Sul quaderno c'è una riga che parte in salita e finisce a metà del rigo sotto. La maestra te l'ha detto con una frase che ti è rimasta addosso — «tiene la penna male» — e adesso lo guardi mentre fa i compiti: il pollice avvolto sopra l'indice, il polso girato in un modo che sembra scomodo solo a vederlo, e dopo cinque righe la mano che si scuote come se avesse un crampo. Ti chiedi se è pigrizia, se è disgrafia, se dovevi accorgertene prima.
Ti do subito la risposta, perché è meno drammatica di quello che temi: il modo in cui tuo figlio tiene la penna, quasi sempre, non è il problema. Gli studi che hanno confrontato prese diverse su velocità e leggibilità erano fatti apposta per trovare quella differenza, e non l'hanno trovata. Quello che conta sta altrove: nel controllo fine delle dita, in quello che c'è sotto la mano e in quanta scrittura vera il bambino fa. C'è però un elenco corto di segnali, più in basso in una sezione tutta sua, che merita una valutazione senza aspettare.
Come nasce una presa (e perché nessuno la insegna davvero)
Intorno all'anno il pennarello si tiene a pugno chiuso nel palmo e a muoversi è tutto il braccio: il segno arriva dalla spalla. Fra i due e i tre anni le dita si appoggiano sul fusto con il palmo verso il basso — la presa pronata — e il movimento passa al gomito. Fra i tre e i quattro anni le dita sono al posto giusto ma restano bloccate: sono le prese statiche, dove a muoversi sono polso e avambraccio. Solo dopo, di solito fra i quattro anni e mezzo e i sei, arriva la presa dinamica, con le dita che si muovono da sole mentre il resto della mano sta fermo.
Questa scaletta è una descrizione, non una tabella di marcia. Quando Schneck e Henderson l'hanno messa alla prova su 320 bambini senza difficoltà dai 3 ai 6 anni e 11 mesi, la progressione c'era ma molto meno netta dello schema: già il 48% dei più piccoli usava una presa matura, contro il 90% dei più grandi. E fra i più grandi le prese comuni erano due: la tripode dinamica e la tripode laterale, quella con il pollice appoggiato di lato sull'indice che tanti genitori considerano un difetto.
Un dato più recente chiede ancora più pazienza: su 219 bambini australiani al primo anno di scuola, età media 5 anni e 10 mesi, il 60,3% usava ancora una presa statica. Se tuo figlio ha cinque o sei anni e le dita non si muovono ancora da sole, sei dove sta la maggioranza.
Le impugnature "sbagliate" che scrivono benissimo
Qui stanno i numeri più solidi dell'articolo. Un gruppo canadese ha filmato 120 studenti di quarta elementare mentre scrivevano, ha classificato le prese in sei categorie — quattro mature, una immatura e una alternante — e ha misurato velocità e leggibilità con un test standardizzato. La regressione lineare multipla non ha trovato nessun effetto significativo della presa matura, né sulla leggibilità né sulla velocità.
Si poteva obiettare che la differenza salta fuori con la stanchezza, quando la presa "buona" dovrebbe pagare. Gli stessi ricercatori hanno rifatto la misura prima e dopo dieci minuti di copiatura continua, pensati apposta per affaticare la mano. Dopo, la leggibilità peggiorava e la velocità aumentava — scrivevano più in fretta e peggio — ma allo stesso modo per tutte le prese, con una fatica percepita identica fra i gruppi (F = 0,37; P = 0,895). La conclusione degli autori: la tripode dinamica non offre nessun vantaggio sulla tripode laterale o sulle due quadripodi, e il risultato mette in discussione la pratica di farla adottare a tutti.
Non è un risultato isolato. Su 46 bambini di quarta, tripode dinamica e prese atipiche erano già state confrontate su compiti brevi e lunghi: la leggibilità calava nei compiti lunghi — la lunghezza pesa — ma fra le due prese non c'era nessuna differenza. Sul corsivo, uno studio su 101 studenti di quarta ha fotografato ogni presa: 99 ne usavano una di quattro (tripode dinamica 38, tripode laterale 22, quadripode laterale 21, quadripode dinamica 18), con velocità medie simili in tutte e quattro.
Qualcuno ha cercato la differenza dove non si vede a occhio, nelle forze. Con uno stilo strumentato e un piano sensibile alla pressione, su 74 studenti di quarta, non sono emerse differenze fra le prese; raggruppandole per posizione del pollice, quelle con il pollice addotto mostravano forze più alte, senza però tradursi in velocità o leggibilità peggiori. L'indicazione pratica degli autori: occuparsi di velocità e di come si forma la lettera, più che di come si tiene la penna.
Dove la prova si fa più incerta (perché va detto)
Sarebbe comodo chiudere qui, ma non sarebbe onesto. Una revisione del 2023 ha mappato tutta la letteratura su presa e scrittura in età scolare e ha trovato solo 13 articoli: una presa inefficiente può associarsi a minore leggibilità e più fatica, ma nel complesso le prove sono inconcludenti.
E uno studio del 2026 su 500 studenti di terza, quarta e quinta aggiunge la sfumatura più utile. Il 34% aveva una grafia giudicata scarsa dagli insegnanti; lì la tripode dinamica era meno frequente (33,5% contro 50,0%) e le prese non mature avevano un rischio più alto di grafia scarsa (odds ratio 2,01, IC 95%: 1,38-2,93). Sembra la smentita di tutto il resto, e invece no: nell'analisi multivariata la presa non era più predittiva in modo indipendente, mentre restavano la lentezza nella destrezza delle dita (388 secondi contro 309,7) e la classe frequentata. La presa immatura non è la causa: è una spia che accompagna una mano ancora poco abile. Gli autori concludono che gli interventi vanno puntati sul controllo fine-motorio, non sul riaddestramento della presa.

La mano che si stanca dopo cinque righe
La stanchezza scrivendo non è un difetto: dopo dieci minuti, come hai letto, peggiorano tutti.
Aiuta anche sapere quanta strada fa quella mano in una giornata. Osservando sei giornate scolastiche intere in tre classi, minuto per minuto, i bambini passavano fra il 37,1% e il 60,2% del tempo in attività di motricità fine, con la scrittura vera e propria fra il 3,4% e il 18,0%. È tantissimo lavoro di dita, distribuito su ore.
Quindi: una mano che si stanca dopo mezz'ora di compiti è una mano normale. Una mano che fa male — non "è stanca", fa male — è un'altra cosa, e la trovi nella sezione delle bandiere rosse.
Quello che sta sotto la mano: tronco, spalla, avambraccio
Il ragionamento è intuitivo: per muovere bene le dita serve una base ferma, e la base sono bacino, tronco e spalla. Un bambino raggomitolato su una sedia troppo alta usa la spalla per tenersi su invece che per accompagnare la mano.
L'intuizione ha un fondo di verità, ma va ridimensionata. In uno studio su 278 bambini fra 3 e 11 anni, stabilità posturale in piedi e controllo manuale da seduti sono stati misurati con strumenti computerizzati in giornate diverse. La correlazione grezza era forte, ma buona parte dipendeva dal fatto che i più grandi vanno meglio in tutto: corretta per l'età restava significativa ma modesta, e la stabilità posturale spiegava fra l'1% e il 10% della variabilità nelle prove manuali.
Nella stessa direzione va uno studio italiano su bambini di 7-10 anni: nessuna relazione fra coordinazione motoria generale e scrittura, mentre le abilità visuo-spaziali erano legate a entrambe. Il bambino goffo non è automaticamente il bambino che scrive male.
Non vuol dire che la postazione non conti: è un intervento facile e a beneficio modesto, da fare perché costa poco, non perché risolve. Piedi appoggiati a terra o su una pedana, bacino in fondo alla seduta, avambraccio sul piano, foglio inclinato e tenuto fermo con l'altra mano. Le due misure che contano le abbiamo messe in fila in Scrivania e sedia per i compiti: cosa conta davvero.
Cosa si allena col gioco — e cosa non si allena
Qui la letteratura è meno generosa di quanto vorrebbero i cataloghi di giochi educativi. Il confronto più diretto è uno studio su 38 bambini di 6-11 anni con difficoltà di scrittura, assegnati a caso a pratica della scrittura, intervento sensomotorio o nessun intervento, per cinque settimane. Il gruppo della pratica è migliorato in modo moderato; quello sensomotorio è migliorato in alcune componenti ma è peggiorato nella scrittura; i controlli non sono cambiati. È uno studio piccolo e di vent'anni fa, ma è il confronto più pulito che abbiamo.
Le revisioni successive sono coerenti: quella del 2018 su 13 studi trova miglioramenti da piccoli a medi sulla leggibilità, prove miste sulla velocità e nessun programma superiore a un altro; quella sugli interventi per i 4-6 anni ha selezionato 7 studi su 785 senza trovare nemmeno uno studio randomizzato.
E la psicomotricità? Uno studio spagnolo del 2026 su 34 bambini di 5-6 anni, non randomizzato, ha confrontato sei settimane di lavoro psicomotorio con la normale routine scolastica: il gruppo attivo è migliorato in modo netto nella prestazione grafomotoria (3,14 punti di differenza, IC 95%: 1,68-4,59; Hedges' g = 1,48) e in tutte le prove motorie. Ma sulla scala compilata dagli insegnanti l'unico item che differiva alla fine era proprio l'impugnatura, e i due gruppi differivano già all'inizio su quello: sono gli autori a chiedere prudenza. Sulla leggibilità, niente. Ne parliamo in Psicomotricità: che cos'è e quando serve davvero.
Quindi, concretamente, cosa fare a casa:
- Scrivere e disegnare, poco e spesso. Cinque-dieci minuti al giorno valgono più di un'ora la domenica: liste della spesa, biglietti, fumetti, purché sia scrittura vera e non punizione.
- Lavorare in verticale. Foglio attaccato al muro, lavagna, cavalletto: il polso si mette in estensione da solo e la spalla lavora, senza che nessuno debba correggere niente.
- Caricare la mano nel gioco. Pasta modellabile dura, mollette, pinzette, forbici, costruzioni piccole: costruiscono forza e destrezza nel bambino piccolo. È la parte con le prove più deboli, te lo dico chiaramente, ma non toglie tempo a niente.
- Non trasformare la presa in un tema. Se lo correggi ogni volta che si siede, il messaggio che arriva non è "tieni così la penna", è "scrivere è la cosa che sbaglio".
- E se sei tu il ragazzo che legge: se la mano ti fa male e non solo si stanca, dillo. Non è una scusa: è un'informazione che serve a chi ti deve aiutare.
Bandiere rosse: quando la valutazione serve davvero
Fin qui ho passato l'articolo a rassicurarti. Questa sezione è l'opposto, e va letta con attenzione, perché sono i casi in cui aspettare non conviene.
- Dolore alla mano, al polso o all'avambraccio durante o dopo la scrittura. Non stanchezza: dolore. È il segnale più importante di tutto l'elenco.
- Fatica sproporzionata: non regge dieci minuti di scrittura che i compagni reggono senza problemi, e comincia a evitare i compiti scritti per non affrontarla.
- Grafia che peggiora da un quadrimestre all'altro invece di migliorare. La traiettoria normale è quella opposta, come vedi qui sotto.
- Difficoltà che resta identica alla fine della seconda elementare, con un insegnamento che è stato adeguato.
- Articolazioni molto lasse, con dolori diffusi anche fuori dalla mano e distorsioni frequenti. In una casistica di 125 bambini seguiti in un centro di terzo livello per l'ipermobilità articolare, il 40% riferiva difficoltà nei compiti di scrittura, con esordio dei sintomi in media a 6,2 anni e diagnosi a 9,0. È una casistica selezionata: dice che vale la pena pensarci quando ci sono altri segni di lassità, non che l'ipermobilità sia una causa frequente di brutta grafia.
- Dal pediatra subito, senza passare da noi, se il bambino perde abilità che aveva già, se compaiono tremore o debolezza vera, se la mano cambia insieme ad altri segni neurologici. Qui non si tratta di scrittura.
Sulla terza voce c'è un dato che disinnesca metà delle ansie di seconda elementare. Uno studio olandese ha somministrato due volte nello stesso anno scolastico un test standardizzato di scrittura a 169 bambini di seconda (7-8 anni) e 70 di terza (8-9): la quota di grafie disgrafiche è scesa dal 37% al 17% nel corso della seconda e si è stabilizzata al 6% in terza, e i bambini "a rischio" continuavano a migliorare. La regola pratica degli autori è la migliore che conosca: la grafia deve risultare disgrafica in modo costante nel tempo prima di decidere qualunque cosa. Una fotografia sola non è una diagnosi; due misure a mesi di distanza che dicono lo stesso, sì.
Disgrafia: chi la certifica (e perché non siamo noi)
Se il sospetto è quello di un disturbo specifico dell'apprendimento, il percorso è un altro. Si parla di disgrafia quando un bambino, nonostante un insegnamento adeguato, mostra un'abilità di scrittura non coerente con età e livello cognitivo: la definizione impone di escludere prima le spiegazioni più semplici, con test standardizzati, non guardando un quaderno.
C'è anche un motivo pratico per non fermarsi alla mano. In una casistica di 27 bambini dalla prima alla quinta valutati anche con prove oculomotorie, i quadri erano molto eterogenei: 26% difficoltà lievi che il test di scrittura non intercettava nemmeno, 33% moderate, 41% disgrafia conclamata — e in quest'ultimo gruppo comparivano disturbi oculomotori nel 55% dei casi. Sono pochi bambini già arrivati in un centro specialistico e non descrivono la popolazione generale, ma illustrano un principio: dietro una grafia difficile ci può essere la vista, l'attenzione o il linguaggio.
La certificazione la fa un'équipe — neuropsichiatra infantile, psicologo, logopedista, secondo i percorsi del servizio sanitario o di un centro accreditato. Un fisioterapista non la fa, e noi non la facciamo.
Cosa possiamo fare noi (e cosa no)
Il nostro pezzo è più piccolo e più concreto: la motricità fine e la postura di scrittura. Guardiamo come si siede, dove appoggia l'avambraccio, quanto preme sul foglio, se le dita si muovono o se il movimento arriva tutto dal polso, quanto regge prima che la qualità crolli, e se c'è dolore. Ti diciamo cosa cambiare, cosa allenare e — molto spesso — che quello che stai guardando è dentro la normalità. Se emerge altro, il nostro lavoro è indirizzarti, non trattenerti.
Con Ri-Hub Junior si parte da una prima visita gratuita di venti minuti in videochiamata con una fisioterapista specializzata in età evolutiva: ci fai vedere tuo figlio mentre scrive due righe alla sua scrivania, com'è di solito, e ne parliamo. Per i bambini fino ai 10 anni le sedute durano un'ora e costano 59,90 €; dagli 11 ai 18 anni vale la seduta standard da 29,90 €. Restiamo fuori dalle condizioni neurologiche e neuromuscolari complesse, che online non si trattano.
In tre righe
L'impugnatura non canonica, da sola, quasi mai spiega una brutta grafia: chi ha cercato la differenza su velocità e leggibilità non l'ha trovata, nemmeno dopo dieci minuti di scrittura continua. Contano di più la destrezza delle dita, una base stabile sotto la mano — che pesa meno di quanto si dica — e quanta scrittura vera il bambino fa. Si fa valutare quando compare dolore, quando la fatica è sproporzionata o quando la grafia peggiora invece di migliorare: negli altri casi la traiettoria normale è verso l'alto, e ha bisogno di tempo.
Fonti
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- Effect of pencil grasp on the speed and legibility of handwriting in children — American Journal of Occupational Therapy, 2012
- Effect of pencil grasp on the speed and legibility of handwriting after a 10-minute copy task in Grade 4 children — Australian Occupational Therapy Journal, 2012
- Writing forces associated with four pencil grasp patterns in grade 4 children — American Journal of Occupational Therapy, 2013
- Pencil grasp and children's handwriting legibility during different-length writing tasks — American Journal of Occupational Therapy, 2001
- Pencil grips, legibility, and speed of fourth-graders' writing in cursive — American Journal of Occupational Therapy, 2003
- A Scoping Review of Grasp and Handwriting Performance in School-Age Children — Physical & Occupational Therapy in Pediatrics, 2023
- Finger Dexterity and Pencil Grasp Patterns as Correlates of Handwriting Proficiency: A School-Based Cross-Sectional Analytical Study — Indian Pediatrics, 2026
- Handwriting Readiness among Digital Native Kindergarten Students — Physical & Occupational Therapy in Pediatrics, 2021
- The relationship between a child's postural stability and manual dexterity — Experimental Brain Research, 2014
- The role of general dynamic coordination in the handwriting skills of children — Frontiers in Psychology, 2015
- Fine Motor Activities in Elementary School Children: A Replication Study — American Journal of Occupational Therapy, 2020
- The effects of sensorimotor-based intervention versus therapeutic practice on improving handwriting performance in 6- to 11-year-old children — American Journal of Occupational Therapy, 2006
- Curriculum-Based Handwriting Programs: A Systematic Review With Effect Sizes — American Journal of Occupational Therapy, 2018
- A systematic review of occupational therapy intervention for handwriting skills in 4-6 year old children — Australian Occupational Therapy Journal, 2020
- Effect of a Psychomotor Intervention on Motor Competence, Graphomotor Performance and Writing Proficiency in 5- to 6-Year-Old Preschool Children — Children, 2026
- Handwriting development in grade 2 and grade 3 primary school children with normal, at risk, or dysgraphic characteristics — Research in Developmental Disabilities, 2011
- Exploratory Investigation of Handwriting Disorders in School-Aged Children from First to Fifth Grade — Children, 2023
- Disorder of written expression and dysgraphia: definition, diagnosis, and management — Translational Pediatrics, 2020
- Joint hypermobility syndrome in childhood. A not so benign multisystem disorder? — Rheumatology (Oxford), 2005
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.




