Dolore e Patologie

Algodistrofia: Sintomi, Diagnosi e Cosa Sappiamo Davvero

Revisione clinica: Daniele Carretto, Fisioterapista (Albo 2019) · Aggiornato il 24 agosto 2026

Ripresa dal basso: la donna apre l'elastico verde con entrambe le braccia, Simone dietro di lei in polo bianca, tappetini e fitball sulla parete.
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Sei stato operato al polso, o hai tolto il gesso da qualche settimana. Il dolore, invece di calare, aumenta. La mano è gonfia, cambia colore, a volte è più calda e a volte più fredda dell'altra. Fa male anche solo a sfiorarla, e muoverla sembra impossibile.

Quando il quadro è questo, il nome che si sente più spesso è algodistrofia. Nella letteratura internazionale si chiama sindrome dolorosa regionale complessa, in sigla CRPS.

Quando parlarne subito al medico

Non aspettare che passi se, dopo una frattura, un'immobilizzazione o un intervento:

  • il dolore aumenta nel tempo invece di ridursi, ed è sproporzionato rispetto a quello che è successo;
  • l'arto resta gonfio o si gonfia di nuovo;
  • pelle, colore e temperatura cambiano rispetto al lato sano: più rossa o più pallida, più calda o più fredda;
  • anche uno sfioramento leggero o il contatto con i vestiti provocano dolore;
  • la rigidità peggiora invece di migliorare.

Non è allarmismo: in questa condizione riconoscerla presto cambia il percorso, e il primo passo è che qualcuno la veda e la nomini.

Che cos'è, in parole semplici

Dopo un trauma è normale avere dolore, gonfiore e difficoltà a muovere. Quello che caratterizza l'algodistrofia è che quella risposta non si spegne: resta accesa, sproporzionata rispetto alla causa, e coinvolge una regione intera — tipicamente una mano o un piede — invece di un singolo tessuto.

Si accompagna a segni che si vedono e si toccano, ed è questo a distinguerla da un recupero semplicemente lento: differenze di colore e temperatura fra i due lati, sudorazione alterata, gonfiore, cambiamenti di pelle, unghie e peli, rigidità che avanza.

Compare più spesso dopo una frattura, in particolare del polso, ma anche dopo distorsioni, interventi e immobilizzazioni prolungate. In una parte dei casi un evento scatenante non si trova.

Simone tende l'elastico rosso con il braccio disteso mentre la paziente, seduta sul bordo del lettino con la mano sul ginocchio, accompagna il movimen.

La diagnosi

Non esiste un esame del sangue né una radiografia che la confermino. La diagnosi è clinica: si basa su criteri condivisi che mettono insieme quello che la persona riferisce e quello che il medico osserva, in quattro aree — sensibilità, colore e temperatura, sudorazione e gonfiore, movimento e aspetto dei tessuti.

Gli esami servono soprattutto a escludere altro: un'infezione, una frattura non consolidata, un problema vascolare. È un punto importante, perché il tempo speso a cercare conferme in immagini che non le danno è tempo tolto al trattamento.

Cosa dicono davvero gli studi

Qui devo dire una cosa scomoda, ed è scomoda anche per noi che facciamo questo lavoro.

La revisione Cochrane del 2022 ha esaminato 34 studi randomizzati su 1.339 partecipanti, confrontando riabilitazione fisica, elettroterapia, approcci diretti al cervello, agopuntura ed esposizione graduale. La maggior parte degli interventi era stata testata in piccoli studi singoli, e ventisette studi su trentaquattro erano a rischio elevato di distorsione dei risultati. La conclusione è netta: le prove sono molto incerte riguardo agli effetti degli interventi fisioterapici su dolore e disabilità nella CRPS — la stessa conclusione a cui era arrivata la versione del 2016.

Cosa farne, di un dato così. Non che la fisioterapia sia inutile: che nessuno può promettere un risultato appoggiandosi a prove solide, perché quelle prove al momento non esistono. Se leggi da qualche parte che un metodo preciso risolve l'algodistrofia, quella sicurezza non viene dalla letteratura.

E c'è una conseguenza pratica: in questa condizione diffida di chi ti propone percorsi lunghi e costosi con la garanzia del risultato.

Cosa si fa, allora

Quello su cui c'è accordo, anche in assenza di prove forti, è il principio di fondo: l'immobilità prolungata peggiora le cose. Rigidità, disuso e paura del movimento alimentano il problema, e questo è il motivo per cui il ritorno graduale al movimento resta il cardine di ogni percorso.

Il punto delicato è come. In questa condizione il dolore non è un indicatore affidabile del danno: fa male molto più di quanto la situazione dei tessuti giustifichi. Questo rende inutili sia il "stringi i denti e forza", che aumenta i sintomi, sia il "fermati finché non passa", che non fa passare niente. Serve un dosaggio costruito insieme a chi ti segue, con progressioni piccole e verificate.

Il percorso è quasi sempre multidisciplinare: il medico che gestisce la parte farmacologica e il monitoraggio, il fisioterapista che lavora su movimento e funzione, e in molti casi un supporto psicologico — non perché il dolore sia immaginario, ma perché un dolore intenso e prolungato cambia il modo in cui si usa un arto, e quel circolo va interrotto.

Cosa possiamo fare noi, e cosa no

Con Ri-Hub la prima visita è gratuita, e in un caso come questo serve soprattutto a capire due cose: se il quadro è compatibile con un'algodistrofia — e in tal caso indirizzarti da un medico, perché la diagnosi è sua — e quanto della riabilitazione si può seguire a distanza.

Su questo sono diretto: l'algodistrofia non è una condizione da gestire solo online. La valutazione iniziale e il monitoraggio sono medici, e alcune fasi hanno bisogno di mani e di presenza. Quello che si può fare bene a distanza è la parte quotidiana, che nel lungo periodo pesa parecchio: capire cosa sta succedendo, impostare e progredire il movimento con gradualità, non restare fermi ad aspettare, e avere qualcuno che regola il carico settimana per settimana. Se il tuo caso non è adatto, te lo diciamo — anche quando significa mandarti altrove.


Se stai recuperando da una frattura, leggi anche Riabilitazione dopo frattura del polso: esercizi e tempi di recupero.

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Fonti

Ultima verifica delle fonti: agosto 2026.

Domande frequenti

Che cos'è l'algodistrofia?

È il nome con cui in Italia si indica più spesso la sindrome dolorosa regionale complessa (CRPS). Si tratta di un dolore che resta molto più intenso e più duraturo di quanto l'evento iniziale — una frattura, una distorsione, un intervento — giustificherebbe, e che si accompagna a segni visibili: gonfiore, cambiamenti di colore e temperatura della pelle, sudorazione alterata, rigidità.

Come si riconosce?

La diagnosi è clinica e si basa su criteri che mettono insieme i sintomi riferiti e i segni osservati dal medico: dolore sproporzionato, alterazioni della sensibilità, differenze di temperatura e colore fra i due arti, gonfiore, cambiamenti di sudorazione, riduzione del movimento e modificazioni di pelle, unghie e peli. Non esiste un esame che da solo la confermi.

Dopo quali eventi compare?

Più spesso dopo una frattura, soprattutto del polso, ma anche dopo distorsioni, interventi chirurgici, immobilizzazioni prolungate con gesso. In una parte dei casi non si riesce a identificare un evento scatenante.

La fisioterapia funziona per l'algodistrofia?

Va detto con onestà: la revisione Cochrane del 2022, su 34 studi randomizzati e 1.339 partecipanti, conclude che le prove sono molto incerte riguardo agli effetti degli interventi fisioterapici su dolore e disabilità nella CRPS, ed è la stessa conclusione della versione precedente del 2016. Questo non significa che non si faccia nulla, ma che nessuno può promettere risultati sulla base di prove solide.

Bisogna muovere l'arto o tenerlo fermo?

L'immobilità prolungata peggiora rigidità e disuso, ed è essa stessa un fattore che alimenta il problema. Il lavoro va costruito con gradualità e insieme a chi ti segue, perché in questa condizione il dolore non è un indicatore affidabile del danno: serve un dosaggio guidato, non il 'stringi i denti'.

Quando devo farmi vedere subito?

Quando dopo una frattura, un gesso o un intervento compaiono dolore che aumenta invece di calare, gonfiore che non si riduce, mano o piede che cambiano colore o temperatura rispetto all'altro lato. È il momento in cui va segnalato al medico: riconoscerla presto conta.

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