differiva tra chi si spostava seduto e chi no. Da seduto si sposta spingendo con le mani e con i talloni, tenendo il sedere a terra. Spesso detesta stare a pancia in giù e protesta quando ce lo metti. E quando lo sollevi sotto le ascelle, spesso invece di puntare i piedi tiene le gambe piegate e sollevate, come se restasse seduto in aria.
La prima descrizione sistematica risale al 1970, su Developmental Medicine and Child Neurology: una serie di 30 bambini "per il resto normali" che si spostavano seduti, strisciando o scivolando. Va presa per quello che è — una serie di casi, il gradino più basso della scala delle prove, senza gruppo di confronto — ma è da lì che parte tutto.
Quanto è frequente davvero
C'è una cosa che quasi nessun articolo in italiano spiega, e serve per capire perché trovi cifre così diverse: dipende dalla domanda che fai. Se conti i bambini per cui spostarsi seduti è il modo principale di andare da un posto all'altro, ottieni una cifra. Se chiedi ai genitori se il bambino lo ha mai fatto, ne ottieni una tre volte più grande.
| Studio | Cosa ha misurato | Quota |
|---|---|---|
| Robson, 1984 (Regno Unito) | strategia predominante prima del cammino | 9% |
| Størvold, 2013 (Norvegia) | strategia prima del cammino | 7,1% |
| Fox, 2002 (Regno Unito) | spostamento seduto riferito dai genitori | 21,4% |
| Kalmar, 2026 (Giappone) | spostamento seduto osservato tra i 6 e i 18 mesi | 21,6% |
Lo studio di Robson del 1984 resta il più chiaro sulla distribuzione completa: l'82% gattonava a quattro zampe come mezzo principale di spostamento prima di mettersi in piedi, il 9% si spostava seduto, l'1% strisciava sulla pancia, l'1% rotolava, e il 7% non aveva nessuna forma di spostamento prima di alzarsi e camminare. Sì: c'è un 7% di bambini che un giorno semplicemente si alza e cammina, e sono i primi a farlo.
L'indagine giapponese del 2026 su 241 bambini senza disturbi dello sviluppo ha trovato che 52 (21,6%) si sono spostati seduti tra i 6 e i 18 mesi, con un'età media di comparsa di 8,3 mesi (deviazione standard 2,0).
Il 21,4% viene dallo studio più simpatico di questa letteratura: nel 2002, su Archives of Disease in Childhood, tre ricercatori hanno verificato la leggenda secondo cui il cognome "Shufflebottom" deriverebbe da una caratteristica ereditaria dominante, confrontando con questionario chi porta quel cognome e chi si chiama "Walker". Nessuna differenza, né sulla frequenza né sull'età del primo passo. Il dato utile è quel 21,4% complessivo, che gli autori commentano come più alto di quanto descritto in precedenza.

Camminano più tardi? Sì, ma meno di quanto ti hanno detto
Che questi bambini camminino più tardi è un'osservazione vecchia: già Robson, nel 1984, scriveva che chi si sposta seduto tende a camminare molto più tardi dei gattonatori. Ma "molto più tardi" è un giudizio, non una misura.
La misura è arrivata dalla Norvegia. Lo studio di Størvold del 2013 ha usato due fonti: la grande coorte nazionale MoBa (47.515 bambini) e un campione regionale raccolto apposta (636 bambini). Ne è uscito questo:
- metà dei bambini norvegesi camminava da sola a 13 mesi, un quarto a 12, tre quarti a 14; l'età media era 13,1 mesi (deviazione standard 1,91);
- l'84,5% usava il gattonamento a quattro zampe come strategia prima del cammino, il 7,1% si spostava seduto;
- i gattonatori hanno cominciato a camminare 0,9 mesi prima di chi si spostava seduto (IC 95%: 0,32-1,49; p < 0,05).
Fermati su quel numero. Zero virgola nove mesi: ventisette giorni. È una differenza statisticamente significativa — cioè reale, non rumore — ma è meno di un mese su una tappa che nei bambini sani si distribuisce lungo nove mesi interi: la finestra dell'Organizzazione Mondiale della Sanità per il cammino autonomo va da 8,2 a 17,6 mesi. Ventisette giorni dentro una finestra di nove mesi non è un ritardo. È una sfumatura.
Due limiti, detti per intero. Lo studio norvegese ha attinto a due fonti diverse, una enorme e una piccola, e le percentuali pubblicate non sono ricondotte all'una o all'altra: il confronto è solido nella direzione, meno nel dettaglio decimale. E non esiste una stima affidabile dell'età media assoluta del cammino nei soli bambini che si spostano seduti. Dove non c'è il dato, preferiamo dirtelo.
Le finestre complete tappa per tappa sono in Non gattona e non cammina: le finestre vere delle tappe motorie.
Il gattonamento non è un passaggio obbligato
Qui casca la premessa nascosta della domanda "ma non gattona?". La premessa è che il gattonamento sia un passaggio obbligato. Non lo è.
Nello studio dell'Organizzazione Mondiale della Sanità su 816 bambini sani seguiti in Ghana, India, Norvegia, Oman e Stati Uniti, circa il 90% ha raggiunto cinque delle sei tappe motorie seguendo una sequenza comune — e il 4,3% non ha mai mostrato il gattonamento a quattro zampe. Non tardi: mai. È l'unica delle sei tappe che una quota di bambini perfettamente normali salta del tutto.
Un'avvertenza su come si legge quel numero, perché è facile tirarlo dalla parte sbagliata: il 4,3% è calcolato su tutti i bambini della coorte, non sui soli bambini che si spostano seduti. Quanti di loro poi gattonino comunque non lo ha misurato nessuno — anzi, nell'indagine giapponese del 2026 le età di comparsa dello strisciamento, del gattonamento e della posizione seduta non differivano tra chi si spostava seduto e chi no.
Anche le liste per la sorveglianza dello sviluppo si sono mosse in questa direzione: nella revisione pubblicata su Pediatrics nel 2022, il gruppo di esperti convocato dall'American Academy of Pediatrics ha deciso di tenere solo le tappe che almeno il 75% dei bambini raggiunge a una data età di controllo, riducendo del 26,4% le liste precedenti, per scoraggiare l'atteggiamento dell'"aspettiamo e vediamo".
E le strade sono tante davvero: uno studio del 2023 ha seguito a casa 30 bambini nei due mesi prima del primo passo, trovando una variabilità enorme nei modi di fare pratica e concludendo che si arriva al cammino per molte strade distinte, indipendentemente dall'età a cui ci si arriva.
Cos'è e cosa non è il gattonamento è in Gattonamento: quando inizia, e cosa vuol dire se non arriva.
La familiarità: chiedilo ai nonni
C'è una domanda che vale la pena fare a tua madre e a tua suocera: "io da piccola come mi spostavo?". Molto spesso la risposta è la stessa cosa.
È l'osservazione più costante di questa letteratura, anche se nessuno l'ha mai quantificata sulla popolazione generale. Nello studio prospettico di Lundberg su 78 bambini con marcato ritardo motorio ma esame neurologico normale, tra gli elementi che deponevano a favore di un esito normale c'erano proprio la familiarità per lo spostamento seduto, una gravidanza e un parto senza eventi, e lo spostamento seduto stesso — presente nel 51% dei 65 bambini rimasti camminatori tardivi al controllo finale: sovrarappresentato, sì, e in gran parte innocuo.
Il secondo dato viene da uno studio giapponese del 2021 su 48 bambini che si spostavano seduti: una storia familiare di spostamento seduto era presente nel 39% di quelli che non hanno poi ricevuto una diagnosi di disturbo dello spettro autistico, contro il 10% di quelli che l'hanno ricevuta. Su quello studio torno tra poco, perché va letto con attenzione.
Quello che questi bambini si perdono davvero
C'è un aspetto concreto, e non è il cammino: è la posizione a pancia in giù.
Un bambino che si sposta seduto passa poco tempo prono. Gli autori dell'indagine giapponese del 2026 lo mettono nelle conclusioni come ipotesi, e come tale te la riporto: lo spostamento seduto potrebbe ridurre le occasioni di attività prona a corpo intero e quindi l'attività fisica complessiva. È una preoccupazione degli autori, non un risultato misurato: quello studio non ha confrontato l'attività fisica dei due gruppi.
Vale però la pena sapere cosa dice la ricerca sul tempo a pancia in giù, perché è una delle poche cose su cui puoi agire. La revisione sistematica pubblicata su Pediatrics nel 2020, che ha raccolto 16 studi e 4.237 bambini in otto Paesi, ha trovato il tummy time associato a uno sviluppo motorio grossolano migliore, a un punteggio BMI-z più basso, alla prevenzione della brachicefalia e alla capacità di muoversi da prono, da supino, gattonando e rotolando. Ma — ed è la parte onesta — l'associazione con cammino, stazione eretta e posizione seduta è risultata indeterminata, e gli autori segnalano che quasi tutti gli studi erano osservazionali, con rischio elevato di distorsione.
Tradotto: offrigli tempo a pancia in giù perché è un'esperienza motoria che si sta togliendo da solo, non perché ti hanno promesso che così camminerà prima. Nessuno può promettertelo. Se protesta appena lo giri — e molti di questi bambini protestano — le strategie che funzionano sono in Tummy time: come farlo davvero (e cosa fare se piange).
E una cosa che non serve: mettergli le mani addosso per insegnargli il gattonamento. Nessuno degli studi che ti ho citato ha misurato un allenamento al gattonamento, e nessuno mostra che anticipi il cammino.
Quando invece va guardato
Adesso la parte seria, e la scrivo in chiaro.
Lo spostamento seduto è benigno nella grande maggioranza dei casi, ma non è un lasciapassare automatico. Nel 1971 Robson e Mac Keith hanno pubblicato un lavoro il cui titolo dice già tutto: "Bambini che si spostano seduti con diplegia spastica: un quadro clinico che confonde". Alcuni bambini con una forma di paralisi cerebrale si spostano seduti come i bambini sani, e possono essere scambiati per loro. Ecco perché la modalità, da sola, non basta mai né a rassicurare né ad allarmare.
L'asimmetria. Nello studio prospettico italiano di Bottos su 424 bambini — 270 sopravvissuti alla terapia intensiva neonatale e 154 controlli senza complicanze perinatali — l'asimmetria è risultata uno dei fattori più importanti nel determinare la strategia di spostamento. E in uno studio italiano su 50 bambini videoregistrati alle prime settimane di cammino, le asimmetrie del passo erano correlate ad asimmetrie già osservabili nello spostamento precedente. Guarda se usa sempre e solo la stessa mano per spingere, se una gamba resta indietro, se gira sempre dalla stessa parte, se una mano resta chiusa a pugno.
Il tono muscolare. Il rapporto clinico dell'American Academy of Pediatrics del 2013 sui ritardi motori mette l'accento proprio sul tono, e distingue due direzioni: davanti a un tono aumentato l'approfondimento suggerito è la risonanza magnetica cerebrale, davanti a un tono ridotto il dosaggio della creatinchinasi nel sangue. Lo stesso documento suggerisce uno screening formale dello sviluppo alle visite dei 9, 18, 30 e 48 mesi. E in uno studio su 43 bambini con ipotonia congenita benigna, tutti inviati per un ritardo motorio nel primo anno, lo spostamento seduto era presente nel 19%: ipotonia e spostamento seduto possono convivere, ed è l'ipotonia la cosa da far valutare.
Lo sguardo e le parole. Torno allo studio giapponese sui 48 bambini, e ti chiedo di leggerlo con me perché è facilissimo spaventarsi. In quel gruppo, 20 bambini su 48 (42%) hanno ricevuto nel follow-up una diagnosi di disturbo dello spettro autistico. Quel 42% non è la probabilità per tuo figlio: quei bambini erano già stati portati a un centro per lo sviluppo, cioè qualcuno si era già posto una domanda su di loro. È un campione selezionato, e generalizzarlo alla popolazione sarebbe scorretto.
Il pezzo davvero utile è un altro: lo sviluppo motorio grossolano nel primo anno non distingueva i due gruppi. A distinguerli erano lo scarso contatto oculare alla prima visita e il ritardo delle prime parole, entrambi significativamente più frequenti in chi ha poi ricevuto la diagnosi. La conclusione degli autori è la stessa che ti diamo noi: in un bambino che si sposta seduto l'attenzione va sulle funzioni sociali e comunicative, non sulle gambe.
Un'ultima nota di prospettiva. Nella revisione sistematica pubblicata su JAMA Pediatrics nel 2017, la paralisi cerebrale riguarda 1 nato su 500 e la diagnosi, storicamente posta tra i 12 e i 24 mesi, oggi può arrivare prima dei 6 mesi di età corretta. Gli strumenti che lo permettono sono valutazioni cliniche, non cose da fare a casa guardando il bambino sul tappeto: prima dei 5 mesi di età corretta i più predittivi risultano la risonanza magnetica a termine (sensibilità 86-89%), la valutazione dei General Movements secondo Prechtl (98%) e l'esame neurologico Hammersmith (90%); dopo i 5 mesi, la risonanza, l'Hammersmith e il Developmental Assessment of Young Children. Sono sensibilità nell'individuare un rischio, non nel confermare una diagnosi, e la revisione stessa dice di usare questi strumenti in combinazione tra loro e insieme alla storia clinica, mai da soli. Il punto non è che tuo figlio sia a rischio: è che gli strumenti per riconoscere presto quello che va riconosciuto presto esistono già, e non passano dal contare quante volte gattona.
Le bandiere rosse, con le soglie
Queste chiedono una valutazione, non un'attesa:
- a 12 mesi non si sposta in nessun modo (né seduto, né strisciando, né gattonando, né rotolando);
- a 9 mesi compiuti non sta seduto senza appoggio (è la finestra più stretta dell'OMS: si chiude a 9,2 mesi);
- a 18 mesi non cammina da solo (il 99° percentile dell'OMS è 17,6 mesi);
- asimmetria costante: una gamba o una mano sempre indietro, un pugno sempre chiuso, rotazione sempre nella stessa direzione;
- rigidità marcata (gambe che si incrociano, punte dei piedi quando lo tieni in piedi) oppure ipotonia marcata (scivola tra le tue mani, testa che ciondola);
- niente contatto oculare, nessuna risposta al proprio nome, nessuna parola a 18 mesi;
- oggi, senza aspettare il controllo programmato: se perde un'abilità che aveva già acquisito;
- pronto soccorso: se perde improvvisamente forza o movimento, se un arto smette di muoversi, se diventa improvvisamente floscio e poco reattivo.
Fuori da questo elenco, un bambino che si sposta seduto, usa i due lati allo stesso modo, ti cerca con gli occhi e prova a parlare non ha bisogno di essere corretto.
Cosa può fare una fisioterapista (e cosa no)
Diciamolo netto: non c'è niente da curare in un bambino che si sposta seduto e sta bene. Chi ti propone un ciclo di sedute per "insegnargli a gattonare" ti sta vendendo un servizio, non una cura, e nessuno degli studi qui citati lo sostiene.
Quello che ha senso è più piccolo e più utile: guardarlo mentre si muove, per rispondere a tre domande — usa i due lati allo stesso modo? il tono è nella norma? le altre aree, sguardo e linguaggio compresi, procedono? Tre sì ti tolgono il pensiero; un no ti indirizza presto verso chi deve guardarlo.
Con Ri-Hub Junior si parte da una prima visita gratuita di venti minuti in videochiamata con una fisioterapista specializzata in età evolutiva: ci fai vedere il bambino che si sposta sul tappeto per qualche minuto — è tutto quello che serve — e ti diciamo cosa vediamo. Per i bambini fino ai 10 anni le sedute durano un'ora e costano 59,90 €.
Due limiti, detti prima e non dopo. Se compare uno dei segnali dell'elenco qui sopra, la strada è il pediatra, subito. E se dietro c'è una condizione neurologica o neuromuscolare complessa, quei percorsi richiedono valutazioni in presenza e centri specializzati: online non li seguiamo.
In tre righe
Spostarsi seduti sul sedere è una variante normale, la seconda più frequente dopo il gattonamento, riportata tra il 7% e il 22% dei bambini sani a seconda di come la si conta. Questi bambini camminano in media meno di un mese dopo gli altri, il gattonamento non è per tutti un passaggio obbligato — il 4,3% dei bambini sani non lo fa mai — e spesso è già successo in famiglia. Guarda la simmetria, il tono, lo sguardo e le parole: è lì che stanno le informazioni, non nel modo in cui attraversa il salotto.
Fonti
- WHO Motor Development Study: windows of achievement for six gross motor development milestones — Acta Paediatrica Supplement, 2006
- Prewalking locomotor movements and their use in predicting standing and walking — Child: Care, Health and Development, 1984
- Age for onset of walking and prewalking strategies — Early Human Development, 2013
- Locomotor strategies preceding independent walking: prospective study of neurological and language development in 424 cases — Developmental Medicine and Child Neurology, 1989
- Potential environmental factors influencing the occurrence of bottom shuffling in ordinary infants — Pediatrics International, 2026
- Do "Shufflebottoms" bottom shuffle? — Archives of Disease in Childhood, 2002
- Shuffling babies and autism spectrum disorder — Brain and Development, 2021
- Shuffling, hitching, scooting or sliding: some observations in 30 otherwise normal children — Developmental Medicine and Child Neurology, 1970
- Shufflers with spastic diplegic cerebral palsy: a confusing clinical picture — Developmental Medicine and Child Neurology, 1971
- Dissociated motor development: developmental patterns, clinical characteristics, causal factors and outcome, with special reference to late walking children — Neuropädiatrie, 1979
- Benign congenital hypotonia. A clinical study in 43 children — European Journal of Pediatrics, 1987
- Differences and variations in the patterns of early independent walking — Early Human Development, 1993
- Equifinality in infancy: The many paths to walking — Developmental Psychobiology, 2023
- Motor delays: early identification and evaluation — Pediatrics, 2013
- Early, Accurate Diagnosis and Early Intervention in Cerebral Palsy: Advances in Diagnosis and Treatment — JAMA Pediatrics, 2017
- Tummy Time and Infant Health Outcomes: A Systematic Review — Pediatrics, 2020
- Evidence-Informed Milestones for Developmental Surveillance Tools — Pediatrics, 2022
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.




