Te ne sei accorto da dietro. Corre verso lo scivolo e le punte dei piedi si girano l'una verso l'altra, come se cercassero di incontrarsi a metà strada. Oppure è il contrario: cammina da papero, con i piedi che puntano all'infuori. E adesso non riesci più a guardarlo camminare senza guardare quello.
Ti do subito la conclusione: nella grande maggioranza dei casi non è una deformità, è una variante normale della crescita, e a sistemarla è il tempo. Non i plantari, non le scarpe correttive, non gli esercizi.
Ma "aspetta e vedrai" è insopportabile detto così. Quindi ti spiego cosa stai aspettando, quanto dura, e le poche cose che meritano invece una visita vera.
La domanda giusta non è "quanto", è "da dove"
Un piede può puntare verso l'interno per tre motivi, a tre altezze diverse della gamba:
- il piede stesso, quando l'avampiede è deviato verso l'interno (il metatarso addotto);
- la tibia, quando l'osso della gamba è ruotato verso l'interno rispetto al ginocchio (la torsione tibiale interna);
- il femore, quando l'osso della coscia è ruotato in avanti al collo (l'antiversione femorale).
Capire quale delle tre è in gioco cambia tutto, perché hanno età e tempi di risoluzione diversi. E di regola non serve una radiografia: le immagini servono a escludere altro, non a orientarsi fra le varianti. Basta guardarlo camminare e correre scalzo, e guardare dove puntano le rotule. Se le ginocchia guardano dritte davanti e solo i piedi puntano dentro, la rotazione sta sotto il ginocchio; se anche le rotule si guardano fra loro, sta sopra.
Il quadro generale l'ha messo in fila uno studio classico su 1.000 arti inferiori normali di bambini e adulti, che ha fissato i valori di riferimento del profilo rotazionale, poi aggiornati da casistiche più recenti. La sua conclusione, scritta nel 1985, è la frase che ti serve: piedi in fuori nel lattante, torsione tibiale interna nel bambino che inizia a camminare e torsione femorale interna nel bambino piccolo sono gli estremi di un normale schema di sviluppo, e quasi sempre non richiedono alcun trattamento.
Il piede: il metatarso addotto
È la forma che si vede prima di tutte, spesso già in maternità: il bordo esterno del piede, invece di essere dritto, è a virgola, e l'avampiede è girato verso l'interno mentre il tallone è a posto.
Nasce dalla posizione nell'utero ed è la sede con i numeri più tranquillizzanti. Uno studio prospettico ha seguito 130 piedi in 83 bambini per una media di sette anni, senza trattarli: all'ultimo controllo l'86% era normale o solo lievemente deviato, e tutti erano completamente mobili; un altro 10% era ancora moderatamente deviato ma senza alcun sintomo; solo il 4% era rimasto deviato e rigido. Questi casi resistenti, dicono gli autori, non erano identificabili prima dei tre anni.
E gli esercizi di allungamento che a volte vengono consigliati ai genitori? Sono stati testati. In uno studio randomizzato su 94 piedi di neonati, assegnati per sorteggio a un programma di stretching fatto dai genitori oppure alla sola osservazione, non c'era differenza significativa nella percentuale di successo (p = 0,19) — anzi, nei piedi da moderati a gravi il gruppo trattato tendeva a fare peggio, pur senza che la differenza fosse significativa. Gli autori concludono di osservare fino ai 4-6 mesi e riservare il gesso correttivo ai piedi che resistono.
Un dettaglio utile: in uno studio prospettico durato 11 anni, tra i 25 neonati con metatarso addotto il rischio di displasia o instabilità dell'anca all'ecografia era di circa 1 su 25. Campione piccolo, dato da prendere con cautela — ma è il motivo per cui il pediatra guarda comunque le anche.

La tibia: la torsione tibiale interna
È la causa più comune nel bambino che inizia a camminare.
La spiegazione è meccanica e sorprendentemente semplice: la posizione fetale modella le ossa. Nell'utero il femore viene ruotato verso l'esterno e la tibia verso l'interno; questi effetti si risolvono spontaneamente durante l'infanzia, e solo dopo emergono le differenze individuali determinate dalla genetica. Quanto pesa questa sede? In uno studio storico, circa l'80% dei bambini sotto i 18 mesi che camminano con i piedi in dentro ha una torsione tibiale interna: è di gran lunga la spiegazione più frequente a quell'età, ed è anche quella che si risolve prima, spontaneamente, nei primi anni di vita. Nello stesso studio, però, già dopo i due anni la causa più frequente dei piedi in dentro diventava un'altra: l'antiversione del femore, in circa il 70% dei casi.
Se ti stai ancora chiedendo se le tappe arrivino nei tempi giusti, le finestre vere — larghissime — le trovi in Non gattona e non cammina: le finestre vere delle tappe motorie.
Il femore: l'antiversione femorale
Questa è la storia dei 4-6 anni, ed è quella che di solito porta i genitori a cercare online.
Il quadro è riconoscibile: le rotule si guardano fra loro, il bambino corre in modo un po' scomposto con i piedi che frullano all'infuori, si siede volentieri a W e ruota moltissimo l'anca verso l'interno quando lo sdrai a pancia in giù.
I numeri vengono da studi che hanno seguito con la TAC bambini portati a visita proprio per i piedi in dentro, senza trattarli. Su 200 arti di 100 bambini fra i 4 e i 10 anni, l'angolo di antiversione era più alto proprio nel gruppo dei 4-6 anni, e in quel gruppo scendeva in modo significativo al controllo successivo. In un secondo studio su 126 arti di 63 bambini seguiti per circa tre anni e mezzo, l'angolo medio è passato da 41,4° a 33,3°: una riduzione netta, più marcata nei bambini più piccoli e in quelli che partivano da valori più alti.
Qui va detta la parte scomoda, che quasi nessuno scrive: in quello studio la maggior parte dei bambini, pur migliorando, restava in una fascia di antiversione da moderata a severa. L'angolo scende — quasi sempre abbastanza perché nessuno se ne accorga più — ma non tutti tornano alla media. E su 501 bambini danesi fra i 6 e i 17 anni la discesa con l'età c'è ed è statisticamente significativa, ma non clinicamente rilevante: dopo i sette anni i valori restano sostanzialmente stabili.
Tradotto: il grosso del lavoro la crescita lo fa entro l'età scolare. Se a nove anni la rotazione è ancora ben visibile, aspettare altri cinque anni non è più una strategia — è il momento di farlo guardare, non per operarlo, ma per sapere dove sta.
E se invece cammina con i piedi in fuori?
Stessa logica, tre sedi, età diverse. Nei primi mesi la causa più frequente non è nell'osso ma nei tessuti molli: una contrattura in extrarotazione dell'anca, residuo della posizione fetale. Si riduce con la crescita, tanto che risultava presente in meno del 5% dei bambini sopra i 18 mesi. E finché c'è, quella contrattura nasconde un'eventuale antiversione del femore, che si vede solo dopo — motivo per cui capita di avere un bambino con i piedi in fuori a un anno e con i piedi in dentro a tre. Non è peggiorato: si è scoperto.
Nel bambino più grande i piedi in fuori vengono da una torsione esterna della tibia, molto più raramente da una retroversione del femore (nello studio citato non ne è stato trovato nessun caso clinicamente evidente), oppure da un piede piatto flessibile che ruota l'appoggio verso l'esterno: su quest'ultimo il discorso è più ampio e lo trovi in Piede piatto nel bambino: quando serve davvero fare qualcosa.
Un'eccezione da tenere a mente nel ragazzo più grande: se il piede ruotato in fuori compare fra gli 8 e i 15 anni e si accompagna a zoppia e a dolore ad anca, inguine, coscia o ginocchio, non è una variante di crescita e non si aspetta. È il caso che trovi più avanti, fra i segnali che meritano l'ortopedico.
Il calendario, in una tabella
| Età | Sede più probabile | Che cosa succede di solito |
|---|---|---|
| 0–12 mesi | piede (metatarso addotto) o anca | il piede si raddrizza da solo quasi sempre; la contrattura dell'anca si scioglie |
| 1–2 anni | tibia (in dentro) | è la fase dei primi passi: si riduce mentre cammina e corre |
| 2–3 anni | tibia, ma il femore inizia a prevalere | la contrattura dell'anca si è sciolta e l'antiversione del femore diventa visibile |
| 4–6 anni | femore (in dentro) | è il periodo in cui si nota di più, poi l'angolo cala |
| 7 anni in su | quello che è rimasto | i cambiamenti spontanei rallentano molto |
Il "sedersi a W": cosa dicono davvero le prove
Poco. E questo è già di per sé un'informazione.
Il consiglio di correggere la posizione a W circola ovunque, quasi sempre senza una fonte. Quando è stato messo alla prova, il risultato è stato questo. Uno studio prospettico su 104 bambini e 196 anche, tutti con radiografia del bacino, ha confrontato chi si sedeva a W (il 46% riferiva di farlo o di averlo fatto) con chi no. La displasia dell'anca risultava nel 9% dei primi e nel 10% dei secondi: nessuna differenza, nemmeno distinguendo fra chi si sedeva così per scelta, chi lo faceva senza preferirlo e chi lo faceva solo in passato. Una revisione del 2021 sui miti dell'ortopedia pediatrica va oltre: non esistono prove scientifiche che il sedersi a W porti a contratture, lussazioni dell'anca o deficit funzionali.
Due onestà. La prima: quella casistica era fatta di bambini seguiti in un ospedale pediatrico di terzo livello, non presi a caso per strada. La seconda: che il sedersi a W causi l'antiversione femorale non l'ha dimostrato nessuno, e la lettura più accreditata è l'opposto — i bambini con antiversione si siedono a W perché per loro quella è la posizione comoda, come scrive anche la revisione per i medici di famiglia del 2017. Se è così, toglierla non cambia l'osso, e ti costa dieci correzioni al giorno. Se ti dà comunque fastidio, proponi altre posizioni quando ci pensi, senza farne una battaglia.
Plantari, tutori, scarpe correttive
Qui la letteratura è vecchia, chiara e molto poco commerciale. Già nel 1976 uno studio misurò l'effetto immediato delle modifiche della scarpa sull'angolo del passo: i cunei non avevano alcun effetto clinicamente significativo, e il tacco a torsione, il più efficace del gruppo, correggeva solo un quarto della rotazione apparente durante il cammino.
Una revisione sistematica del 2012 ha cercato tutto quello che esisteva sul trattamento non chirurgico dei piedi in dentro e ha trovato cinque soli studi, tutti di livello IV e di qualità variabile: le placche di deviazione del passo, le scarpe standardizzate e i plantari con estensione a placca miglioravano l'aspetto del passo in modo statisticamente significativo, mentre cunei, tacchi a torsione e stecche non riducevano nulla. Gli autori stessi concludono che le prove sono limitate e vanno prese con cautela. La revisione per i medici di famiglia americani, aggiornata nel 2025, dice che le prove a supporto di plantari o tutori sono minime; la revisione sui miti aggiunge che fisioterapia, plantari e tutori non si sono dimostrati efficaci su queste varianti.
C'è uno studio che sembra dire il contrario, ed è giusto citarlo: su 51 bambini con piedi in dentro che cadevano spesso, un plantare con cuneo mediale è stato giudicato efficace nell'80,8% dei casi. Ma quel giudizio era un punteggio riferito da bambini e genitori, lo studio era retrospettivo e il gruppo di confronto contava sette bambini sani: impossibile separare l'effetto del plantare da quello della crescita.
La sintesi onesta: un plantare può cambiare l'aspetto del passo mentre il bambino lo indossa. Non ruota l'osso, e non ha mai dimostrato di accorciare i tempi.
"Ma inciampa e cade in continuazione"
È il motivo per cui molti genitori chiedono aiuto, ed è legittimo: non è estetica, è funzione. Uno studio del 2024 su 30 bambini con piedi in dentro da torsione tibiale ha trovato che l'angolo del piede si accompagna a un carico diverso su avampiede e tallone, e — dato più interessante — che i bambini compensano da soli, mantenendo un cammino simmetrico. Quella capacità di autoregolarsi, scrivono gli autori, comincia a cedere quando la rotazione si fa più marcata. Attenzione a non chiedere a questo studio più di quello che dice: ha guardato pressioni e simmetria del passo, non ha misurato le cadute. Resta però una ragione per prendere sul serio il "cade sempre" invece di liquidarlo.
Attenzione però: cadere spesso non è un sintomo specifico dei piedi in dentro. Coordinazione, equilibrio, vista, forza e semplice età contano almeno altrettanto. Il quadro completo è in Bambino che cade spesso: quando è normale e quando no.
E da grande? Artrosi, dolore, sport
La paura di fondo, quella che nessuno dice ad alta voce, è: gli rovinerà le anche o le ginocchia? La risposta migliore che abbiamo viene da una collezione osteologica di 1.158 tibie e femori adulti, in cui torsione tibiale e antiversione femorale sono state misurate direttamente sull'osso e confrontate con il grado di artrosi di anca e ginocchio. Risultato: nessuna delle due era un predittore indipendente di artrosi, e gli autori scrivono esplicitamente che i genitori di bambini asintomatici possono essere rassicurati.
Uno studio più recente aggiunge una sfumatura. Sono stati richiamati 58 adulti mai trattati che da bambini avevano un'antiversione femorale di almeno 30°, età media 46 anni, confrontati con 24 controlli sani: riferivano più dolore all'anca e più limitazioni in sport e qualità di vita, mentre sul ginocchio l'unica differenza riguardava i sintomi. Ma un solo paziente su 58 aveva un'artrosi dell'anca, e gli autori concludono che le limitazioni erano da piccole a moderate, tali da non modificare le indicazioni oggi molto restrittive alla chirurgia nei bambini.
E c'è un dato che ribalta la prospettiva: confrontando 50 velocisti di scuola superiore con 50 coetanei, i velocisti avevano un angolo coscia-piede significativamente più basso — più tendente all'interno — e più spesso correvano con i piedi in dentro. Non vuol dire che i piedi in dentro rendano veloci: vuol dire che, entro il range normale, quella rotazione non è un difetto da correggere per fare sport.
Le poche situazioni che meritano l'ortopedico
Fin qui il messaggio è rassicurante, e deve esserlo. Ma ci sono segnali che meritano una valutazione vera, pochi e riconoscibili:
- Asimmetria netta fra i due lati. È il più importante. In una casistica di 1.319 bambini sani non c'era differenza significativa fra destra e sinistra né per la torsione tibiale né per l'antiversione femorale: da una variante normale non ci si aspetta un divario fra i due lati.
- Dolore. Le varianti rotazionali fisiologiche non fanno male.
- Un ragazzo fra gli 8 e i 15 anni che zoppica e ha male all'anca, all'inguine, alla coscia o al ginocchio, magari camminando con un piede ruotato in fuori. Qui non si aspetta: a quell'età va escluso lo scivolamento della testa del femore (epifisiolisi), il disturbo dell'anca più comune dell'adolescenza e una delle diagnosi più spesso mancate nei bambini. Si conferma con una radiografia di entrambe le anche. Il dolore è spesso mal localizzato e a volte si sente solo al ginocchio: è il motivo per cui sfugge.
- Peggioramento nel tempo invece del lento miglioramento atteso per l'età.
- Inciampa sempre nello stesso modo, o cade in modo sproporzionato rispetto ai coetanei.
- Un piede rigido, che non si raddrizza nemmeno accompagnandolo con le dita.
- Ritardo o perdita di abilità motorie, tono troppo rigido o troppo molle, storia perinatale complicata.
- Misure fuori norma per l'età: l'indicazione formale è inviare il bambino quando i valori superano le due deviazioni standard dalla norma, quando c'è dolore o quando la funzione è compromessa.
Sulla chirurgia, per chiudere il cerchio: è rara, riservata a bambini oltre gli otto anni con deformità gravi che causano una disfunzione reale. Non è dietro l'angolo, e usarla come spauracchio per vendere un plantare è scorretto.
Un'ultima cosa: in uno studio su 48 genitori arrivati a visita per i piedi in dentro del figlio, dopo il colloquio con lo specialista l'ansia scendeva e la comprensione aumentava in modo netto, e chi restava ansioso era proprio chi dichiarava di voler cercare altre cure. Capire cosa sta succedendo è, misurabilmente, la parte terapeutica.
Cosa può fare un fisioterapista (e cosa no)
Diciamolo chiaramente, anche se va contro il nostro interesse: nella maggior parte di questi bambini non serve nessuna terapia. Nessun esercizio ha mai dimostrato di ruotare un femore o una tibia, e chi te lo promette sta vendendo qualcos'altro. Quello che serve, quasi sempre, è qualcuno che lo guardi camminare e correre e ti dica da dove viene la rotazione, se è nel range normale per la sua età e se c'è qualcosa di asimmetrico: trasformare "boh, speriamo passi" in "so cosa sto guardando e cosa controllare fra sei mesi".
Si fa benissimo in videochiamata: basta vederlo muoversi scalzo nel corridoio di casa, e guardare come si siede e come si sdraia. Con Ri-Hub Junior si parte da una prima visita gratuita di venti minuti con una fisioterapista specializzata in età evolutiva: lo filmi mentre cammina, lo guardiamo insieme e ti diciamo che cosa stiamo vedendo. Fino ai 10 anni le sedute durano un'ora e costano 59,90 €; dagli 11 anni in su vale la seduta standard da 29,90 €.
E dove serve un ortopedico pediatrico o un neurologo te lo diciamo subito: le condizioni neurologiche e neuromuscolari complesse non le trattiamo online, richiedono valutazioni in presenza e centri specializzati.
Se invece quello che ti colpisce è che cammina sulle punte, il discorso è diverso e i numeri li trovi in Bambino che cammina sulle punte: quando preoccuparsi davvero.
Fonti
- Lower-extremity rotational problems in children. Normal values to guide management — Journal of Bone and Joint Surgery (Am), 1985
- Rotational profile of the lower limb in 1319 healthy children — Gait & Posture, 2008
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- Lower Extremity Abnormalities in Children — American Family Physician, 2017
- Pediatric orthopedic mythbusters: the truth about flexible flatfeet, tibial and femoral torsion, W-sitting, and idiopathic toe-walking — Current Opinion in Pediatrics, 2021
- Slipped Capital Femoral Epiphysis: Diagnosis and Management — American Family Physician, 2017
- Minimal Out-Toeing and Good Hip Scores of Severe SCFE Patients Treated With Modified Dunn Procedure and Contralateral Prophylactic Pinning at Minimal 5-year Follow up — Journal of Pediatric Orthopaedics, 2022
- Hip Dysplasia Is Not More Common in W-Sitters — Clinical Pediatrics, 2020
- The natural history of hooked forefoot — Journal of Bone and Joint Surgery (Br), 1978
- Does the parental stretching programs improve metatarsus adductus in newborns? — Journal of Orthopaedic Surgery, 2017
- Neonatal foot deformities and their relationship to developmental dysplasia of the hip: an 11-year prospective, longitudinal observational study — Journal of Bone and Joint Surgery (Br), 2009
- External rotation contracture of the extended hip. A common phenomenon of infancy obscuring femoral neck anteversion and the most frequent cause of out-toeing gait in children — Clinical Orthopaedics and Related Research, 1975
- Change of Femoral Anteversion Angle in Children With Intoeing Gait Measured by Three-Dimensional Computed Tomography Reconstruction: One-Year Follow-Up Study — Annals of Rehabilitation Medicine, 2018
- Change of Femoral Anteversion Angle in Children With Intoeing Gait Measured by Three-Dimensional Computed Tomography Reconstruction: 3-Year Follow-Up Study — Annals of Rehabilitation Medicine, 2023
- Angular alignment, rotational profile, and joint range of motion in the lower limb of typically developing children from 7-16 years of age — Acta Orthopaedica, 2025
- The effectiveness of shoe modifications for intoeing — Orthopedic Clinics of North America, 1976
- Non-surgical management of a pediatric "intoed" gait pattern — a systematic review of the current best evidence — Journal of Multidisciplinary Healthcare, 2012
- Effectiveness of medial-wedge insoles for children with intoeing gait who fall easily — Turkish Journal of Physical Medicine and Rehabilitation, 2019
- Impact of foot progression angle on spatiotemporal and plantar loading pattern in intoeing children during gait — Scientific Reports, 2024
- Femoral Version and Tibial Torsion are Not Associated With Hip or Knee Arthritis in a Large Osteological Collection — Journal of Pediatric Orthopaedics, 2017
- Long-Term Outcome of Idiopathic Increased Femoral Anteversion in 58 Untreated Individuals at a Mean Age of 46.2 Years — Journal of Pediatric Orthopaedics, 2026
- Sprinting and intoeing — Journal of Pediatric Orthopaedics, 1996
- Parental understanding of intoeing gait — A preliminary study — The Foot, 2019
Ultima verifica delle fonti: settembre 2026.




